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Eroica Fenice

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Londra. Un itinerario insolito

When a man is tired of London, he is tired of life, for there is in London all that life can afford.

Difficilmente chi è stato a Londra, anche solo per una volta, non condivide le parole di S. Johnson. Difficilmente non fa proprie quelle parole se a Londra ci è stato più di una volta.

Aprile duemilaquindici. Rieccomi con la valigia pronta. Rieccomi all’Aeroporto. Rieccomi in volo verso Londra. Una città che o si odia, o si ama. Io, personalmente, la amo. Cinque giorni in una città vista più e più volte, eppure contenitore inesauribile di storie da raccontare.

Fatta ormai una lunga scorta di momenti trascorsi ai piedi del Big Ben, tra le guardie che, coi loro colbacchi, si danno il cambio a Buckingham Palace, nell’atmosfera incantata di Portobello o rockeggiante di Camden Town, tra i leoni bronzei guardiani di Trafalgar Square, sulle sdraio a righe di Hyde Park sotto un sole che ogni volta forse mi porto inconsapevolmente in valigia da Napoli, tra le luci che campeggiano imponenti sugli schermi di Piccadilly, tra i dinosauri del Natural History Museum, e al binario 9 ¾ di King’s Cross del celebre Maghetto, ogni volta che atterro a Gatwick, ho già pronto un itinerario insolito della città. Gli ingredienti sono sempre gli stessi: Oyster, tube map e una curiosità innata di esplorare posti nuovi. Complice come ogni volta, il sole. (Esisterà davvero questa pioggia londinese?!)

Stavolta sono tre i posti degni di nota.

Prima tappa: linea rossa, direzione Kyoto Garden. Nel cuore di Londra un angolo di Giappone, nascosto nell’Holland Park, dove, immersi tra ciliegi in fiori, pavoni e scoiattoli che girano in libertà, è molto facile perdere le coordinate spazio-temporali.

Seconda tappa: linea rossa, direzione Old Spitalfields Market. Collocato nell’East London, la storia dell’ Old Spitalfields Market è davvero antica. Risale, infatti, al 1638 la licenza che Re Carlo rilasciò affinchè si vendesse carne, pollame e radici in quella che allora si chiamava Spittle Fields. Nonostante siano passati quasi quattro secoli, questa zona è ancora famosa per le sue macellerie, tra le migliori del Regno Unito. Con il tempo lo stile del mercato è comunque radicalmente cambiato. Non sono infatti carne e pollame ad attrarre ogni giorno collezionisti ed hipster, ma capi vintage, abbigliamento prodotto da giovani designer, oggetti di modernariato, stampe d’epoca e bigiotteria. Il primo e terzo venerdì del mese c’è una fiera di vinili usati. Insomma, amanti del vintage di tutto il mondo, andateci!

Terza tappa: linea nera. Cambio. Linea verde, direzione Brompton Cemetery. Situato nella zona di Kensington e Chelsea è un cimitero gotico, uno dei sette della città, dove, se non si è particolarmente suscettibili, tra tombe di esploratori, chimici, femministe e qualche corvo che svolazza nell’erba, si respira un’atmosfera davvero incredibile.

Immancabile la toccata a Carnaby street con le sue sempre originali decorazioni, stavolta lampadine pendenti da lunghi fili rossi, a Covent Garden, dove gli artisti di strada sono di casa e nel vivissimo quartiere di Soho, dove, anche se hai un aereo che ti attende il giorno dopo alle 6 di mattina, ti ritrovi a fare l’alba tra dance and music.

Sarà che Londra mi ha rubato il cuore, al punto da programmare ogni volta di tornarci quando sono ancora sospesa in aria verso casa, ma consiglio vivamente a tutti voi di tuffarvi in questa fantastica città avveniristica eppure così ancorata alle sue tradizioni, di lasciarvi contagiare dalla sua vitalità e confondervi nella fiumana di gente che ogni giorno affolla quel guazzabuglio di linee colorate della metropolitana. E mi raccomando, se ci andate…mind the gap!

Per chi volesse saperne di più: www.visitlondon.com

Londra. Un itinerario insolito