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Eroica Fenice

Vladimir Olshansky al Teatro Nostos

Il Teatro Nostos di Aversa apre la sua prima rassegna denominata “Approdi” con una grande sorpresa: in scena il 23 e il 25 gennaio c’è Vladimir Olshansky, guest star del Cirque du Soleil, attore-clown russo. Il pubblico scopre dal primo secondo, movimento di corpo, reazione facciale, che di fronte ad esso non c’è solo un attore o uno che ha conseguito la laurea presso la Scuola del Circo di Mosca: c’è un artista, un poeta, uno che dipinge la realtà attraverso le immense potenzialità del fisico umano.  Vladimir Olshansky, che parla l’italiano come con grazia muoverebbe il suo corpo, inizia lo spettacolo ponendosi una domanda: “Cos’è un clown?”. Qualunque sia la risposta, già si deduce che si vuole superare il carattere stereotipato e convenzionale della stessa; forse non può sfociare in una voce semplice, del tipo: ” pagliaccio di circo equestre”. È  molto di più un clown: “È un attore dallo spiccato talento comico, con l’impulso a dedicarsi a sviluppare questo dono per tutta la vita. Il clown può creare il proprio mondo ricorrendo alla propria fantasia e alla fantasia degli spettatori”. Quella del pubblico è una fantasia straordinaria e questa è dovuto naturalmente solo alla forza e alla bravura dell’attore, alla sua capacità pantomimica,  cioè quella di immaginare gli oggetti e le sensazioni esterne: corpo e mente vanno al ritmo della comicità,  verso la forma e il concetto che si sposano: poesia e filosofia possono esprimersi soprattutto attraverso il corpo e la faccia di un clown. Il modo di muoversi trasmette una sensazione di dolcezza, tenuità,  delicatezza; è la dimostrazione di come l’uomo grazie all’armonia può raggiungere vette sconfinate,  con un gesto, una parola. 

Da questo spettacolo abbiamo appreso come attori del calibro di Vladimir Olshansky si siano impegnati non solo a curare l’aspetto qualitativo di attori in sè; Vladimir, ispirandosi ai registi del cinema muto come Charlie Chaplin, Max Linder E Buster Keaton, oltre ai leggendari registi russi Mejerchol’d (a lui si devono la ricerca e le regole nel campo della biomeccanica) e Vachtangov (perfezionatore di Stanislavskij), incontra Leonid Engibarov, il primo clown russo ad aver combinato insieme l’arte del Circo e il teatro. Lo spettacolo si conclude con applausi che durano minuti. L’attore non si capacita a lasciare le tavole di legno perché  deve ancora lanciare il suo messaggio che ha a che fare anche con la definizione di clown: “Anche il mondo interiore dell’individuo, i suoi problemi, la sua psicologia, possono essere la fonte di alcune scenette: l’uomo comune alle prese con un mondo insolitamente grande e complicato”.

-Vladimir Olshansky al Teatro Nostos- 

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