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Eroica Fenice

Recensione di “Una vita tranquilla” (Claudio Cupellini)

Il film narra di un napoletano sui cinquant’anni “Rosario Russo” (in una notevole interpretazione di Toni Servillo) trasferitosi in Germania da 15 anni, l’uomo gestisce un ristorante e vive con la propria famiglia, la moglie tedesca di nome Renate ed il figlio avuto con lei Mathias.

La sua vita scorre tranquilla fino a quando una visita inaspettata “due giovani napoletani” Diego ed Edoardo risvegliano il suo passato sconvolgendo i ritmi della sua vita.

I due giovani si rivelano di li a poco due malavitosi in viaggio per la Germania solo per regolare i conti con una persona, il loro lavoro consiste nella sua eliminazione fisica.

Uno dei due loschi individui, si rivela il figlio di Rosario, e la sua presenza richiedeva copertura ed appoggio da parte del padre con cui aveva perso ogni contatto prima che si rifacesse una vita all’estero e quando era parte integrante del sistema malavitoso napoletano.

ELEMENTI NARRATIVI

le sequenze principali non sono lunghe, ma con almeno un campo lungo come quello iniziale dove Rosario è seguito dalla macchina da presa in una serie di spostamenti all’interno dell’albergo/ristorante con un inframmezzarsi di sequenze brevi (il viaggio verso la Germania di Diego ed Edoardo) che nel contesto sono forti ed incisive per la drammaticità degli argomenti trattati nel film in questione.

Lo spazio e l’ambientazione riguardano sopratutto scenari desolati e boschivi nei dintorni di una cittadina tedesca tranquilla dove apparentemente non accade nulla di nuovo nulla che può mutare il trascorrere di una vita abitudinaria quella di Rosario un italiano che vive la sua vita all’interno di un guscio che si è creato in un altro paese così diverso come la Germania.

La base musicale di tipo strumentale è ridotta al minimo, presente solo in un paio di sequenze , invece notiamo l’assenza di flashback e frequenze che rendono la narrazione monolitica e fortemente interpretativa nei ruoli.

La storia inizialmente narra di due contesti diversi: due giovani napoletani all’interno di un albergo italiano che dopo un attentato si mettono in viaggio verso la Germania incaricati da un organizzazione malavitosa di uccidere un tedesco che operava per lo smaltimento dei rifiuti per Napoli; e un uomo, “Rosario” che gestisce un albergo/ristorante in una tranquilla cittadina tedesca.

Uno dei due giovani “Diego” si farà garante verso l’altro Edoardo (figlio di un boss malavitoso) di trovare appoggio da Rosario per poi da li compiere l’omicidio commissionato, una volta giunti in Germania si presentano da Rosario che riconosce il figlio nel bel mezzo di una cena, il tempo si ferma per un istante interminabile in quanto Rosario è consapevole che nulla sarà più come prima, e che qualcosa sta rompendo gli equilibri irrimediabilmente, da quel momento il personaggio Rosario cambia in modo evidente, il personaggio diventa scontroso, ombroso e taciturno portando il segreto in se nei riguardi della moglie che si preoccupa solo di eventuali tradimenti perché all’oscuro della precedente vita del marito e della vera identità di Diego come figlio , di quando era parte integrante ed omicida per la malavita napoletana.

Rosario comincia con il trascurare il figlio avuto in Germania con Renate “ Mathias” per dedicarsi esclusivamente a Diego, ma sopratutto a comprendere le motivazioni che lo hanno spinto a cercarlo, verrà a scoprire la verità solo dopo averlo pedinato assistendo all’omicidio da parte di Edoardo nei riguardi di un uomo scomodo alla camorra, il delitto avrebbe dovuto compierlo Diego poi rimasto impietrito alla vista del padre, da li scatta l’odio verso “Edoardo”, che nel frattempo ha avuto una relazione coinvolgente con la cameriera dell’albergo. Edoardo viene visto da Rosario come un personaggio da eliminare perché da ostacolo per un recupero sociale del figlio ritrovato, ma anche perché ormai riconosciuto della sua vera identità nascosta, consapevole di non poter tornare indietro Rosario decide per una risoluzione drastica, ammazzare Edoardo (che nel frattempo ha scoperto la sua vera identità sotto altro nome) e far sparire il corpo con la complicità forzata del figlio Diego, di li la decisione di far partire segretamente il figlio per Amburgo sotto falsa identità per gestire un altro ristorante da lui aperto, mantenendo segreta la sua identità per almeno un anno. Diego non accetta e racconta i fatti telefonicamente al capo malavitoso di appartenenza. Al mattino successivo Renate si accorge dell’assenza di Mathias ma anche di quella di Diego, lei vorrebbe denunciare l’accaduto, ma è contrastata da Rosario che una volta intercettato Diego telefonicamente, si mette in viaggio per l’Italia, questa volta per recuperare il figlio Mathias, ma in Italia gli aspetta il peggio, lui ne è consapevole, e all’incontro in un motel con il figlio Diego ritroverà vecchie conoscenze lasciate in Italia, legate alla malavita locale da cui lui dipendeva vuole vendicarsi per fatti precedenti ad una sua scomparsa per morte avvenuta, e per l’uccisione del suo figlio Edoardo. Rosario mette al sicuro il figlio nel motel, dopo aver avvisato la moglie Renate, e poi segue i malviventi nella sua auto sotto il controllo di Diego, la sua fine è chiara, l’avrebbero condotto in una località isolata dove lo avrebbero ucciso, ma Diego giunto nel luogo dell’esecuzione anziché fermarsi con l’auto chiede al padre di accelerare, gli uomini del boss sparano contro l’auto in fuga colpendo Diego ed uccidendolo, a quel punto Rosario si mette in fuga per i boschi, poi raggiungendo il motel dove c’è il figli Mathias, e una volta recuperato il figlio, si mette in fuga con l’auto verso la Germania.

Ma una volta giunto in Germania, li non è più sicuro, deve farsi una terza vita scappando ancora da ciò che aveva costruito, e decide di partire per Amburgo al posto del figlio Diego facendo perdere le tracce alla sua famiglia creata in Germania.

Gli elementi caratterizzanti della storia sono l’eterno conflitto tra vecchio e nuovo, tra ciò che si lascia e ciò che si cerca, ma anche l’eterno conflitto tra disonestà ed onestà, tra un figlio abbandonato ed un figlio ritrovato. Rosario è eternamente inquieto e cerca di salvare suo figlio Diego abbandonato da 15 anni mettendo in discussione il rapporto con la famiglia che si è creato in Germania, in Italia era stato creduto morto per cui aveva cancellato la sua vita preesistente, ma inevitabilmente si ritrova a fare i conti con Dio assistendo gli ultimi momenti di vita di un sacerdote e interrogandosi su dove avesse sbagliato, non troverà una risposta fuggendo ancora da se stesso.

IL LINGUAGGIO

Non c’è narratore, e i dialoghi sono brevi inframmezzati ma significativi, nel ritmo il film è rapido e con prevalenza di azioni.

Il montaggio è di tipo alternato e da maggiore spazio alla suspence del film

Gli effetti di luce sono naturali e privilegiati da un alternanza giorno/notte con colori freddi, notiamo una colonna sonora strumentale e ridotta al minimo.

Nella tecnica cinematografica ci sono dei movimenti d macchine di notevole interesse, con un probabile movimento della camera con il louma dall’alto va ad allontanarsi, nella scena girata nella cittadina tedesca, e una panoramica a seguire nella scena finale quando l’autobus va via sull’autostrada verso Amburgo.

Nella maggior parte delle scene girate si nota l’uso della stendycam (indossata).

E va ad evidenziarsi prevalentemente le riprese nei boschi della Germania, e quelle di percorsi stradali.

CONTESTUALIZZAZIONE

L’ambientazione della storia si svolge nel presente e con l’assenza totale di flashback, gli elementi da evidenziare sono rapportati ad una contrapposizione di stili di vita che si svolgono in due paesi molto diversi L’Italia e la Germania, l’Italia più caotica, dove si intravede all’orizzonte problemi eco ambientali dovuti allo smaltimento dei rifiuti, e la Germania apparentemente tranquilla dove tutto sembra scorrere sereno in una calma apparente, l’arrivo di due giovani dall’Italia rompe questa calma alternandola a dinamismo, in particolar modo c’è un immagine di Rosario che mentre serve una portata al ristorante vede il figlio fuori dalle vetrate, e per un attimo si ferma il tempo, la sua fissità nell’osservare il figlio si traduce in rottura con i ritmi di vita del passato portando caos e scompiglio nella vita di Rosario!

MESSAGGIO

Il tema del film e chiaramente ispirato ad episodi di cronaca nera, e anche se non esplicitamente ad un fatto realmente accaduto la storia narrata si rifà a fatti e situazioni che comunque accadono, è anche chiaro il riferimento al titolo dato dal regista “Una vita tranquilla” una vita cercata, fortemente voluta dal protagonista Rosario, sempre alla ricerca continua di una tranquillità utopistica che trova per un periodo della sua vita ma che poi perderà inevitabilmente al riaffacciarsi del suo torbido passato, ma non si fermerà e la cercherà ancora, è un chiaro riferimento ad una continua ricerca di una pace con se stesso e con l’ambiente circostante, ma anche con il divino con Dio attraverso il quale Rosario cerca spiegazioni nei momenti di fuga da se stesso, ma anche da ciò che si è costruito intorno, la famiglia, gli amici, la casa e il lavoro.

Il regista Claudio Cupellini ha una geniale intuizione nell’ispirarsi al film “A history of violence”

un film diretto da David Cronenberg thriller del 2005, girato negli U.S.A. in cui racconta del protagonista (interpretato dall’attore Viggo Mortensen) Tom Stall, un uomo che ha cambiato identità e vita per sfuggire dalle spire della malavita americana che che si ritrova a dover combattere con i personaggi del suo passato dopo essersi costruito una nuova famiglia, troverà analogamente la forza di reagire, ma proteggendo la sa famiglia ed evitando di perdere ciò che aveva costruito.

Il regista Cupellini va molto al di la del film firmato dal grande Cronenberg a cui si è ispirato, scavando nella psicologia dell’uomo alla continua ricerca di una nuova identità, quindi nello stesso tempo denuncia fatti di cronaca nera ma scava anche nella psicologia del protagonista in lotta con se stesso suscitando forti emozioni nello spettatore.

COMMENTO PERSONALE

La storia è raccontata attraverso una serie di eventi che portano al ricongiungimento del figlio con il padre dopo 15 anni di distacco. Ma non sarà un evento piacevole il loro ricongiungimento, perché il padre di Diego “Rosario” deve fare i conti con i fantasmi del suo passato (rappresentati da personaggi legati alla camorra), ma anche fare i conti con un figlio che ha preso una brutta strada, seguendo le orme della sua precedente vita legata alla malavita napoletana.

Rosario si ritrova tra amore ed odio verso il figlio Diego, il piacere di rivederlo, l’odio per la strada la lui intrapresa. Ritrovare il figlio provoca una netta rottura con la famiglia che lui a generato in Germania, incomprensioni con la moglie Renate, e disinteresse crescente per il figlio Mathias ma anche per il lavoro stesso.

Tra le scene del film che colpiscono maggiormente la mia attenzione, oltre che le sequenze iniziali della caccia al cinghiale, sono la fissità dello sguardo di Rosario perso nel vuoto nell’attimo in cui rivede il figlio Diego, in quell’attimo lunghissimo non sappiamo cosa vede ma forse gli scorre innanzi agli occhi la vita passata ma anche gli avvenimenti futuri, in quel momento si ritrova a servire un piatto stranissimo e contrastante “Il cinghiale con i granchi” quasi a rafforzare una rottura in un momento della sua vita.

Nel finale del film, pieno di incertezze c’è una dinamica dei fatti inevitabile per Rosario il protagonista, i fatti non sarebbero potuti andare diversamente, Diego rapisce Mathias fuggendo in Italia in un motel presso Teano, ma nello stesso tempo tradisce il Padre smascherandolo alla malavita di cui lui ne faceva parte. Rosario deve salvare Mathias coinvolto in fatti che non lo riguardano, ma per salvare un figlio perde l’altro figlio “Diego”. Diego si rende conto di aver condannato il padre ad una esecuzione, ed in un gesto istintivo chiede al padre di fuggire con l’auto e di non fermarsi, ma ciò che si ferma è la sua vita , sparato da chi lo pagava. Le sorti di un destino crudele si accaniscono su Rosario che si ritrova a pareggiare i conti con un suo lontano nemico a cui ha ammazzato il figlio, ma nel momento in cui perde il figlio “Diego” il suo unico pensiero è di riportare in salvo Mathias a casa, per poi sparire per sempre, in un finale senza ritorno, l’ultima ripresa è un autobus su un autostrada che corre verso Amburgo.

Un finale perfetto per un film sui conflitti tra padre e figlio che si riversano inevitabilmente sugli altri.

Il film interpretato in modo magistrale dagli attori, in particolar modo Toni Servillo, anche se sul finale lascia un po di amaro in bocca, è consigliato (anche se ad un pubblico adulto per il contenuto forte) per chi in un film cerca forti emozioni, e fa riflettere su fatti e situazioni che il destino impone, (amore e odio tra padre e figlio) ma non c’è tempo per riflettere per il protagonista su di un meccanismo inevitabilmente avviato.

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