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Eroica Fenice

Fabiana Spinosa: la vita sul palcoscenico

La giovanissima attrice Fabiana Spinosa è tutt’altro che piena di spine. Biondissima, frizzante, è iscritta alla facoltà di Lingue dell’Orientale e, a soli 21 anni, è già un volto noto ai teatri napoletani. Ha iniziato frequentando l’accademia “La palestra dell’attore” diretta da Giancarlo Cosentino del Teatro Diana, per poi divenire attrice della sua compagnia stabile. Dal primo spettacolo “Improvvisa scintilla” fino a “La guerraintesta” sulle quattro giornate di Napoli, passando per Cechov e per il ruolo di protagonista in “Lisistrata“, Fabiana ha trascorso la maggior parte della propria vita dietro il sipario. Sempre di corsa tra prove e studio, siamo riusciti a strapparle la sua prima intervista, mentre è impegnata nello spettacolo “Il mercante di Venezia” di Laura Angiulli, in scena fino al 16 novembre alla Galleria Toledo.

Fabiana, in che modo è avvenuta la tua “vocazione” per il mondo del teatro?

Quando parlo del teatro parlo proprio di una vocazione, anche se l’amore per il teatro è qualcosa di innato. Quando ero piccola imparavo passi che poi recitavo davanti allo specchio. Poi ho cominciato a recitare a scuola, andavo sempre a teatro con i miei genitori e con la mia maestra, che devo ringraziare perché mi hanno insegnato ad amare l’arte in tutte le sue forme. Se qualcuno ti indirizza, la strada per entrare a far parte di un mondo così lontano eppure così vicino, la trovi da solo. E così mi sono ritrovata, quasi senza saperlo, a frequentare l’accademia del maestro Cosentino e, dopo alcune esperienze in compagnie amatoriali di cui ero la mascotte, a recitare come attrice professionista a soli 12 anni!

Quando hai in mano un copione, come ti prepari a indossare i panni del tuo personaggio?

Il corpo dell’attore deve essere uno strumento che deve suonare, non stonare, per cui, per indossare i panni di un personaggio, prima di tutto studio per contestualizzarlo. Imparo molto dagli altri personaggi con cui interagisce: per capire un ruolo devo indirettamente capire tutti gli altri. Poi cerco di farmelo calzare addosso e forse proprio le differenze mi aiutano perché altrimenti sarebbe difficile uscirne: recitando sono tante persone ogni volta! Come mi è capitato quando rispondevo acidamente a tutti ed ero sempre arrabbiata col mondo come Natalia Stefanovna…

Nonostante tu sia molto giovane, la tua carriera vanta già molti spettacoli. Qual è il ruolo che ti ha più emozionato?

Sicuramente quello di Renata Mallo, che ho interpretato nello spettacolo “La guerraintesta”, un’adolescente borghese che si innamora di un soldato ferito, Marco. Un personaggio forte che vive, in un tempo così fragile, una storia d’amore spezzata dalla morte di lui, ucciso dai tedeschi. Anche se lo spettacolo non porta in scena il dolore di Renata, ho immaginato che lei si sarebbe sempre portata nel cuore questo primo amore.

Parliamo dello spettacolo “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare.

Ho cominciato ad apprezzare tutta la poesia di Shakespeare grazie a una serie di incontri che hanno preceduto il nostro “alzarci in piedi”. Nello spettacolo intrepreto l’infelice Jessica, la figlia di Shylock, un usuraio ebreo. La battuta, «Che odioso peccato è questo mio, vergognarmi di essere figlia di mio padre», è emblematica. Penso sia un personaggio molto moderno, protagonista quasi di un “plot in the plot”: si ribella al padre, scappa con il cristiano Lorenzo, gli dona sé stessa. Ma né il suo grande amore per lui né la conversione potranno farle dimenticare le sue origini e la religione. Associo Jessica a Giulietta sia perché i dialoghi sono proprio simili a quelli dei giovani veronesi, sia perché entrambe dicono subito sì ai loro innamorati ribellandosi alle leggi della famiglia. Jessica, riferendosi al padre, dice «se sono figlia del suo sangue, non sono figlia dei suoi modi», rivendicando un’individualità e un’indipendenza moderne.

Hai avuto la fortuna di conoscere figure simbolo del teatro. Chi ti ha segnato maggiormente?

Ho avuto la possibilità di conoscere molti attori perché, ogni volta che al teatro Diana c’è uno spettacolo, la compagnia segue una lezione preparata da ciascun ospite. Ma nel mio cuore ci sono Leo Gullotta, Monica Guerritore, Mariangela Melato e ovviamente il mio maestro, Giancarlo Cosentino, anche se ammiro molto gli attori della compagnia formatasi proprio per “Il mercante di Venezia” come Alessandra D’Elia e Giovanni Battaglia.

Quale ruolo ti piacerebbe ricoprire in teatro?

Un personaggio malvagio, perché sarebbe interessante vedere le motivazioni che hanno portato a determinati comportamenti, ad esempio Medea che uccide i figli per vendicarsi del marito. Cosa la spinge a compiere questo gesto estremo? Certo questo ruolo richiederebbe molto lavoro, però sarebbe una bella sfida. Studiando le letterature inglese e francese all’università, apprezzerei anche ruoli un po’ melanconici come quello di Madame Bovary, o di Dottor Jekyll e Mr Hyde.

Se dovessi rendere con sole tre parole cosa rappresenta per te il teatro, quali sceglieresti?

Passione, sacrificio e amore. Il teatro è un modo di amare, è la mia ragione di essere e di poter vivere tante vite.

Grazie, Fabiana!

– La vita sul palcoscenico di Fabiana Spinosa –

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