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Eroica Fenice

La Tag: eventi napoli contiene 14 articoli

Napoli & Dintorni

Pet Pride, la prima edizione a Napoli

Con il patrocinio del Comune di Napoli, e molti sponsor tra i quali il Consorzio Centro commerciale naturale e Radio Marte, il 6, 7 ed 8 ottobre, si svolgerà, presso la Galleria Principe di Napoli, la prima edizione del Pet Pride Napoli, un evento imperdibile dedicato ai nostri amati animali ed ai loro padroni! Il Napoli Pet Pride ha aperto ufficialmente le proprie porte ieri venerdì 6 ottobre, dalle ore 11.00 alle ore 19.00. Ha avuto luogo la presentazione dell’iniziativa e a seguire l’apertura degli stand e dell’info-point, dove sarà possibile richiedere informazioni circa il programma della manifestazione ed in particolare circa la possibilità di iscrivere i propri animali alle sfilate dei giorni successivi. Oggi e domani 8 ottobre, a partire dalle ore 11.00 fino alle ore 20.00, sarà possibile assistere a dimostrazioni ed approfondimenti circa i più svariati temi relativi al mondo animale, tra i quali la pet therapy, l’utilizzo dei cani per combattere lo spaccio di sostanze stupefacenti, il rapporto tra animali e moda, le nuove tecniche di toelettatura e molto altro ancora. In particolare saranno presenti veterinari pronti a dare informazioni e chiarimenti su vaccini, profilassi e micromappatura. L’innovativa iniziativa merita attenzione non solo per l’interesse suscitato nei confronti degli amanti del mondo animale, ma anche e soprattutto per la sua capacità di valorizzare ed utilizzare in modo proficuo uno spazio cittadino di grandissima bellezza ed importanza storica, quale la Galleria Principe Di Napoli.  Al Napoli Pet Pride la sfilata sarà aperta a tutti A differenza delle solite sfilate canine, quelle che avranno luogo oggi e domani presso il pet pride, non riguarderanno solo i cani di specifiche razze: l’iniziativa è infatti volta a tutti i pelosi indipendentemente dalla razza di appartenenza. Finalmente, insomma, una sfilata per cani dove il pedigree lascerà spazio alla simpatia e alla capacità dei nostri amici a quattro zampe di accattivarsi le grazie dei giudici. Per partecipare alla sfilata sarà necessario pagare una quota di iscrizione di 10 euro, ed al termine della manifestazione gli animali proclamati vincitori riceveranno dei premi. Infine ma non meno importante, il ricavato derivato dalla sfilata sarà donato in beneficenza ad associazioni di volontariato che si occupano di prestare cure ed assistenza agli animali randagi presenti sul territorio campano. Il Pet Pride Napoli, sarà il luogo perfetto dove poter condividere la propria passione per gli animali, divertirsi e soprattutto aiutare i pelosi meno fortunati.  

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Eventi/Mostre/Convegni

Festival dell’Oriente 2017, alla scoperta di terre lontane

Il Festival dell’Oriente, che si è tenuto presso la Mostra d’Oltremare dal 15 al 17 settembre, si prepara ad aprire nuovamente le porte al pubblico il prossimo weekend, dal 22 al 24, con un’esplosione di colori, profumi e sapori provenienti da paesi lontani come Giappone, Cina, Thailandia, Vietnam e India. Il programma dell’evento comprende concerti, danze tradizionali, cerimonia del tè, vestizione del Kimono, yoga acrobatico e il tanto atteso Holi Festival, la festa tipica della tradizione spirituale induista dedicata ai colori e all’amore. Tra mattina e sera si susseguiranno oltre 400 spettacoli, esibizioni e dimostrazioni nei diversi padiglioni della Mostra, accompagnati da esposizioni di prodotti artigianali e culinari che proietteranno i visitatori in un’atmosfera magica ed affascinante, alla scoperta del folklore e delle antiche tradizioni orientali. Festival dell’Oriente 2017, tra arte, cultura e spiritualità Il percorso della Mostra è articolato in diverse aree tematiche, allestite appositamente dalle ambasciate e dai consolati dei paesi orientali presenti, offrendo al pubblico una full immersion nelle terre del Sol levante. Numerosi stand di prodotti tipici mostreranno al pubblico stoffe, abiti, gioielli, candele, spezie, incensi, tatoo, elementi di arredo, ceramiche, kimoni, oggettistica, creme e molto altro ancora, per accontentare i gusti di tutti i visitatori. Sui palchi si alterneranno diversi spettacoli di danza, dalla coreana alla egiziana, dalla thailandese alla Bollywood dance, e saranno inoltre presenti maestri ed atleti nelle aree tatami per proporre al pubblico performance e seminari di Aikido, Karate, Ju Jitsu, Tai Chi Chuan e tutte le arti marziali Orientali. Non mancheranno i settori dedicati alla spiritualità, dove si incontreranno induismo, buddismo, confucianesimo, zen, cristianesimo, taoismo, scintoismo, sciamanesimo ed altre religioni e filosofie di profondo fascino, rivolte a coloro che vogliono intraprendere un cammino di consapevolezza e crescita interiore. Ampio spazio sarà dedicato allo Yoga e al mondo olistico in generale, alla scoperta del benessere e dell’armonia del corpo e della mente, con sedute di meditazione, scambi, conferenze e pratiche che spazieranno dal Bhakti-Yoga all’Hatha-Yoga, dall’Astanga-Yoga al Karma Yoga e molte altre. Da non perdere, infine, l’ampia gamma di massaggi (Shiatsu, Thailandese, Indonesiano etc.), cosmetici, discipline bionaturali e terapie alternative. Festival dell’Oriente e gastronomia Gli spettatori di questa edizione del Festival 2017 saranno accolti da invitanti profumi ed inediti sapori provenienti da Cina, Giappone, Thailandia, India, ma anche da paesi la cui cucina è meno nota, come Sri Lanka, Indonesia e Tibet. Si potranno gustare spiedini di pollo, riso con verdure, spaghetti di soia, involtini primavera, tempura di gamberi, polpette ripiene di carne e spezie, riso basmati con pollo e zafferano, frittelle di lenticchie gialle piccanti, sushi, doriaki, baklawa e tante altre specialità, comprese quelle vegane e vegetariane. Come partecipare all’evento I biglietti si acquistano alle casse situate all’ingresso della fiera, alla apertura delle stesse i giorni di durata del Festival. Il prezzo intero è di 12 euro, mentre il ridotto è di 5 euro, riservato agli accompagnatori dei disabili ed ai ragazzi dai 5 ai 10 anni (compiuti). E’ possibile acquistare i biglietti anche tramite prevendita online (solo biglietto intero ad un prezzo di […]

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Napoli & Dintorni

“Without Borders”: opere d’ arte prive di confini formali, nel salotto buono di Palazzo Serra di Cassano

Il 10 Maggio, nello storico Palazzo Serra di Cassano, è stata inaugurata l’ associazione culturale MaPiLs. L’ opening è stato affidato all’ artista Gaetano Orazio ed alla sua esposizione dal titolo “Without Borders”, a cura di Maria Pia De Chiara, collaborata da Stella Orazio e Maria Laura Baldascini. L’esposizione sarà aperta al pubblico fino al 20 Giugno. Gaetano Orazio, poeta e pittore, torna a Napoli dopo 30 anni condividendo il concept di MaPils. Il progetto espositivo sposa perfettamente con l’ idea di Maria Pia De Chiara di offrire alla città un spazio libero. MaPiLs è molto di più di una semplice galleria, è un luogo dove si può vivere e respirare l’ arte. Appena si entra nell’ “open space”, sedendosi comodamente in poltrona, è possibile sfogliare uno dei tanti cataloghi contenuti nella libreria vintage. Gli ospiti sono avvolti da bianche pareti dove con cura e professionalità Maria Pia ha creato un dialogo emozionale tra le opere in mostra. Without Borders: “dal vocabolario della polvere” Gaetano Orazio propone una rivoluzione con il suo linguaggio. L’ anima dell’ artista è la base della sua poetica. Su tele prive di cornici, segni, macchie e colori appaiono energie tratte da Madre Terra e “sorella poesia”. Il suo linguaggio riprende elementi romantici tra arte e vita. Come artista e come poeta si fa interprete ed intermediario tra la natura e l’ uomo. Gaetano esprime il suo stato d’animo e i sentimenti attraverso la violenza del colore, la sintesi della forma e l’incisività del segno. Da espressionista astratto, Gaetano, esalta la deformazione dei corpi, l’esasperazione dei colori e la consistenza tonale del chiaroscuro. L’uso dei colori , cancellando la distinzione tra figure e sfondo, dando come risultato una composizione alquanto astratta ma chiaramente nostalgica, disorienta lo spettatore. Maria Pia De Chiara, che ringraziamo, ci ha detto che “l’open space in futuro accoglierà mostre fotografiche, installazioni e performance. A tal proposito ricorda che il 12 Maggio, alle 20.30, Gaetano Orazio proporrà agli ospiti di MaPiLs, “Effetti postumi”, performance artistica istantanea con la partecipazione di Moreno Pirovano”.

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Napoli & Dintorni

Acappella di Corrado Folinea ospita “Solo cose belle”

Il 28 Aprile, presso la preziosa galleria d’arte contemporanea Acappella di Corrado Folinea, è stata inaugurata la mostra dal titolo “Solo cose belle” a cura di Tenzing Barshee; in collaborazione con Spazio Artisti, programma di residenze in Pozzuoli – Napoli. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 10 Luglio 2017. Corrado Folinea, punta per la collettiva di primavera su quattro giovani artisti stranieri: Daphne Ahlers, Vittorio Brodmann, Daniel Faust e Lilli Thiessen. Il progetto espositivo portato in mostra ha per oggetto “Solo cose belle”, un richiamo alla bellezza e al suo valore simbolico, causando nel fruitore delle opere ansia (per la perdita della bellezza) e piacere al tempo stesso per chi la possiede. La bellezza iconica della scultura “Never Let Jealousy Threaten Female Bonds” di Daphne Ahlers, racconta la leggenda del cadavere di una donna ritrovata nella Senna nel 1880 che si pensò si fosse suicidata. La donna, dall’ identità misteriosa, divenne simbolo di bellezza e per la ricerca della sua identità le si fece un calco in cera del bel viso. Una maschera mortuaria prodotta in serie, idealizzata e forse anche venduta. Il mito dell’“Ignota della Senna” viaggiò oltreoceano sbarcando negli Stati Uniti dove la maschera era conosciuta anche come “La Bella italiana”, per la bellezza pari alla Monna Lisa. L’artista, con la sua scultura in latex, ha attribuito nuovi significati all’immagine del mito. Cinque maschere scultoree verde alga in fila ricoperte da lunghe trecce. Una scelta, quella dell’ artista, di celare una volta per tutte l’immagine di una donna suicidatasi con il solo intento di sparire, di essere dimenticata per sempre. Daphne, stupisce e sorprende lasciando il segno. La galleria Acappella di Corrado Folinea racconta storie d’artisti contemporanei Vittorio Brodmann, con le sue opere fa della pittura un medium la cui finalità estetica è superata dal messaggio del pittore. Daniel Faust, porta in mostra oscuri oggetti museali attraverso le sue bizzarre fotografie scattate in giro per il mondo. Lilli Thiessen, adopera materiali naturali come sabbia o conchiglie, raccolte sulle spiagge degli Stati Uniti e in Normandia, per le sue composizioni astratte. Un richiamo geografico e materico, che fa nascere la voglia di viaggiare. Modi diversi per raccontarsi e creare bellezza. Per chi avesse la curiosità di fare un giro a Via Cappella Vecchia, 8 può trovarsi circondato da “solo cose belle”.

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Recensioni

“Edipo Re: oltre la fine la città nuova”, lo spettacolo-dialogo al festival MANN

In occasione del festival MANN al Museo Archeologico Nazionale è andato in scena, nella sala Teatro, “Edipo Re: oltre la fine la città nuova”, un dialogo-conferenza-spettacolo nato dalla collaborazione tra l’autrice-attrice Lucilla Giagnoni, la storica-grecista Fiammetta Fazio e i musicisti Luca Nulchis ed Egidiana Carta. 11/09/2001: una data scolpita a caratteri indelebili nelle nostre memorie, un giorno in cui tutto il mondo è stato spettatore in diretta di una tragedia che ha puntato i riflettori su New York, città simbolo dell’inattaccabile nel momento della sua Apocalisse, che diventa palcoscenico di un disastro destinato a cambiare irrimediabilmente la politica internazionale. È a partire da questo doloroso evento che l’autrice trae ispirazione per questo dialogo che inizia dalla parola “Fine” per poi intraprendere un percorso di risalita: Devi reagire, trovare parole di bellezza per uscire dall’inferno è il pensiero vitale che scaturisce di fronte ad una tale barbarie, spingendo ad una profonda ricerca di verità che permette di scostare il velo di tutto ciò che è occulto, rivelando l’“Oltre”, altra parola chiave, che indica cieli nuovi e terre nuove da esplorare per trovare risposte. Nasce così una riflessione su cos’è la Responsabilità, cos’è la Politica, cos’è la Città e il Saper Vedere oltre la Fine. Città e Teatro, un binomio indissolubile nell’Edipo Re “Polis” in greco non indica solo la città-stato, ma anche il modello politico tipico dell’antica Grecia, un “luogo dell’azione” caratterizzato dalla partecipazione attiva dei cittadini liberi alla vita politica. “Théatron”, invece, deriva dal greco “théaomai”, “vedere”, ed è il luogo della contemplazione che costituisce uno spazio straordinario, letteralmente “che esce dall’ordinario”, proiettando lo spettatore in un “altrove” che, il più delle volte, non è poi così distante dal reale. La tragedia dell’Edipo Re di Sofocle, ambientata nell’Atene del V sec. a.C., porta in scena il dissidio interiore di un uomo che inconsapevolmente diventa assassino del padre Laio e sposo incestuoso della madre Giocasta, facendo avverare la profezia dell’Oracolo di Delfi e gettando una maledizione sulla città di Tebe, che viene afflitta dalla peste. Edipo allora interroga il cieco Tiresia, affinché riveli l’assassino di Laio e liberi la città dalla terribile piaga: l’indovino inizialmente si rifiuta, ma poi accusa lo stesso Edipo di essere l’autore dell’omicidio e dunque la causa di tutti i mali che affliggono il suo regno. Questa rivelazione innesca un meccanismo di autodistruzione che porta Giocasta al suicidio ed Edipo ad accecarsi, scegliendo di lasciare lo spazio politico per consentire alla città di rigenerarsi oltre la fine. Tutti i personaggi sono interpretati dalla Giagnoni che, con notevole maestria, si immedesima in ognuno di essi, coinvolgendo lo spettatore e rendendolo partecipe del loro dramma. Particolarmente ricca di pathos è l’impersonificazione di Edipo (“Oidípus”, “dai piedi gonfi”), tiranno dispotico e, nello stesso tempo, benefattore della sua città, il quale vuole conoscere il perché della peste ma non riesce ad accettare la verità, rifiutando le parole altrui che mettono in discussione le sue certezze. Il suo problema è quello di non vedere i legami tra passato e futuro, ed in questo è più cieco di Tiresia, perché interroga ma non ascolta ed […]

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Paola De Rosa: metafisica del contemporaneo a Castel dell’Ovo

Il 12 Aprile, nella splendida cornice del Castel dell’Ovo, è stata inaugurata la mostra d’arte contemporanea dal titolo “Vie Crucis”, dell’architetto Paola De Rosa. Mostra che sarà aperta al pubblico fino al 25 Aprile, ed è stata realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli. La personale è stata allestita nelle Sale delle Terrazze dove le bianche pareti hanno assunto colore con le geometrie meta–surrealiste dell’artista Paola De Rosa. Il progetto espositivo esprime ciò che esiste oltre l’apparenza sensibile della realtà empirica. La prospettiva dei lavori presenti in sala è costruita secondo molteplici punti di fuga incongruenti tra loro, l’occhio del fruitore dell’opera è costretto a ricercare l’ordine di disposizione delle immagini. Superfetazioni architettoniche riempono lo spazio vuoto di personaggi. Paola De Rosa: meta-surrealismo ridotto all’osso Paola De Rosa, architetto vinto dalla pittura, ci ha concesso una breve intervista. Una riflessione sulla mostra. La mostra è una doppia raccolta di lavori dal medesimo titolo. La prima datata 2012, la seconda del 2015. Da pittrice prima e da architetto dopo ho subito anche il fascino dell’arte antica. Da giovanissima ho metabolizzato la pittura di Giotto, Masaccio, Piero della Francesca. Si può notare un chiaro riferimento alle “Carceri d’Invenzione di Giambattista Piranesi” incise tra il 1745 e il 1760. Ho fatto una indigestione di tutto il ‘ 900: Balla, Boccioni, Soutine, Ensor, Bacon per approdare, infine, ad un mio stile. Nelle tue opere non ci sono personaggi. Geometrie immateriali e carni al sangue sono protagoniste. Perchè? La carne come simbolo è un chiaro riferimento alla passione di Cristo. Della figura umana resta solo il lacerto e la carne sanguinante dell’agnello di Dio. La scelta della carne come soggetto principale dei miei lavori trova una risposta poco artistica. Mi piace la carne. Ho un ottimo macellaio. La carne diventa segno e simbolo, con forme ben delineate, seppur opportunamente deformate per accentuare la loro bellezza. La gamma cromatica è ridotta all’osso e le singole Stazioni più drammatiche diventano frammenti di nature morte. Il titolo della mostra è molto forte. C’è un messaggio cristiano che vuoi lanciare? Ho scelto un titolo che nasce da una ricerca artistico- teologica. Il messaggio è soggetto ad interpretazioni, ma prima bisogna passare per tutte le Stazioni della mia Via Crucis. Vie Crucis è visitabile a Napoli – Castel dell’Ovo, Sala delle Terrazze dal 12 al 25 aprile 2017. Orari: dal lunedì al venerdì (14-19); sabato (10-19); domenica e festivi (10-14) Ingresso: libero.

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The Young Pope: la fotografia di Gianni Fiorito a Palazzo Reale

Il 10 Aprile, nel suggestivo spazio dell’Ambulacro di Palazzo Reale di Napoli, è stata inaugurata la mostra fotografica di Gianni Fiorito “The Young Pope/la mostra”, a cura di Maria Savarese. Un omaggio che la Regione Campania, in collaborazione con il Polo museale della Campania, ha voluto fare al premiatissimo regista napoletano e a Gianni Fiorito, fotografo e suo collaboratore. La mostra sarà aperta fino al 13 Giugno. Trentotto grandi foto raccontano la prima regia televisiva del Premio Oscar Partenopeo. Un percorso di immagini tra personaggi, scene, ricostruzioni di quello che è stato il più importante evento televisivo dell’anno, realizzato sul set durante i lunghi mesi in cui Gianni Fiorito – fotografo di scena – ha seguito la lavorazione della serie tv, una produzione internazionale (Wildside, Shy, HBO, Canal +) con un pubblico diffuso in 110 paesi. “The Young Pope/la mostra” è la sintesi fotografica della famosa saga televisiva e dei suoi personaggi. Scatti fatti ad arte per raccontare immagini di scena, immagini di backstage, dove si evidenzia il rapporto tra registi e attori. Un lavoro meticoloso, quello di Fiorito, per ripercorrere la creazione del Papa rivoluzionario firmato Sorrentino. The Young Pope: un Papa rivoluzionario Maria Savarese, storica e critica d’arte, e il fotografo di scena Gianni Fiorito, ci hanno concesso una breve intervista. “The Young Pope/ la mostra”, riflessione di Maria Savarese. “Torno a lavorare con il maestro Gianni Fiorito dopo tre anni, curai la prima mostra antologica dedicata alla filmografia di Paolo Sorrentino. Young Pope è stato l’evento televisivo del 2016 con 15 milioni di telespettatori solo in Italia. La scelta dell’Ambulacro di Palazzo Reale non è casuale, la lunghezza è di 36 metri come un rollino fotografico srotolato; sono state allestite 38 fotografie che raccontano immagini di backstage, immagini di scena, maraccontano anche l’uso scenografico del notevole patrimonio architettonico e paesaggistico italiano, e narrano la creazione in studio di ambienti non utilizzabili dal vero (la Cappella Sistina e altri ambienti vaticani). La mostra è corredata da un catalogo edito da Arte’m, più che un catalogo, un vero e proprio libro che ripropone le immagini in mostra e non solo. L’esposizione fotografica sarà itinerante per l’Italia e presto lo sarà anche all’estero”. Il rapporto tra cinema e fotografia di scena per il maestro Gianni Fiorito. “La mia narrazione fotografica, anche se parte da strumenti tecnici simili a quelli cinematografici, è un racconto completamente diverso. Un luogo, un dialogo, lo stato d’animo di un personaggio possono essere raccontati in cinematografia con un movimento di macchina, un cambiamento di fuoco, un tempo di ripresa, lungo o breve, in ogni caso beneficia dell’uso della parola. In fotografia lo stesso luogo, lo stesso stato d’animo o dialogo dev’essere racchiuso unicamente in uno scatto, e senza colonna sonora. Da qui nasce la necessità della sintesi”.

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Louise Bourgeois: Voyages Without a Destination da Studio Trisorio

Il 23 marzo è stato avviato il primo dei tre appuntamenti con l’artista Louise Bourgeois. Al Museo Madre è stato proiettato il film “Louise Bourgeois: The Spider, the Mistress and The Tangerine” (2008). Il film è stato commentato da Jerry Gorovoy – presidente della Easton Foundation di New York – storico assistente e amico dell’artista francese. Jerry Gorovoy, con affetto e voce rotta dalla commozione, ha ricordato la sua maestra segnando i passaggi salienti dei lavori dell’amica; vita, quella di Louise, finita all’età di 98 anni dopo molteplici sperimentazioni artistiche senza precedenti. Partendo proprio dal titolo della mostra “Viaggio senza una destinazione”, Gorovoy ha raccontato il significato di quel cammino aneddotico che ha avuto, per la Bourgeois, un inizio ma mai una fine. Installazioni di grandi dimensioni: ragni, come madri simbolo di creazione. Disegni all’apparenza elementari come richiamo all’abbandono. Sculture bizzarre dalle interpretazioni curiose. Il secondo appuntamento si è tenuto il 24 marzo presso lo Studio Trisorio, dove è stata inaugurata la mostra di Louise Bourgeois dal titolo “Voyages Without a Destination”. Le opere saranno esposte fino al 17 giugno. In mostra quattro sculture in bronzo e 34 disegni – metà dei quali inediti – realizzati dall’artista fra il 1940 e il 2009, che testimoniano “l’intero percorso della sua poetica in un ampio arco cronologico”. Il progetto espositivo esplora le emozioni umane partendo proprio dal corpo. I lavori, dai disegni alle installazioni, affrontano temi importanti come “la memoria, la sessualità, l’amore e l’abbandono, dando forma alle paure più profonde, per esorcizzarle”. Louise Bourgeois ha lavorato indefessamente nella sua vita attraversando le avanguardie del ‘900, è stata nominata Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministro della Cultura francese ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali. Louise Bourgeois: simbolismo senza tempo per un dialogo contemporaneo Sabato 25 marzo, si è concluso il progetto espositivo presso il Museo di Capodimonte dove è stata inaugurata la mostra “Incontri sensibili” a cura di Sylvain Bellenger, in collaborazione con lo Studio Trisorio; dove fino al 17 giugno sarà possibile visitare, per la prima volta in Italia, l’opera Femme couteau (2002) di Louise Bourgeois in dialogo con il Martirio di Sant’Agata, opera seicentesca di Francesco Guarino. Ancora una volta l’artista francese, con l’opera Femme couteau, mette a nudo le emozioni esorcizzando la paura con l’arte. Simbolismo senza tempo per un dialogo contemporaneo.

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L’arte del femminile: una pluralità di significati

Il 18 Marzo, è stata inaugurata nella esclusiva cornice del Museo Pignatelli la mostra fotografica “L’arte del femminile” a cura di Giuliano Sergio. L’esposizione è stata promossa dal Polo museale della Campania in collaborazione con “Incontri Internazionali d’Arte” e la Galleria Massimo Minini. A Napoli 90 opere di tre artiste: Julia Margaret Cameron -Florence Henri – Francesca Woodman, acclamate internazionalmente per lo straordinario ruolo storico e culturale, rimarranno esposte fino al 1° Maggio 2017. Il progetto espositivo indaga “le tre maggiori figure della storia della fotografia che per epoca non si sono mai incontrate.” Grazie a numerosi prestiti, ogni autrice è presentata attraverso trenta immagini. Il filo conduttore è la fotografia, linguaggio moderno e funzionale atto a creare un dialogo ideale che proietta il fruitore delle opere nella vita di tre donne passate alla storia come anticonformiste. Le loro immagini ci accompagnano in un viaggio lungo un secolo e mezzo che ha visto un radicale mutamento della donna nella società occidentale. L’arte del femminile in bianco e nero Giuliano Sergio, curatore affabile e di rara cultura, ci ha concesso una breve intervista. Una sua riflessione sulla mostra? Il tema della donna è un tema molto sentito. Ci sono state delle mostre molto interessanti, una a Parigi, ad esempio, intitolata “Chi ha paura delle donne fotografe”. L’idea di questa mostra è nata associando tre fotografe internazionali: Julia Margaret Cameron- Florence Henri- Francesca Woodman; dalle personalità emblematiche, a cinquant’anni di distanza l’una dall’altra, hanno narrato ciascuno la propria epoca. Le tre protagoniste della mostra hanno inteso rappresentare la figura femminile in una continua indagine identitaria attraverso il medium fotografico. È possibile scoprire strani parallelismi attraverso un secolo e più di storia; secolo fondamentale per l’identità femminile. La donna ha preso coscienza e ruolo nella società. Perchè ha scelto proprio la Cameron, la Henri e la Woodman? Si è scelto per tre grandi maestre della storia della fotografia. Si sono selezionate, poi, alcune immagini riguardanti la percezione femminile. La proposta è quella di osservare insieme questa visione che la donna costruisce di se stessa attraverso l’obiettivo fotografico. In che modo le avanguardie artistiche del ‘900 hanno influenzato la produzione di Florence Henri e di Francesca Woodman? In verità in un certo qual modo anche Julia Margaret Cameron ha attraversato un’avanguardia. Sono tre sperimentatrici straordinarie; la Cameron sembra un’autrice tradizionale, ma in realtà quando lei produceva era criticatissima. La fotografia che era nata circa venti anni prima come specchio della realtà con la Cameron diviene il suo modo di creare un dialogo con la pittura. Per i fotografi del tempo, ciò era uno scandalo. La cosa che unisce le tre artiste è la capacità di utilizzare le ricerche, il linguaggio della propria epoca e di quella precedente per realizzare un discorso di sintesi; pensando alla Woodman, le sue autorappresentazioni sono un compendio iconografico che spazia dalla compostezza classica – evocata e profanata con l’uso del nudo – alla tradizione surrealista che irrompe nelle immagini con una carica corrosiva, fino all’espressività esistenziale che si consuma nella dimensione […]

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Attualità

My Dream di Giuseppe Rapicano alla Galleria Mediterranea

Il 16 Marzo, nella storica Galleria Mediterranea di Saverio Ammendola, è stata inaugurata la mostra di Giuseppe Rapicano dal titolo My Dream. Le opere resteranno esposte fino al 4 Aprile negli spazi della Galleria in Via Carlo De Cesare, 60 Napoli. Il progetto espositivo indaga il fenomeno dell’immigrazione attraverso l’osservazione dei suoi drammi e di come essi si manifestino attraverso il dolore di chi li vive. Giuseppe Rapicano, nella sua ricerca artistica, passa dalla scultura all’incisione, maturando da architetto le prime esperienze di disegnatore. Giuseppe Rapicano: disegni d’architettura alla Mediterranea Giuseppe, artista affabile, ci ha concesso una breve intervista. Quanto ha contribuito la tua formazione d’ architetto nella tua produzione? Bella domanda, la mia vita professionale ha sicuramente influito sulla mia produzione artistica. Sono arrivato ad un punto di rottura per ragioni personali nell’esercizio della mia attività e ho deciso di dedicarmi solo all’ arte. L’eredità che ho ricevuto dalla professione è l’amore per il disegno. L’immigrazione è uno dei fenomeni sociali mondiali più problematici e controversi, dal punto di vista delle cause e delle conseguenze. Qual’ è il tuo approccio al fenomeno? È una problematica che mi dà pensiero. Sono partito dal dramma che divide molte madri dai loro figli in partenza per nazioni sviluppate. La mia produzione è semplicemente una testimonianza di quelle donne “indignate” per il fatto che nonostante i sacrifici non siano riuscite a tenere la famiglia unita. Da poco si è chiuso il Giubileo della Misericordia. Come hai vissuto questo evento straordinario? Con straordinarietà e con una riflessione sulla vita. Quando Dio crede in noi stessi, anche noi siamo chiamati ad infondere speranza ed opportunità agli altri. Anche se si chiude la Porta Santa, rimane sempre spalancata quella della Misericordia. La mostra è intitolata My Dream perché? I sogni, a volte, si avverano. Sognavo da bambino di riempire le bianche pareti di una Galleria importante come quella di Saverio Ammendola. Grazie all’opportunità che mi è stata offerta, oggi sto toccando con mano quel sogno.

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