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Eroica Fenice

Philadelphia: diario di viaggio

16 ottobre, Street Station, Philadelphia, Pennsylvania.

Il sole mi ha accompagnato durante tutto il mio viaggio da New York a Washington, fin nella città che in modo informale viene chiamata Philly, Philadelphia appunto. All’uscita della stazione mi colpisce il clima rilassato che si respira, completamente diverso da quello elettrizzante e frenetico della “Grande Mela”, e da quello freddo e istituzionale del centro di Washington. Philly è una città a misura d’uomo, lo testimonia il fatto che l’esterno della stazione, luogo generalmente caotico e poco curato, è attrezzato con panchine a dondolo colorate e con file di lampadine tra un albero e l’altro. Percorro questo parco cittadino, nel bel mezzo del quale campeggia una scultura che ripropone la scritta rossa “xoxo”- che nello slang degli internauti indica l’espressione “baci e abbracci” -, prima di avventurarmi tra le strade della città canticchiando nella mia mente la canzone di Bruce Springsteen, “Streets of Philadelphia”.

Philadelphia è una delle città più antiche degli States, fu fondata nel 1682 dal quacchero William Penn, la cui statua si erge sulla guglia più alta del City Hall, il municipio, che si trova di fronte ad un tempio massonico, un’eredità dell’epoca della Dichiarazione d’Indipendenza.
Il percorso mi regala piacevolissime visioni, una commistione di arte e storia, di antico e moderno: tra i grattacieli e le vie caratteristiche della “città vecchia” vi sono numerosi edifici decorati con murales variopinti, sembra quasi che un’entità artistica divertendosi abbia riversato pennellate di colore qua e là.
Si è fatta ormai ora di pranzo quando mi accorgo di essere vicina al Reading Terminal Market, mercato locale al chiuso, presso il quale potrò finalmente assaggiare il piatto caratteristico di questa città, il cheesesteak (panino con carne e formaggio), e i pretzel, brioches al burro dal sapore celestiale che imitano la forma del bretzel tedesco (un tipo di pane intrecciato), preparate dalle sapienti mani delle donne amish. Non è difficile, infatti, imbattersi nei componenti di queste antiche comunità religiose, in quanto in Pennsylvania ci sono alcune tra le colonie più numerose di amish dagli inizi del ‘700.

Nel pomeriggio mi dirigo verso South Street per visitare il riuscito esperimento dell’artista Isaiah Zagar, il Magic Garden, giardino ricavato tra gli edifici abbandonati del quartiere e composto da rifiuti di ogni genere, quali bottiglie di vetro, mattoni, ruote di biciclette, decorato con mosaici di mattonelle, di ogni forma e colore, e da murales. 
La sera, in città, i pub si riempiono di giovani studenti della prestigiosa università della Pennsylvania; parecchi, infatti, giungono qui da ogni parte dello Stato per seguire le tracce di Benjamin Franklin.
Cammino per le strade dell’Old City prima di imbattermi in una delle esperienze più belle della mia vita: all’Indipendence National Historical Park trasmettono l’Opera all’aperto, La Traviata, ed i cittadini possono gustarsela gratis, seduti comodamente sul prato! Ovviamente mi unisco al folto gruppo di residenti e mi godo lo spettacolo, ancora incredula, poiché ho sempre sognato un’occasione del genere, ma credevo fosse possibile solo nei film.

Philadelphia, il viaggio continua

17 ottobre, ultimo giorno.

Philadelphia è la città di Rocky Balboa, e le scalinate del Philadelphia Museum of Art, conosciute meglio come “Rocky steps”, sono passate alla storia per la famosa scena del film “Rocky” in cui Stallone le percorre di corsa, prima di arrivare in cima e sollevare le braccia in segno di vittoria. Mi dirigo quindi al Benjamin Franklin Parkway, saluto la statua bronzea di Rocky e conduco la mia corsetta simbolica con conseguente posa plastica.
Il mio viaggio si conclude con un’immersione nella “storia” di Philadelphia, con la visita dei luoghi fondamentali per l’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Il 4 luglio del 1776, 13 colonie britanniche della costa atlantica nordamericana, riunite nel Congresso di Philadelphia, dichiararono la propria indipendenza dalla madrepatria. La dichiarazione fu scritta dalla Commissione dei Cinque, tra cui figuravano Thomas Jefferson, John Adams e Benjamin Franklin, ed il documento fu ratificato nell’Indipendence Hall di Philadelphia. Tale edifico, compreso nell’Indipendence National Historical Park, ed inserito tra l’altro tra i patrimoni UNESCO, é situato nei pressi di un altro edificio che invece ospita la Liberty Bell, la campana con la famosa crepa, che fu suonata l’8 luglio in occasione della lettura ai cittadini della Dichiarazione d’Indipendenza.

Lascio questa città con un po’di malinconia, salgo sul pullman diretto a New York, nelle cuffiette ascolto Peter Cincotti che canta “Goodbye Philadelphia”:
Just like Philadelphia, freedom means a lot to me, in between the place I’ve been and where I’m goin’. I can see America tryin’ not to show her age, even thought the winds of change, keep on blowin’….

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