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Eroica Fenice

Madrid e l’amore più grande

Madrid, 5 Dicembre 2011 ore 19.00

Non ci sei. Oppure ci sei e non vuoi farti riconoscere. Mi sta bene. Ma permettimi di andare senza punteggiatura emotiva. Sarà che casa è lontana. Sarà che il Dicembre di Madrid ti entra nelle ossa. Sarà che ho cambiato cielo, ma non è ancora del giusto colore. Sarà che questa camera d’albergo è empia esattamente come le mie viscere. È di te che sto vivendo. È di te che mi sto nutrendo. È a te che ricorro ogni qualvolta qualcosa sotto di me, crolla. Ho costruito male, sissignore. E forse tu sei punto fermo. Unico punto fermo. Silenzioso, paziente, attento. Mi servo di te quando i suoi occhi si posano sulla mia carne. Carne che esulta, eppure sono solo occhi quelli che ha addosso. Ho bisogno di te per dire al mondo intero che “il mio uomo”, “la mia donna”, “il mio bambino”, “il mio amico” sono espressioni della barbarie umana. Perchè voglio fare esperienza di lui, lo voglio a riempir le mie notti e a condividerne i giorni, ma lui sarà di se stesso e di se stesso e basta e mai mia proprietà. Voglio essere partecipante della sua vita e vincitrice assoluta della mia. Ma non si vince senza uno scopo a darti motivazioni. Ed eccoti nuovamente. A ricordarmi che la vita non ha senso se non quello che noi ci imponiamo di darle.

Ancora tu. Indispensabilmente tu. E quando lui mi dirà che non ha nessuna intenzione di recitare il ruolo che l’incoscienza dei sogni gli ha attribuito, preparati. Sarai cuscino per lacrime stupide e passeggere. E scarpe massicce per andare avanti. Quando preparerò le valigie per un viaggio sola andata, raccogli la tua forza…e un po’ anche per me. Perchè si può tradire un compagno, un amico. Per quanto orribile sia, è la natura umana e dobbiamo farci i conti. Ma gli obiettivi, no. Quelli si perseguono e si conquistano, senza scusa alcuna. Quando si prende coscienza del proprio valore, bisogna esserne all’altezza. Scendo.

Madrid, 5 Dicembre 2011 20.32

Mangereste mai una paella a Mergellina? Ecco. Mai bere un caffè a Madrid. “Espresso Italiano…corto! Muy, muy corto!” E che te lo dico a fare. ‘Na ciofeca. Eppure adoro questa città, la gente che la vive. Sono 6 giorni ormai che parlo solo spagnolo che il solo pensiero di dover tornare a parlare italiano mi opprime. Ma con te è diverso. Con te sembra quasi che non ci sia altro modo di comunicare. La parola italiana con te è espressione di bellezza e musica. Tornata in camera, accendo la tv. Voglio migliorare il mio accento e arricchire il mio vocabolario. Anche qui l’amore è raccontato sciattamente in ogni programma. E quante persone se ne riempiono la bocca. Io? Amare? E come posso dire se mai ho amato e se mai amerò se nessuno mai mi ha dato una così complicata definizione. Due più due fa quattro. La Terra gira intorno al Sole. Freddie Mercury è stato il solo, l’unico, l’inimitabile. Tutto scientificamente dimostrabile. Ma l’amore è così pericoloso se non accompagnato dal raziocinio, che preferisco lasciarlo ai poeti, a chi crede di amare e a chi lo fa perchè nulla sembra bastargli.

Ma se amore in me c’è, allora ha le tue parole. Ha un tappo mangiucchiato dal nervosismo.Ha inchiostro. Ha i margini di un foglio e le pagine di un universo. Se solo potessi spiegarti. Se solo tu fossi concettualmente comprensibile come un calcolo matematico o una scoperta scientifica. Ma le parole non si fanno studiare. Si fanno leggere, ma non possedere. Non hanno materia, ma anima. Non hanno luogo. Sono qui e altrove. Sono adesso e mai. Sono assenti e in ogni dove. Scrivo e non possiedo ciò che scrivo. Scrivo e m’incantano le parole lette. Scrivo e soffro ad ogni punto. Eppure scrivo.

All’amore più grande, la scrittura.

Madrid e l’amore più grande”