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Eroica Fenice

Una specie di felicità di Francesco Carofiglio

“Una specie di felicità” di Francesco Carofiglio racconta la storia di Giulio, quarantenne stereotipato che si può riconoscere in base a caratteristiche ben precise: realizzato dal punto di vista lavorativo ma frustrato nella vita privata. Con un matrimonio alle spalle naufragato prima ancora di salpare, dove forse sono stati i silenzi e la poca voglia di lottare a scrivere la parola fine alla storia d’amore, dove forse Giulio si è dimostrato solo un padre, un padre che sembra aver imparato la paternità da un manuale.

Lo capiamo quando dimentica di andare a prendere il figlio a scuola, quando non riesce ad aprire con lui un canale di comunicazione, oppure quando durante il poco tempo che dovrebbero passare insieme, entra in scena un ingombrante silenzio, e tutto ciò che riescono a scambiarsi padre e figlio sono solo poche parole.

Le parole sono ancora più poche con la figlia maggiore, quella che li ha spinti a sposarsi in fretta e furia, e che spesso diventa motivo di rammarico durante i litigi tra marito e moglie. Ma i figli lo sanno, lo sentono, quando sono un peso per i genitori. E infatti lei lo sa, lo sente, ed è per questo che sale con lui in macchina e con poca voglia, senza troppi convenevoli, spera che il tempo voli e che a nessuno venga voglia di improvvisare una conversazione su cose che non siano essenzialmente superficiali. Con le cuffiette nelle orecchie e la ribellione nello sguardo, la figlia gli darà filo da torcere, e lui, ancora una volta, si dimostrerà incapace di fronteggiare il crollo.

Quando le anime sole si incontrano

Ma Giulio sta ancora facendo i conti con la sofferenza per la morte del padre, con le lacrime agli occhi guarda proprio una sua vecchia foto di cui ignorava l’esistenza e forse, in fondo, spera di non finire come lui. Lo spera e si interroga su ciò che accadrà, in un albergo, vicino a lui c’è anche Chiara. Un’anima sola, anche lei, un’anima nera che rifiuta l’amore ma che ne ha bisogno per sopravvivere. Chiara, però, lo vede ancora un futuro per cui lottare. Giulio, invece, non ha più l’opportunità di lottare. La sua occasione l’ha persa ormai, ed è ora di fare i conti con se stessi, quelli più difficili.

L’unica cosa che rimane stabile nella sua vita è la sua professione, anche quando incontra il suo vecchio professore dell’università e ne diventa psicoterapeuta per aiutarlo a dimenticare, a fare chiarezza su un torbido passato. L’allievo e il maestro, due volte a settimana e alla stessa ora, dovranno avere a che fare con un duello silenzioso in cui le domande hanno come risposa altre domande, in cui ognuno, nelle domande dell’altro, cercherà di trovare le sue più intime risposte.

“Una specie di felicità” di Carofiglio è un libro sulla vita

Una specie di felicità (ed. Edizioni Piemme) è un romanzo che riduce lo spazio della narrazione, e si presenta ricco di dialoghi pacati e grigi, in cui il tempo sembra dilatarsi per poi perdere la sua bussola. Un libro in cui la poeticità non manca, e non manca neanche quella sensazione spiacevole e scomoda che ci ricorda che Giulio non è altro che tutti noi. Tutti noi siamo un Giulio, un uomo comune, umano. Il romanzo con cui Carofiglio torna alla ribalta lascia decisamente il segno con tutte quelle cose dette e non dette, fatte, ma soprattutto non fatte, dove si va e si torna, si va via e non si torna più. Un libro sulla vita.