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Eroica Fenice

VIVA IL FESTIVAL del Cinema Sloveno

Dal 10 al 14 settembre si è tenuta a Portorose la 17esima edizione del Festival del Cinema Sloveno. Il Festival è noto per la presentazione di produzioni che riguardano tutto l’universo del mondo cinematografico: dai lungometraggi ai cortometraggi, dai documentari ai film d’animazione. Si rivela essere innanzitutto un luogo d’incontro tra registi, pubblico professionale e comuni appassionati di film. Ciò che ha caratterizzato l’evento di Portorose è la necessità da parte della giuria di non avere peli sulla lingua.

Da subito, infatti, traspare nel breve documento letto in apertura della cerimonia di premiazione, un messaggio al governo sloveno: “Noi ci mettiamo tutto l’impegno che possiamo ma il cinema ha bisogno anche di fondi. Aiutate l’arte”. Non che l’Italia si trovi in acque diverse. La giuria è compatta tanto da decidere in modo unanime i vincitori dei vari premi.

Quello di Vesna è il premio più importante del Festival: simboleggia il potere della leggendaria protagonista del film omonimo, diretto da Frantisek Cap nel 1955. Oggi il regista Ceco è un simbolo di integrazione europea: faro di proiezione conoscitiva all’estero non solo del cinema ma anche del significato più ampio possibile che può rivestire la cultura slovena. Il 2014 è l’anno dei giovani e della resistenza politica, intrisa in una concezione ribelle, la quale cerca di costruire prodotti che entrano nella carne della realtà.

L’esempio è “Boj za- A Fight for” di Sinisa Gacic , documentario trionfatore del Premio Vesna. Sinisa Gacic ripercorre con la propria telecamera per oltre un anno, dall’autunno 2011 al dicembre 2012, i manifestanti che, sull’esempio di Occupy Wall Street, occuparono la piazza della Borsa a Lubiana: “Noi siamo il 99%”. Il documentario non si limita a visualizzare la connotazione politica dei slogan, entra anche nei problemi organizzativi, come per esempio, organizzare i turni di presenza. Il vincitore dei vincitori del Festival è il corto “Prespana pomlad- The Springtime Sleep” di Dominic Mencej, che ha ricevuto ben cinque premi: miglior regia, sceneggiatura, scenografia e attrice (Anja Novak), miglior cortometraggio. L’originalità di questo corto di 20 minuti sta nella storia dell’adolescente Sanja che vive con la madre teledipendente la quale  spera di avere la sua attenzione. Mentre vive le sue giornate al parco giochi,  la ragazzina guarda il mondo al contrario, fin quando incontra Pero il quale, senza troppe parole, provoca il risveglio tardivo alla ragazza che sa vedere il mondo solo attraverso una strana prospettiva personale.

I giovani giurati scelgono il miglior lungometraggio: “Drevo-The Tree” di Sonja Prosenc, nel quale c’è anche il miglior attore Ernej Kogovsek. Il pubblico premia, invece, “Pot v raj” di Bla Zavrsnik.

La 17esima edizione del Festival del Cinema sloveno segna interessanti punti di svolta: la bocciatura della giuria del livello discreto che hanno mostrato due dei registi più affermati, Vinko Modernodorfer e Janez Burger, con i rispettivi “Inferno” e “Autoscuola”. Allo stesso tempo, scopriamo che i vincitori sono tutti giovani, neodiplomati e debuttanti: la giuria si è rivelata rivoluzionaria, innovativa e ribelle, sin dalle prime parole indirizzate criticamente ai politici durante la cerimonia di premiazione.

Salutiamo con artistica felicità l’anniversario ventennale che si festeggerà tra pochi mesi dello Slovenski Filmski Center: fondamentale per la produzione indipendente dei film e per la valorizzazione che cerca di offrire alle giovani generazioni.

Non vediamo l’ora di attendere nelle sale italiane il 9 ottobre “Class Enemy”  di quel Rok Bicek , membro fondamentale della giuria del Festival. C’è forse da stupirsi che sia il secondo film sloveno, dopo 20 anni, ad avere una distribuzione in Italia, dopo “Di tomba in tomba” di Jan Cvitkovic, già premiato al Torino Film Festival del 2005.

-VIVA IL FESTIVAL del Cinema Sloveno-