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Eroica Fenice

Sirmione

Tra le strade di Sirmione, il gioiello del lago di Garda

Quando ho varcato la soglia della città di Sirmione, sono rimasta immobile per qualche minuto. Quella città lombarda che avevo conosciuto tempo addietro attraverso i versi di Carducci e Catullo mi si era materializzata davanti in tutto il suo incanto. Incantevole, è proprio questo l’aggettivo che Sirmione calza a pennello.

Sirmione e le sue antiche origini

Risalgono alla preistoria le origini di Sirmione, in particolare al periodo dei Neolitico, di cui sono stati ritrovati resti antropici. Centro importante durante l’epoca romana, è diventato nel III secolo territorio di scontri tra gli eserciti degli imperatori romani; in seguito vari signori si sono contesi il dominio, dagli Scaligeri ai Visconti, ai da Carrara. Durante l’età napoleonica è stata spodestata dal Veneto in Lombardia, diventando una provincia di Brescia.

Sirmione è ubicato sulla penisola che reca lo stesso nome e si estende per quattro chilometri, dividendo in due parti l’infinito lago di Garda, in cui affonda la sua ultima parte (infatti il nome Sirmione, con ogni probabilità, deriva dal greco syrma, cioè coda o strascico).

Dalle strade del centro storico alle Grotte di Catullo

Una volta che cominci a passeggiare per Sirmione, non puoi più fermarti finché non sei giunto alla fine, al suo ultimo strascico prima di perdersi nell’azzurro del lago. Gremita di gente, ma mite e flemmatica come solo una città senza tempo può essere, Sirmione si lascia attraversare in tutti i suoi punti, tra i vicoletti del centro storico e i parchi sconfinati. 

Il Castello Scaligero accoglie appena si entra nel borgo di Sirmione, imponente tra le acque del lago, e invita ad accedervi per vagare in quel silenzio di storia e leggenda che governa tra le sue mura medievali. Mastino della Scala nel lontano XIII secolo ne ordinò la costruzione, che continuò con il consanguineo Cangrande I, ma il tempo racconta anche di amori vissuti e perduti e di anime che ancora vagano di notte alla ricerca dell’amore perduto.

Attraverso un susseguirsi di vicoletti e viuzze, salite e discese, archi e aperture, si giunge al Parco Maria Callas (dedicato alla stella della lirica Maria Callas), un insieme di cipressi e cedri che guardano il lago di Garda, in una quiete quasi irreale, tra scoiattoli che saltellano sui rami e l’odore fresco dell’erba che ancora trattiene l’umidità dell’inverno, ma già sa di primavera.

Al termine della passeggiata nel parco, si giunge alla coda di Sirmione, la punta costellata dalle Grotte di Catullo: la più importante testimonianza dell’epoca romana a Sirmione e la più maestosa villa dell’Italia settentrionale. È stato nel Quattrocento che la villa è stata attribuita al poeta elegiaco che con i versi del carme 31 aveva indotto gli studiosi ad ipotizzare che i resti della villa gli appartenessero, anche se quella attualmente visitabile è stata costruita dopo la morte del poeta. Indipendentemente dal collegamento con Catullo, visitarla significa passeggiare tra i resti romani a ridosso del lago, nella zona di Sirmione in cui il tempo è rimasto immobile, come le pagine dei libri che quella storia la raccontano.

Di paesini e borghi che si affacciano sul lago di Garda ce ne sono tanti, e me ne mancano ancora un po’ da visitare, ma l’elegante Sirmione possiede un incanto che pochi posti hanno.

Arrivederci, o venusta Sirmio

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