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Eroica Fenice

La categoria Viaggi e Miraggi contiene 67 articoli

Viaggi e Miraggi

Pizzo Calabro, un bellissimo borgo della costa calabra tirrenica

Pizzo Calabro, il piacere della scoperta Capita che una mattina di metà agosto, mentre attendi il caffè, guardi distrattamente la cartina affissa alla parete del lido: “Pizzo Calabro” è inciso a minuscole lettere sulla punta della costa, e senza altra informazione utile decidi di andarlo a visitare e ti ritrovi a scoprire uno dei borghi più belli della Calabria tirrenica. Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, è arroccato su un promontorio al centro del Golfo di Eufemia. Alcuni ne fanno risalire la fondazione ai tempi dell’Antica Grecia ad opera di Nepeto; tuttavia non vi sono tracce evidenti di tale origine e notizie certe si hanno a partire dal 1300. Mare e storia fanno di Pizzo Calabro un bellissimo borgo Il mare è, senza dubbio, la principale seduzione per il visitatore: due meravigliose insenature di azzurra acqua cristallina e placida, che toccano delicatamente la sabbia bianchissima. A ridosso della prima insenatura spicca un’incisione tratta da un celebre componimento leopardiano: “E il naufragar m’è dolce in questo mare“, a testimonianza della voglia implacabile di immergersi in quelle acque e non voler risalire mai. C’è una piccola chiesetta in questo paesino, non la si vede da terra ma dal mare: la Chiesa di Piedigrotta, incastonata in una parete di tufo, bisogna salire alcuni scalini per poterla visitare. Corre una leggenda sulla sua fondazione, risalente al XVII secolo: un gruppo di marinai di Torre del Greco furono colti da una tempesta burrascosa e il capitano, dopo aver preso dalla cabina il quadro della Madonna con bambino decise che se si fossero salvati, avrebbero eretto una cappella in onore della sacra figura. Così fu edificata la Chiesa di Piedigrotta. Una caratteristica cappella che affaccia direttamente sul mare, in cui si mescolano sacro e profano: si passa dalla statua di papa Giovanni Paolo II, a quella del presidente J.F. Kennedy, a quella di Fidel Castro. La chiesa merita assolutamente una visita, meglio se fatta di pomeriggio, quando i raggi del sole illuminano la grotta e le diverse colorazioni dei sali minerali. Un importante pezzo di storia è diventato immortale nelle mura del Castello Aragonese, eretto da Ferdinando I d’Aragona, in cui furono fatti prigionieri Gioacchino Murat (nominato re di Napoli dal cognato Napoleone Bonaparte) e i suoi fautori. Un’ala del castello reca nella memoria la fucilazione di Murat, pochi giorni dopo la sua cattura. “La città del gelato” e della genuina bontà Una spaziosa piazza, da cui si gode un meraviglioso panorama, offre vari localini che si susseguono uno dietro l’altro. È doveroso sostare in uno di questi e assaggiare il delizioso tartufo di Pizzo Calabro. Se ci si addentra nel centro c’è un piccolo localino che reca il nome di un celebre romanzo di Tolkien, gestito da un anziano signore che con i suoi piatti genuini e la sua gentilezza, fa trascorrere qualche ora piacevole e al riparo dal caldo. Quando si punta il dito su una cartina a caso, si hanno due alternative: restare delusi o affascinati. Nel caso di Pizzo Calabro si può provare soltanto […]

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Dubrovnik e isola di Lokrum, tra storia, natura e leggende

Boom turistico anche questa estate per la Croazia, terra ricca di storia, bellezze naturali e misteriose leggende. Molti hanno scelto di partire alla scoperta di questo paese, attratti dall’acqua cristallina, dai paesaggi mozzafiato, dalle ottime pietanze a base di pesce e dalla movida. Tra le città della Dalmazia, nella sottile striscia al confine tra la Bosnia Erzegovina e il Montenegro, si trova Dubrovnik, il cui nome deriva dalla parola slava dubrava, ovvero foresta di querce. Dubrovnik, città ricca di storia dalle radici lontane La  città di Dubrovnik fu fondata col nome di Ragusium nella prima metà del VII secolo dagli abitanti della vicina Epidaurum (l’attuale Ragusa vecchia), per poi passare sotto il dominio di numerose potenze, tra cui l’impero ottomano e l’impero asburgico. Nel 1919 Ragusa fu annessa al Regno di Jugoslavia e dopo la seconda guerra mondiale entrò a far parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. In seguito alla dissoluzione di quest’ultima e alla successiva guerra, Ragusa subì un pesante bombardamento nel 1991 che rase al suolo il centro storico. Con la fine del conflitto la città attraversò una fase di ripresa, risultando oggi una delle mete turistiche più in voga della costa adriatica, merito soprattutto della città vecchia, eletta patrimonio dell’UNESCO. Dubrovnik, tutti i siti da non perdere Chi passa per Dubrovnik non può lasciarsi sfuggire il tour delle mura antiche della città, una passeggiata che costeggia il perimetro del centro storico, permettendo di ammirare dall’alto il panorama di tetti rossi e stradine che si snodano intrecciandosi fra loro come i fili di una matassa. L’architettura della old town, composta di grandi e robuste muraglie di pietra, ha reso questa città monumentale il set ideale per girare alcune scene della serie Il trono di spade: Dubrovnik è infatti la location di approdo del Re, dove si trova il trono ufficiale dei re di Westeros, e il Fort Lovrijenac corrisponde alla fortezza rossa, castello e residenza del Re dei Sette Regni. Per una pausa durante la visita alla città, assaggiate un aperitivo al Buza bar, adiacente alle mura della città e costruito su terrazze che declinano verso il mare. Per trascorrere una piacevole e rilassante giornata in spiaggia, invece, da non perdere il Banje Beach, il lido che vanta un’acqua cristallina e una vista panoramica unica sulla città antica. La passeggiata per le strade illuminate della città si conclude con la tappa obbligata in uno dei ristorantini del porto vecchio (Porat), dove è possibile gustare del saporito sea food come calamari fritti, seppie grigliate, alici in tortiera e insalata di polipo, tutto accompagnato da una bottiglia di vino bianco croato di ottima qualità. Lokrum, l’isola che racchiude una misteriosa leggenda A 15 minuti di battello dal porto vecchio si trova l’incontaminata isola di Lokrum, un’oasi immersa nel verde ricca di cipressi, mirti, pini, agavi, oleandri ed agrumeti, da cui deriva il nome Lokrum (dal latino acrumen). Nella parte meridionale si trova un piccolo lago salmastro chiamato Mar Morto o Mrtvo More, dove è possibile riposarsi e fare un bagno circondati dalla natura, mentre nel […]

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Appunti di viaggio dalla Norvegia: memorie di fiordi e di troll

La Norvegia: una grande madre di pietra, quarzo, acqua e granito La Norvegia è una donna di pietra, di quarzo e roccia dura. Ha gli occhi pieni di sfumature di verde, dal verde brillante dei prati di Hellesylt a quello cupo delle sue foreste fitte. Sul suo corpo si arrampicano i troll, creature magiche dei boschi, e dai suoi capelli zampillano cascate che si aprono come le risate delle fate. Il suo corpo si allarga e si schiude nei fiordi, che creano curve e valli e tagliano l’acqua come se fossero spade vichinghe. In Norvegia il sole d’estate non tramonta mai: il grande Dio Sole, celebrato nei boschi e nelle foreste, rimane a fissarti oltre mezzanotte, creando luci che accarezzano i laghi e i fiumi che disseminano la sua schiena. Invece, d’inverno, il sole non compare, e tutto è buio come il fogliame e gli alberi. Non si può spiegare la Norvegia, perché visitarla crea spaccature dentro di te, perché l’aria magica che si respira in una terra del genere ti insegna la solitudine e il suono dell’acqua, delle cascate, delle foreste millenarie e della sacralità della natura. L’unico rumore che potrai sentire in Norvegia è quello dei troll che si divertono a inventare altri mondi, tra i ghiacciai di Geiranger e la valle di Flåm. Non appena si inizia il viaggio costellato dai fiordi, si ha l’impressione di varcare la soglia di una dimensione sacrale, una verginità fatta di foglie scure e montagne che si affiancano superandosi l’una con l’altra, ospitando cascate che sembrano lacrime di creature magiche. Prima tappa in Norvegia: Hellesylt, Geiranger e Stryn Hellesylt è un villaggio nel cuore della Norvegia, di appena seicento abitanti e si trova su uno dei bracci delle diramazioni dello Storfjord, un fiordo circondato da valli dal verde brillante e accecante e da un’acqua purissima. Le cascate di Hellesylt sono proprio vicino al porto, e si stagliano sulla via che porta al Geirangerfjord. Hellesylt è un caratteristico villaggio norvegese, fatto di casette dai tetti spioventi, montagne che foderano l’ambiente e che ricoprono tutto di sfumature verdi e specchi d’acqua: è uno scalo tecnico per ripercorrere il fiordo il senso inverso e arrivare a Gerainger, vera e propria perla artica. Stryn è un altro villaggio vicino al famoso fiordo di Geirangerfjord, è un paesino rinomato per la moltitudine di fiori selvatici e delicatissimi che punteggiano le sue valli: proprio per questo motivo viene chiamata la Bella Stryn, e nei suoi pressi troneggia il lago di Hornindal, il lago più profondo d’Europa con i suoi 514 metri. Trovarsi di fronte al lago di Hornindal vuol dire abituare l’occhio umano alla profondità incommensurabile di uno specchio d’acqua che affonda negli organi interni della terra e che smette improvvisamente d’essere liquido, poiché si tinge della consistenza del verde brillante delle valli e acquista gradazioni gialle come i papaveri che crescono tutto intorno. In Norvegia i papaveri sono gialli e carnosi, anche le more sono gialle, e da esse è possibile ricavare una marmellata dal sapore deciso […]

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Baia di Ieranto, la spiaggia delle sirene

La baia di Ieranto, bellissima spiaggia situata a Nerano, frazione di Massa Lubrense, è indiscutibilmente uno dei luoghi più belli del territorio. Tutelata dal FAI ed inserita nell’area marina protetta di Punta Campanella, questo stupendo luogo è per molti un vero paradiso. Sono molti i motivi che spingono turisti e campani a visitare questa meravigliosa baia, famosa sia per la sua bellezza che per la sua storia. Posizionata davanti ai faraglioni di Capri, la spiaggia, circondata da scogli, grotte ed affascinanti insenature naturali, offre un paesaggio pittoresco ed incantevole caratterizzato da intensi profumi della natura ed un mare placido e cristallino. L’accesso alla baia è gratuito tutti i giorni dall’alba fino ad un’ora prima del tramonto. Per arrivare alla spiaggia è necessario raggiungere Nerano con l’auto o con i mezzi pubblici, e da qui intraprendere un lungo sentiero a piedi della durata di circa 40 minuti, un po’ scosceso e in alcuni punti particolarmente impegnativo. Complice il sole battente, anche i soggetti più allenati potrebbero risentire del percorso e di conseguenza non è consigliabile per coloro che hanno difficoltà di deambulazione. Ovviamente la difficoltà del percorso non deve scoraggiare coloro che sono intenzionati a visitare questa bellissima meta: con scarpe comode ed una adeguata scorta d’acqua, si arriva alla baia tranquillamente anche perché lungo il sentiero si trova un’area picnic, luogo ideale per una pausa con colazione a sacco. Unica vera pecca della baia sono le sue dimensioni: infatti, la parte sabbiosa è particolarmente piccola, di conseguenza se non si vuole correre il rischio di doversi sistemare sugli scogli, è necessario raggiungere la spiaggia nelle prime ore del mattino, così da aggiudicarsi i posti migliori. La Baia di Ieranto e le sue leggende Questo luogo, non è solo famoso per la sua bellezza, ma anche per la storia e i miti di cui è protagonista. In particolare, secondo Plinio il Vecchio, vissuto nel I secolo d.C, la Baia era la probabile dimora delle sirene nonché luogo di incontro tra queste ed Ulisse. Un’altra storia intorno a questo luogo è quella della campana di Sant’Antonio Abate. Secondo la leggenda, alcuni pirati depredarono la chiesa di Sant’Antonio dalla sua campana di bronzo ma, nella fuga in mare, una forza misteriosa bloccò la nave impedendole di prendere il largo e solo quando i pirati lanciarono in mare la campana poterono finalmente scappare. Della baia di Ieranto, dal fascino mediterraneo, è impossibile non restare affascinati: qui, dove la bellezza della natura e la magia dei miti si mescolano in modo così profondo!

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Copenaghen: l’affascinante Sirena del Nord

È stata eletta la città più vivibile al mondo. Una capitale efficiente, ricca di attrazioni ma, soprattutto, eco-compatibile (e il primo messaggio della sensibilità verso l’ambiente ci arriva ancora prima di atterrare, quando si intravedono dall’aereo le decine di turbine eoliche marine). Stiamo parlando della più grande città scandinava, la capitale della Danimarca: Copenaghen. Situata sulla costa orientale dell’isola di Zelanda e in parte sull’isola Amager, Copenaghen è una città piacevole da visitare in ogni stagione, tra emozionanti escursioni in battello, piacevoli soste gastronomiche e distensive passeggiate nei tanti parchi o tra negozi eleganti, magari girovagando in sella ad una delle tante biciclette a disposizione per i turisti. La città è divisa in diversi quartieri, per la maggior parte raggiungibili a piedi dal centro o facilmente accessibili con i mezzi pubblici. Tra i più noti: Østerbro, il quartiere più tranquillo e borghese, ove sorgono piccole botteghe specializzate e numerosi nonché ottimi locali; Vesterbro, il quartiere ovest della città, abitato per lo più da studenti; Nørrebro, il quartiere nord, il più multietnico. Il quartiere di Christianshavn, fondato nel 1611 da re Cristiano IV, pullula di casette a tinte vivaci e canali alberati: vi si trova la Chiesa del Nostro Redentore, costruzione barocca con la sua caratteristica spirale dorata da dove si può godere di un panorama a 360 gradi su tutta la città. A pochi passi da lì c’è Christiania: l’unica “città libera” al mondo, che ha raggiunto uno status semi-legale di indipendenza. Una trentina di ettari con bancarelle hippie, street art, caffé d’altri tempi, e la famosa “pusher street”.  Copenaghen, cosa vedere Uno dei simboli di Copenaghen è il Nyhavn, vecchio porto del 17° secolo con le sue tipiche casette colorate disposte lungo le rive dei suoi canali, dove si può godere di una rilassante pausa sorseggiando un aperitivo o assaggiando i tipici Smørrebrød (“bruschette” danesi con affettati, salmone o aringhe). A proposito di simboli, non si può non citare la famosa Sirenetta, immagine iconica di Copenaghen nel mondo. Dal 1913 accoglie i viaggiatori al porto seduta sul suo scoglio. Una statua in bronzo che rimanda alla protagonista della celebre favola dello scrittore danese Hans Christian Andersen: la storia della sirena infelice che sogna di poter camminare sulla terra ferma per raggiungere l’uomo di cui è innamorata. Solo 125 cm di altezza per 175 kg di peso, la Sirenetta dall’aria malinconica ha ispirato i visitatori di tutto il mondo con la sua storia d’amore. Ma ha anche sollevato delle controversie. Decapitata due volte dagli artisti radicali (nel 1964 e nel 1998), la Sirenetta è stata anche privata di un braccio (1984). E ci fu addirittura un tentativo di farla esplodere (2003). Dalla Sirenetta si raggiunge, in pochi minuti di cammino, Kastellet, un parco che è, in realtà, un’antica cittadella fortificata (lo si intuisce dalla sua entrata circondata da un fossato superato da un ponte). Tutta la zona ha una pianta a forma di stella, accerchiata da un terrapieno erboso dove si vedono persone fare jogging o andare in bici. Il silenzio che regna qui è surreale e viene solo interrotto dal vento che soffia tra le […]

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Le dieci cose da vedere nella meravigliosa città di Firenze

Firenze: il bellissimo capoluogo della Toscana Quando si visita una città nuova, e questa ci colpisce, possiamo trascorrere giorni interi a descriverne la bellezza, oppure possiamo decidere di non condividerla con nessuno e custodirla gelosamente in un angolo di cuore. Con Firenze non ho potuto fare a meno di fare entrambe le cose. Capoluogo della Toscana, Firenze, sin dal Medioevo è un importante centro culturale, economico e commerciale, due volte capitale: del Granducato di Toscana in età moderna e dell’Italia dal 1865 al 1871 (dopo Torino e prima di Roma). Ad oggi Firenze è una delle città più visitate d’Europa e tra le più belle del mondo. Firenze bisogna esplorarla interamente: dal centro storico, al Lungo Arno, dai numerosi musei e le tante basiliche, alla zona multietnica in prossimità del Mercato Nuovo. Ma se si riescono a trascorrere solo pochi giorni nella città, allora bisogna necessariamente fare una cernita. Le dieci cosa da vedere a Firenze Cattedrale di Santa Maria in Fiore. Nota anche con il nome di Duomo di Firenze, domina maestosa l’omonima piazza: tra le più belle del centro storico fiorentino. Quattro i punti da visitare: la Cattedrale stessa (vasta, luminosa e sobria), il Battistero (ricco di elementi che ricordano l’antica Roma), la Cupola di Brunelleschi (realizzata ad affresco dal Vasari e da Zuccari), il Campanile di Giotto (dalla cui altezza, oltre ad ammirare le raffigurazioni religiose e astrologiche, le statue dei profeti, dei re e delle sibille, si può contemplare l’intera Firenze). Chiesa di Santa Maria Novella. La basilica sorge nella piazza che reca lo stesso nome ed è ricca di affreschi e decorazioni; comprende, inoltre, tre chiostri monumentali (Chiostro Verde, Chiostro dei Morti e il Cappellone degli Spagnoli) e il Cimitero degli Avelli (che reca la sepoltura delle più importanti famiglie fiorentine). Galleria degli Uffizi. Creata in origine per volere di Cosimo I de ‘Medici per raccogliere gli uffici amministrativi e giudiziari (uffizi, appunto), è diventato oggi uno dei musei più importanti al mondo. Non importa se non si conoscono gli stili artistici, o la vita di Michelangelo, se non si capisce nulla di tecnica pittorica, perché si resta ugualmente stupiti davanti alla bellezza dei dipinti. Palazzo Vecchio. Risalente al XIII secolo, fu la residenza di Cosimo I de‘ Medici. Attraverso le statue, gli affreschi e i dipinti si intraprende un viaggio tra storia, mitologia e segreti di famiglia. La visita al Palazzo si può fare anche di sera, quando tutto è avvolto da un’atmosfera magica e misteriosa. È posto nella piazza, a mio avviso, più bella di Firenze: piazza della Signoria, festosa di giorno, romantica di notte. Palazzo Pitti. Costruito dalla famiglia Pitti, da cui prende il nome, divenne la residenza ufficiale dei Medici; comprende, oltre agli appartamenti reali, tre musei al suo interno: Galleria Palatina, Galleria dell’Arte Moderna, Museo degli Argenti. Il Palazzo è immerso in uno dei giardini più belli di Firenze: il Giardino di Boboli. Il Giardino di Boboli. Chilometri di natura e storia nel cuore della città, si percorrono i viali silenziosi e ci si perde […]

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Civita di Bagnoregio: La città che muore

In provincia di Viterbo, nella meravigliosa valle dei calanchi, sorge la suggestiva Civita di Bagnoregio che è di diritto uno dei borghi più belli d’Italia. Civita, frazione di Bagnoregio (VT) si presenta come un meraviglioso borgo, situato sulla estremità di un monte, circondato da una immensa valle, in cui la fitta vegetazione si alterna alla roccia dei calanchi che caratterizzano quel territorio. Il paese, fondato dagli Etruschi circa 2500 anni fa è indubbiamente uno spettacolo per gli occhi, è impossibile non sbalordirsi dinnanzi alla vista di questo luogo che con la sua estrema bellezza pare un dipinto. Civita è bellissima già da lontano, ma addentrandosi nel borgo si scopre il vero cuore di questo paese tardo-medievale dove il tempo sembra essersi fermato. All’interno della piccola cittadina e possibile trovare incantevoli piazze, ristoranti tipici e soprattutto meravigliose stradine che dal centro del paese conducono verso panorami mozzafiato sulla valle circostante. Civita, la città che muore Ciò che maggiormente caratterizza Civita è la sua posizione. Il borgo sorge su di una platea tufacea soggetta alla costante erosione dovuta agli agenti atmosferici. A causa di questa erosione, anno dopo anno, il monte e di conseguenza anche il borgo sovrastante si stanno lentamente sgretolando. La cittadina è quindi un gioiello che con il tempo diventa sempre più piccolo, e che un domani potrebbe per sempre scomparire. Il fatto che la sopravvivenza di Civita è minacciata dalla costante erosione, ha portato lo scrittore Bonaventura Tecchi a definirla come la città che muore. Come visitare il borgo: Per visitare Civita, è necessario recarsi a Bagnoregio, la quale è una città molto caratteristica ed ospitale.  Qui dopo aver parcheggiato l’auto è necessario intraprendere un piccolo percorso esclusivamente pedonale, particolarmente suggestivo grazie ai bellissimi scorci su Civita e sulla valle circostante. Il panorama è talmente bello che secondo alcuni, la possibilità di ammirare Civita da lontano, già di per se è uno spettacolo sufficiente ad appagare i visitatori. Giunti al termine del percorso, per accedere al borgo, è necessario acquistare l’ apposito biglietto per percorrere il lungo ponte pedonale, unica via d’accesso a Civita. Per la visita è consigliabile un abbigliamento comodo ed inoltre per godere a pieno della cittadina, si suggerisce di evitare i giorni festivi poiché in essi il paese e invaso da turisti. La città che muore è indiscutibilmente un luogo stupendo, un borgo tardo-medievale rimasto fuori dal tempo, capace di meravigliare ed incantare i visitatori.

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Il bosco dei mostri di Bomarzo

Bomarzo, comune in provincia di Viterbo, oltre ad essere un bellissimo borgo del centro Italia, ha anche il vanto di ospitare il sacro bosco dei mostri, una meravigliosa attrazione turistica, unica nel suo genere. La storia del sacro bosco dei mostri è molto peculiare, il parco venne progettato dal principe di Bomarzo, Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini), e dal grande architetto Pirro Ligorio nel 1552. L’eccentrico nobile, anziché commissionare un classico giardino signorile, tipico del 500, decise di disporre la realizzazione di una grande opera, estremamente peculiare, capace di meravigliare e stupire i visitatori. Il parco fu pensato e realizzato come un bosco incantato, abitato da mostri, draghi, creature mitologiche e animali esotici, tutti scolpiti negli enormi massi di pietra di cui è ricco quel territorio. Come però molto spesso accade, le idee innovative non sempre vengono comprese, e purtroppo in seguito alla morte di Vicino Orsini, nessuno si curò più di questo luogo che per secoli venne abbandonato fino a divenire addirittura un pascolo utilizzato dai pastori della zona. Fortunatamente dopo centinaia di anni, questa meravigliosa opera fu riscoperta e valorizzata, anche grazie all’attenzione che ha ricevuto da grandi artisti ed intellettuali tra i quali Salvador Dalì. Il percorso all’interno del parco, detto anche villa delle meraviglie, è assolutamente in grado di suggestionare e rapire i visitatori che hanno la fortuna di vedere di persona le bellissime sculture. Il bosco con i suoi enormi prati dove stendersi a consumare una colazione al sacco, incantevoli cascate, e “mostri” dietro ad ogni angolo, si presenta come una meta turistica perfetta. Il sacro bosco dei mostri e le sue meraviglie Tra le sculture più famose, che è possibile trovare nel parco possiamo citare innanzitutto l’”orco”, un’enorme volto mostruoso scavato nella roccia, che cela una stanza in cui le voci vengono distorte così creando un effetto spaventoso. O ancora la Sirena dalle due code, il gladiatore, la tartaruga gigante e l’enorme orca che sembra uscire dalla terra per inghiottire i passanti. Queste ovviamente sono solo alcune delle molte opere realizzate nel bosco, e tra tutte, una menzione speciale merita la “casa pendente”, una deliziosa casetta realizzata con una particolare pendenza, capace di creare una forte e divertente sensazione di smarrimento in chi vi entra. Il sacro bosco dei mostri è indubbiamente un attrazione unica nel suo genere e quindi meta turistica obbligata per coloro che sono intenzionati a visitare il Lazio e le sue innumerevoli meraviglie. Concludendo con le parole di Orsini: “Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orsi, orchi et draghi”. Per quanto attiene la vista al parco, l’ingresso ha un costo di 10 euro e non è previsto l’obbligo di prenotazione. Per ulteriori informazioni è possibile visitare l’apposito sito.

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Magna via Francigena: un percorso per il pellegrino del domani

Sotto un caldo sole estivo, il viandante camminava alla ventura. Il bastone fra le mani, ora alzato ora saldamente piantato a terra, per reggere il peso sempre più ingente del corpo. Le gambe stanche, indolenzite, ma il cuore così leggero. Non era un viandante qualunque, era un pellegrino. Sapeva da dove provenisse la sua voglia di camminare, ma non era sicuro che le forza fisica lo avrebbe sorretto fino al traguardo. Ma si sa, il pellegrino è sospeso tra la dura terra e il limpido cielo. Era proprio quel pensiero a continuare a spingerlo per quelle strade tortuose, verso la risurrezione dell’animo. Quest’estate, vuoi essere pellegrino anche tu? Il Comune di Castronovo in Sicilia per noi pellegrini del futuro ha già designato un percorso che vedrà la luce nel mese di giugno. Il pellegrino più audace nel 1000 avrebbe percorso il famoso Cammino di Santiago di Compostela, che da sempre freme sotto i piedi dei turisti. Ma dal mese prossimo, anche le pietruzze della Magna Via Francigena scricchioleranno sotto i piedi di milioni di visitatori, inebriati dalle solari bellezze della Sicilia. La strada di riferimento è Magna, perché imponente; Francigena, dalla antichissima origine del suo battesimo, avvenuto per mano della famiglia d’Altavilla, di cui sicuramente ricorderemo il nome di Costanza, madre di Federico II. Il loro progetto di ri-cristianizzare il territorio siciliano ancora immerso nell’esotismo arabo portò alla costruzione di stupefacenti cattedrali, tra le quali quella più famosa, proprio in apertura di uno dei vari percorsi proposti dal progetto della Magna Via: la Cattedrale di Palermo. Questa è già di per sé sintomatica della missione dei normanni: cattedrale cristiana nata sullo scheletro di un antico tempio musulmano. Ma entrambe le realtà potranno essere respirate nei percorsi per il pellegrino del domani, tutti magistralmente presentati sul sito ufficiale della Magna Via Francigena. Ogni percorso è descritto nei minimi particolari: durata, pendenza dei sentieri, e persino la sua difficoltà. Sempre restando nello spirito del pellegrino desideroso del suo cammino, ma anche del giusto ristoro. La strada, che collega Agrigento a Palermo, ha visto impegnati infatti anche i privati, che hanno messo a disposizione le loro case come luoghi di ospitalità per restare il più vicini possibile allo spirito dell’XI secolo. In alternativa, parrocchie, ostelli o alberghi di lusso, senza però tradire la spiritualità del percorso. Obiettivo finale: Agrigento e la sua cattedrale. Questa perla del turismo religioso ha la sua forza nella comprensione di ogni tipologia di pellegrino. Le otto tappe, o percorsi alternativi, sono infatti la parcellizzazione del completo cammino da Palermo proprio verso Agrigento. Chi non vorrà seguirlo tutto, avrà dunque la possibilità di spezzettarlo, non perdendo però l’occasione di prenderne parte. Cosa deve portare il pellegrino nella bisaccia? L’equipaggiamento è essenziale da curare, a maggior ragione per chi dovesse scegliere di percorrere l’intero cammino. Il sito ufficiale del progetto riporta i consigli della guida ambientale ed escursionista Cristina Menghini, la quale ha stilato una lista completa e accurata di cosa portare a seconda delle necessità del pellegrino. Indumenti differenziati per […]

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Verona: la bellissima città scaligera del Triveneto

Verona, la città scaligera del Veneto Il Triveneto (noto anche come le Tre Venezie) raccoglie diverse bellissime città, meritevoli di almeno una visita. Tra queste si eleva, signorile e superba, Verona. Verona, seconda città per popolazione della cosiddetta Venezia Euganea, è stata abitata fin dal Neolitico e ha raggiunto il suo massimo splendore sotto l’imperatore Vespasiano. Quando l’intera Italia, a metà del 200, affrontava il passaggio dal Comune alla Signoria, a Verona si stabilì il potere degli Scaligeri, di cui ancora oggi se ne conservano le tracce. Arte, storia, letteratura e atmosfera fanno di Verona una delle più belle città d’Italia Per tutto il tempo che ho visitato Verona, ho avuto dentro di me un binomio di sensazioni contrastanti: da un lato la voglia di vedere tutto e subito, di scoprire ad ogni vicoletto, in ogni piazza, qualcosa che mi lasciasse estasiata (e così è stato); dall’altro il desiderio di godermi quell’atmosfera placida e serena, che si è mantenuta tale nonostante ad ogni ora aumentasse la folla di turisti e cittadini. Tante le cose da vedere, dai monumenti alle piazze, i mercatini e i porticati, le chiese e il castello, i corsi principali e i vicoletti secondari. Tutti con una propria caratteristica, tutti consapevoli di colpire il cuore del viaggiatore. L’Arena, il monumento senza dubbio più conosciuto della città, domina una delle piazze più belle d’Italia: Piazza Bra. La sua costruzione risale al I secolo quando la città, che aveva raggiunto i 25.000 abitanti, necessitava di un edifico più grande per far sì che tutti suoi cittadini potessero partecipare agli spettacoli. Dalle lotte tra i gladiatori che avvenivano negli anfiteatri romani, l’Arena è diventata oggi un teatro lirico, il più grande all’aperto del mondo. La casa di Giulietta è l’altro grande monumento per cui è nota Verona. I versi di William Shakespeare hanno catturato studiosi, critici, semplici lettori di tutto il mondo, e la tragica storia d’amore spinge ogni anno milioni di turisti a visitare il balcone da cui furono pronunciate le famose parole: “O Romeo, Romeo ma perché sei tu Romeo?”, la prova di un amore impossibile. I Montecchi e i Cappelletti (modificato dall’autore inglese in Capuleti) sono due famiglie veronesi realmente esistite. (La casa dei Montecchi, diventata La casa di Romeo, è anch’essa oggetto di numerose visite). La casa di Giulietta si trova a pochi passi da un’altra bellissima piazza: Piazza delle Erbe, la più antica della città, sovrastata dalla Torre dei Lamberti – alta ben 84 metri – dalla cui altezza è possibile ammirare un panorama che lascia a bocca aperta. Un’altra particolare caratteristica della piazza è l’agglomerato di case ricoperte di  affreschi (Case Mazzanti) che valsero alla Verona del passato l’epiteto di urbs picta. La piazza offre anche una facciata più moderna, rappresentata dai porticati e dai numerosi localini che vi si affacciano. Forse è la zona di Verona che meglio fonde passato e presente. Piazza delle Erbe è collegata, attraverso il cosiddetto Arco della Costa (sotto cui pende la costola di una balena risalente probabilmente al XVII secolo), a Piazza […]

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