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Eroica Fenice

Troilo e Cressida al Diffusione Teatro

La sala è buia. Una luce fievole scopre il già seminudo corpo degli attori. Lo spettacolo ha inizio. La tragedia di Troilo e Cressida rivive, ma in modo diverso, nuovo, “straniato”.
Al di là della celeberrima storia che ha per sfondo Troia e come protagonisti i due giovani Troilo e Cressida, uniti da un amore sfortunato, la versione dello spettacolo redatta e messa in scena dal Collettivo teatrale LunAzione, presso il centro Diffusione teatro di Torre Annunziata, rimanda ad una molteplicità d’interpretazioni tematiche, difficilmente ascrivibili ad un singolo ed agglomerante criterio di valutazione. Appare necessario, quindi, “scardinarlo” ed analizzarlo, seppur sommariamente, nei singoli fattori che lo compongono. Partiamo dal titolo: Troilo e Cressida. Storia tragicomica di eroi e buffoni.
Che detta opera non sia una tragedia perfetta è cosa nota, ma l’aspetto interessante è localizzabile in questa evidenziazione dell’aspetto buffonesco. C’è nell’adattamento una particolare attenzione non solo al tono buffonesco, appunto, ma al personaggio del buffo, del giullare che, nel corso dell’intera rappresentazione, ha una funzione talvolta anche di commento della vicenda, oltre che di interprete della stessa, con continui a-parte quasi iconoclastici e certamente ridanciani; questi  non sfociano mai in monologo interiore, a differenza degli altri personaggi che sembrano talvolta perdersi nel turbinio delle passioni e dei sentimenti strettamente umani che, quasi racinianamente, travolgono gli stessi.

La poliedricità degli attori del Collettivo teatrale LunAzione anima letteralmente l’azione col sudore della loro carne e col sangue fittizio che delinea i mutamenti in scena, in una diamesica attoriale che, talvolta, brechtianamente, si strania al punto che l’attore viene travolto dal testo che, in certi momenti, non ha la giusta evidenza che meriterebbe. E in un’ottica registica certamente essenziale e minimalista, tesa a sfrondare il campo dal superfluo narrativo e scenografico, s’instaura la scelta musicale, certamente indovinata e pertinente. Musiche di tutti tempi che assurgono a strumento drammaturgico (la lezione di Brecht è certamente incidente!), a commento e non semplicisticamente a mezzo per “colmare” vuoti scenici. Una musica, quindi, che oltre a supportare l’acme dell’azione, ha una precisa funzione straniante, tesa a veicolare nel cuore e nella mente del pubblico la moltitudine di passioni e bassezze, invidie e amori che lo spettacolo propone.
Ed anche mediante uno snodo semi coreutico, il corpo degli attori patisce, per primo, la fatica per sostenere, sorreggere e inevitabilmente soccombere alle più antitetiche e tremendamente umani passioni: l’amore e la guerra.
Uno spettacolo altamente interessante, quindi, che riporta al centro una discussione sulla teatralità, propugnatrice dell’idea che il teatro può vivere ovunque e comunque, oltre gli spazi convenzionali. Oltre la crisi.

Tra dolore e buffonerie: Troilo e Cressida al Diffusione Teatro –