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Eroica Fenice

Il tempo degli amaranti di Antonio Mocciola

Il tempo degli amaranti, edito da Milena Edizioni e scritto da Antonio Mocciola, è un libro che si legge tutto d’un fiato, tutto in una notte; un libro dolce, struggente che, nella sua linearità narrativa, fa riflettere il lettore su temi difficili da affrontare alla leggera. Eppure, Mocciola ce la fa e, delicatamente, ci porta per mano a seguire il filo della sua narrazione e delle vite delle sue creature.

Questo romanzo racchiude, nelle sue 108 pagine, storie di uomini e di donne che si intrecciano senza sosta sullo sfondo della Napoli degli anni ’50, Piazza Carlo III quando ancora da lì partivano i treni diretti a Piedimonte Matese, l’Orto Botanico con i suoi baobab e, soprattutto i suoi amaranti, simbolo dell’amore eterno e imperituro. Il tempo degli amaranti ci riconduce ad un’epoca in cui tutto era apparentemente semplice, ogni cosa era bianca o nera. Anche l’amore. In questa Napoli, così come nel resto del mondo, l’amore tra uomo e donna era l’unico possibile e se, malauguratamente, ci si accorgeva di non essere tagliati per questo tipo di relazione, allora avevi due possibilità: vivere nella menzogna o avere il coraggio di accettarti,  anche se questo voleva dire dover diventare un reietto, un dimenticato. Lo sanno bene i due protagonisti maschili del romanzo, Alberto ed Emanuele, un padre e un figlio che, pur non essendosi quasi conosciuti, sono legati a doppio filo da un destino che li vuole diversi e sperduti in una società che non li accetta.

Alberto, padre amorevole e marito dolce, ha abbandonato la sua famiglia per amore di un altro uomo. Non ha potuto vedere suo figlio crescere, non è invecchiato accanto a sua moglie, né accanto al suo giovane amante. Anni dopo Emanuele vivrà le stesse esperienze paterne, perso in una doppia vita, diviso tra la rispettabile facciata di padre e marito e la sua vera natura, che trova libero sfogo in avventure clandestine, di una sola notte, che saziano per qualche attimo la sua fame d’amore, di amore vero. Attraverso i pensieri e le parole di questi due uomini e delle loro compagne di vita, Antonio Mocciola descrive una storia di vergogna, di esclusione, di diversità e, soprattutto, di amore.

Nonostante la sua semplicità, o forse proprio grazie ad essa,  Il tempo degli amaranti permette di vedere il mondo attraverso gli occhi di chi è considerato “sbagliato” e deve lottare quotidianamente contro sé stesso e contro il contesto in cui vive. Pur essendo ambientato in un periodo relativamente lontano, Il tempo degli amaranti racchiude in sé una verità che ancora attuale: i suoi personaggi erano schiavi di una società bigotta e chiusa, come lo è, purtroppo, ancora la nostra. Ancora nel 2016 sono tanti gli Alberto e gli Emanuele costretti a nascondere la propria sessualità dietro un velo di perbenismo che vuole vedere l’amore solo nella relazione tra sessi opposti. E invece, come ci mostra il romanzo, l’amore è unico, non ha forma, non ha sesso. E’ amore e basta.

Il tempo degli amaranti: l’autore

Nato a Napoli nel 1973, Antonio Mocciola collabora con il magazine meridionalista “Il Brigante”, ricoprendo il ruolo di capo-redattore. Giornalista pubblicista, si interessa principalmente di musica e spettacolo.
Conduttore e autore radiotelevisivo, cura e firma i booklet dei cd di Giuni Russo “The complete collection” e “Cercati in me”, nonché del dvd di Franco Battiato, “La sua figura”, dedicato alla cantante, e che contiene il monologo teatrale scritto dallo stesso Mocciola con M.A Sisini e portato in scena da Piera Degli Esposti a Torino al Festival Internazionale del Cinema Tglff. Esordisce nel panorama letterario pubblicando la raccolta di racconti “Quattordici tracce di amore disperso”, che vince la rassegna “La Libreria degli Inediti”. Nel 2008 pubblica “La sottrazione”, naturale prosecuzione del lavoro precedente. Nel 2010 pubblica “Le vie nascoste”, viaggio tra i borghi scomparsi d’Italia, che in pochi mesi “sfonda” il tetto delle tremila copie e appare su tutti i più importanti media nazionali diventando un piccolo “caso editoriale” ed inaugurando la moda del “necroturismo”, ovvero il viaggio nelle ghost-town del ‘900. Nel 2013 torna alla narrativa, pubblicando la raccolta “Latte di iena”. Nel 2014 diventa vice-direttore del magazine “Corriere spettacolo”. A fine anno esce “Le belle addormentate”, un altro viaggio nell’Italia dimenticata, per la Betelgeuse editore. Nel 2015, con Gianmarco Cesario, scrive lo spettacolo teatrale “Gli amici se ne vanno”, sulla vita di Umberto Bindi, interpretato da Massimo Masiello. Nello stesso anno è tra gli autori del libro “Caro Misantropo”, scritti e saggi su Manlio Sgalambro. Nel 2016 mette in scena “Sottozero – morte e rinascita di un uomo in gabbia”, spettacolo teatrale scritto con Sandro Dionisio e Pietro Ioia e interpretato da quest’ultimo con Ivan Boragine.

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