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Eroica Fenice

Teste matte. Storie di criminalità e riscatto

Napoli è un paradiso abitato da diavoli.

Benedetto Croce.

Le macchine scorrono, veloci e senza fine. I cinque bambini sono fermi sul ciglio del marciapiede, osservano di sbieco il semaforo. E’ verde. Aspettano. Hanno paura, ma sono bambini coraggiosi. Le due cose non sono in contraddizione. A Napoli li chiamano scugnizzi: sono cresciuti per strada, sfuggendo ai genitori, quando ci sono, e alle regole. Non hanno né cibo né soldi, ma possiedono l’abilità unica di procurarseli miezz’a via. Vivono di gente distratta, la signora che cammina con la borsa un po’ aperta, l’uomo che scende dalla macchina per comprare il giornale dimenticando lo sportello socchiuso. I loro occhi sono piccole telecamere che scrutano tutto, alla ricerca delle mille occasioni che la strada nasconde.

Napoli. Quartieri Spagnoli, paradiso della criminalità negli anni Ottanta.

In un dedalo di vicoli, in cui il sole non batte mai, vivono Sasà e Totò, due cugini nelle cui vene scorre lo stesso sangue e lo stesso destino fatto di scippi e dell’arte di arrangiarsi. Nati in un contesto che nega il diritto di essere bambini troppo a lungo, nove anni e già orfani di innocenza. Non ci sono banchi di scuola per loro, ma la strada e le opportunità che questa offre. Piccoli, eppure già grandi. È forte questo bambino che già si porta sulle spalle il mondo, si legge fin dalle prime pagine del feroce romanzo Teste matte, edito da Chiarelettere, e scritto a quattro mani da Guido Lombardi, regista, e Salvatore Striano, la cui storia ha con quella di Sasà molto in comune. Un romanzo che racconta esistenze dannate, realtà passate e ancora tragicamente presenti.

Sasà è il protagonista di questo magmatico fiume di parole, che ribolle negli occhi e nel cuore di chi legge. Sasà e la madre Carmela, che prova a fermare quel figlio che cresce troppo in fretta. Che, attanagliata dalla paura, vorrebbe rimetterlo di nuovo nella fessa per non farlo uscire più. Sasà, che a sette anni vende sigarette, a dodici procura clienti alle puttane, a quattordici spaccia hashish e si specializza in Rolex. A volte si distrae e si ricorda di essere un bambino. Ma subito si riprende: ora è di nuovo un mariuolo che ha un piano da eseguire. Sasà e il cugino Totò. Insieme, artisti del furto.

In un contesto che non offre scelta, dove non c’è spazio per la paura, la malavita è accolta come occasione. E così Sasà si trova di fronte a una scelta paradossale: entrare nella camorra per difendersi dalla camorra. Sedici anni, una moto, una pistola nelle mutande e una vita vissuta a mille, in cui non si può più tornare indietro. Con una domanda che gli torna spesso in mente: si nasce in quel modo o ci si diventa? L’incontro con Rummenigge, un trafficante di droga e Cheguevara, un criminale dallo spirito rivoluzionario, cambia irreparabilmente la vita dei due cugini, trascinandoli in un vortice di sangue e morte. In una realtà in cui verità e menzogna sono la stessa cosa, nessuna delle due conta più dell’altra, conta solo da che parte stare. Insieme combatteranno contro il boss dei Quartieri Spagnoli, ‘o Profeta, dando vita alla prima vera scissione nella storia della camorra napoletana, firmata Teste matte, guagliuncielli così pazzi da sfidare tutti i clan di Napoli. Talmente matti da attraversare tutta Napoli armati e dettare legge ovunque si trovino. E così la paura diventa prepotenza, l’incoscienza diventa guapperia e la disobbedienza diventa guerra.

Teste matte racconta questa guerra di camorra, storie di agguati, tradimenti e uccisioni.

Racconta i Quartieri, una Napoli avvelenata da un cancro inguaribile. Ma non è un libro di denuncia, il romanzo si chiude con la nuova vita di Sasà, che da quell’abisso riesce a risalire. Sarà il carcere a salvargli la vita, il carcere da cui partirà con il suo amore Monica, su un aereo, alla volta di una nuova vita. Sotto di loro, una Napoli in miniatura. E in mezzo a quel miscuglio di tetti rossi, gialli e verdi sempre più piccoli, ci sono pure i Quartieri Spagnoli, con le loro piazzette, i loro vicoli e campanili. Con i loro mariuoli, i loro poveri, i loro camorristi. Tutti piccoli piccoli e lontani. E così la paura diventa speranza, il presente diventa futuro e possibilità di riscatto.

Nel 2013, Guido Lombardi scrive, con Gaetano Di VaioNon mi avrete mai.

 

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