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Hasankeyf: una diga cancella millenni di storia evi

Hasankeyf: una diga cancella millenni di storia

Il viaggio con il Dolmuş si rivela un po’ più lungo del previsto perché, essendo sera, lungo la strada si incontrano numerosi pastori con le loro greggi che tornano a casa dopo la giornata al pascolo. Arrivati al centro di Hasankeyf, scendiamo di fronte ad alcuni piccoli negozi e subito, un uomo, vedendoci con gli zaini, ci viene incontro per sapere chi cerchiamo e se abbiamo bisogno d’aiuto. Gli diciamo il nome del Couchsurfer che ci ospiterà: “Ramiyar” (nome inventato). “Quale Ramiyar?” ci chiede. In un paese di poche migliaia di anime, tutti più o meno si conoscono. Non sappiamo altro, così gli diamo il suo numero, lo chiama per sapere dove dobbiamo andare e ci indica la via. Ramiyar ci accoglie con del cibo e l’immancabile çay che sorseggiamo insieme sulla terrazza del bar-ristorante dove lavora – e dove passeremo la notte – di fronte a una spettacolare vista sul fiume Tigri e sul minareto della moschea el-Rızk. Questo è soltanto uno dei tantissimi luoghi di interesse storico, culturale, turistico, che conserva il piccolo paese dalla storia millenaria nella Turchia sud-orientale: antiche moschee, palazzi in pietra che osservano dall’alto di pareti rocciose, tombe monumentali, i resti di un grosso ponte costruito nel 1116, un tempo attraversato da chi percorreva la via della seta, e tanto altro ancora.

Il triste destino di Hasankeyf e il progetto GAP

Tutto ciò, però, è visibile soltanto esternamente: Dal 2012, infatti, il Ministero della Cultura e del Turismo ha chiuso al pubblico tutti i siti, con l’intento di scoraggiare i turisti dal visitare il paese e spingere chi viveva di turismo ad abbandonarlo di propria volontà. Tra non troppo tempo, infatti – secondo alcuni pochi mesi, secondo i più ottimisti qualche anno – Hasankeyf verrà completamente sommersa dalle acque raccolte dall’immensa diga di Ilisu, inseme alla sua storia millenaria. La diga di Ilisu, che con i suoi 138 metri di altezza e 1820 metri di larghezza sarà seconda nel paese soltanto all’immensa diga Atatürk, ha subito numerose critiche: le acque convogliate dalla diga inonderanno una valle lunga 136 km e oltre a sommergere luoghi di immenso valore storico come Hasankeyf e numerosi altri siti archeologici, allagherà oltre 6mila ettari di terre coltivabili e costringerà le circa 60mila persone che abitano nella valle ad abbandonare le proprie case. La diga fa parte inoltre parte dell’imponente progetto GAP, che prevede la costruzione di 22 dighe e 19 centrali idroelettriche – alcune delle quali già ultimate – lungo il corso dei fiumi Tigri ed Eufrate. I due fiumi rappresentano però l’unico freno alla desertificazione di ampie zone della Siria e dell’Iraq. La drastica riduzione del flusso idrico – si calcola che una volta ultimata la diga di Ilisu, la portata del fiume Tigri nel sud dell’Iraq diminuirà di oltre il 50% – causerà problemi probabilmente ancora più grossi di quelli generati dagli attuali conflitti, aumentando drasticamente la povertà e costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie case con un probabile acutizzarsi dei conflitti in tutta la regione.

Un’inestimabile patrimonio storico lasciato a sé stesso

La mattina seguente ci svegliamo molto presto nella speranza che le guardie dormano più di noi e iniziamo il lungo cammino tra gole e colline coperte da grandi distese d’erba e papaveri. Risalita la prima stretta valle, davanti a noi si apre una spettacolare vista su migliaia di piccole grotte scavate nella roccia arenaria. Sono state abitate per millenni, fino agli anni 70 dello scorso secolo, quando il governo stabilì che non era dignitoso per delle persone di un paese moderno vivere in delle grotte e costrinse i suoi abitanti a trasferirsi nelle case del paese a valle. Continuiamo il nostro cammino, la nostra “guida” conosce a memoria ogni singolo sentiero: è nato e cresciuto ad Hasankeyf e viene spessissimo su queste colline. Dopo quasi tre ore di camminata arriviamo di fronte a un’arcata fatta di pietre sovrapposte. Il passaggio è stato murato, e i più grossi buchi nella roccia vicina riempiti di cemento per impedire ai visitatori di scavalcare. Con un po’ di impegno si riesce comunque a salire e passare dall’altra parte del muro. Là possiamo vedere il “piccolo palazzo” – costruito dagli ayubbidi – che osserva dall’alto Hasankeyf in tutta la sua bellezza, il lento scorrere del Tigri e la lunga vallata che presto non sarà che un’immensa distesa d’acqua. Quassù sono chiari i segni dell’abbandono: le lapidi dell’antico cimitero sono quasi interamente sovrastate dall’erba alta e accanto all’antica moschea sono adagiati dei sacchi di cemento portati là per un restauro mai avvenuto. All’orizzonte si intravede la “Nuova Hasankeyf”: alcuni grigi palazzoni costruiti per trasferirvici chi abita a valle. Non possiamo spingerci troppo in fondo nella nostra visita, perché le guardie potrebbero scoprirci, così riscendiamo a valle. Le rive del Tigri si sono intanto riempite di decine di famiglie e gruppi di ragazzi che, approfittano della bellissima giornata di sole, mangiano, chiacchierano, bevono th, nuotano nelle acque del fiume e ammirano, finché ancora possibile, questo meraviglioso concentrato di storia che presto verrà sommerso. Il mondo è rimasto sconvolto e indignato di fronte alle immagini della distruzione di Palmira in Siria, ma quando la distruzione è fatta in nome della logica del progresso e del profitto, pare che tutto venga accettato.

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