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Eroica Fenice

La Tag: mostra a napoli contiene 11 articoli

Napoli & Dintorni

Paola De Rosa: metafisica del contemporaneo a Castel dell’Ovo

Il 12 Aprile, nella splendida cornice del Castel dell’Ovo, è stata inaugurata la mostra d’arte contemporanea dal titolo “Vie Crucis”, dell’architetto Paola De Rosa. Mostra che sarà aperta al pubblico fino al 25 Aprile, ed è stata realizzata in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli. La personale è stata allestita nelle Sale delle Terrazze dove le bianche pareti hanno assunto colore con le geometrie meta–surrealiste dell’artista Paola De Rosa. Il progetto espositivo esprime ciò che esiste oltre l’apparenza sensibile della realtà empirica. La prospettiva dei lavori presenti in sala è costruita secondo molteplici punti di fuga incongruenti tra loro, l’occhio del fruitore dell’opera è costretto a ricercare l’ordine di disposizione delle immagini. Superfetazioni architettoniche riempono lo spazio vuoto di personaggi. Paola De Rosa: meta-surrealismo ridotto all’osso Paola De Rosa, architetto vinto dalla pittura, ci ha concesso una breve intervista. Una riflessione sulla mostra. La mostra è una doppia raccolta di lavori dal medesimo titolo. La prima datata 2012, la seconda del 2015. Da pittrice prima e da architetto dopo ho subito anche il fascino dell’arte antica. Da giovanissima ho metabolizzato la pittura di Giotto, Masaccio, Piero della Francesca. Si può notare un chiaro riferimento alle “Carceri d’Invenzione di Giambattista Piranesi” incise tra il 1745 e il 1760. Ho fatto una indigestione di tutto il ‘ 900: Balla, Boccioni, Soutine, Ensor, Bacon per approdare, infine, ad un mio stile. Nelle tue opere non ci sono personaggi. Geometrie immateriali e carni al sangue sono protagoniste. Perchè? La carne come simbolo è un chiaro riferimento alla passione di Cristo. Della figura umana resta solo il lacerto e la carne sanguinante dell’agnello di Dio. La scelta della carne come soggetto principale dei miei lavori trova una risposta poco artistica. Mi piace la carne. Ho un ottimo macellaio. La carne diventa segno e simbolo, con forme ben delineate, seppur opportunamente deformate per accentuare la loro bellezza. La gamma cromatica è ridotta all’osso e le singole Stazioni più drammatiche diventano frammenti di nature morte. Il titolo della mostra è molto forte. C’è un messaggio cristiano che vuoi lanciare? Ho scelto un titolo che nasce da una ricerca artistico- teologica. Il messaggio è soggetto ad interpretazioni, ma prima bisogna passare per tutte le Stazioni della mia Via Crucis. Vie Crucis è visitabile a Napoli – Castel dell’Ovo, Sala delle Terrazze dal 12 al 25 aprile 2017. Orari: dal lunedì al venerdì (14-19); sabato (10-19); domenica e festivi (10-14) Ingresso: libero.

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Napoli & Dintorni

The Young Pope: la fotografia di Gianni Fiorito a Palazzo Reale

Il 10 Aprile, nel suggestivo spazio dell’Ambulacro di Palazzo Reale di Napoli, è stata inaugurata la mostra fotografica di Gianni Fiorito “The Young Pope/la mostra”, a cura di Maria Savarese. Un omaggio che la Regione Campania, in collaborazione con il Polo museale della Campania, ha voluto fare al premiatissimo regista napoletano e a Gianni Fiorito, fotografo e suo collaboratore. La mostra sarà aperta fino al 13 Giugno. Trentotto grandi foto raccontano la prima regia televisiva del Premio Oscar Partenopeo. Un percorso di immagini tra personaggi, scene, ricostruzioni di quello che è stato il più importante evento televisivo dell’anno, realizzato sul set durante i lunghi mesi in cui Gianni Fiorito – fotografo di scena – ha seguito la lavorazione della serie tv, una produzione internazionale (Wildside, Shy, HBO, Canal +) con un pubblico diffuso in 110 paesi. “The Young Pope/la mostra” è la sintesi fotografica della famosa saga televisiva e dei suoi personaggi. Scatti fatti ad arte per raccontare immagini di scena, immagini di backstage, dove si evidenzia il rapporto tra registi e attori. Un lavoro meticoloso, quello di Fiorito, per ripercorrere la creazione del Papa rivoluzionario firmato Sorrentino. The Young Pope: un Papa rivoluzionario Maria Savarese, storica e critica d’arte, e il fotografo di scena Gianni Fiorito, ci hanno concesso una breve intervista. “The Young Pope/ la mostra”, riflessione di Maria Savarese. “Torno a lavorare con il maestro Gianni Fiorito dopo tre anni, curai la prima mostra antologica dedicata alla filmografia di Paolo Sorrentino. Young Pope è stato l’evento televisivo del 2016 con 15 milioni di telespettatori solo in Italia. La scelta dell’Ambulacro di Palazzo Reale non è casuale, la lunghezza è di 36 metri come un rollino fotografico srotolato; sono state allestite 38 fotografie che raccontano immagini di backstage, immagini di scena, maraccontano anche l’uso scenografico del notevole patrimonio architettonico e paesaggistico italiano, e narrano la creazione in studio di ambienti non utilizzabili dal vero (la Cappella Sistina e altri ambienti vaticani). La mostra è corredata da un catalogo edito da Arte’m, più che un catalogo, un vero e proprio libro che ripropone le immagini in mostra e non solo. L’esposizione fotografica sarà itinerante per l’Italia e presto lo sarà anche all’estero”. Il rapporto tra cinema e fotografia di scena per il maestro Gianni Fiorito. “La mia narrazione fotografica, anche se parte da strumenti tecnici simili a quelli cinematografici, è un racconto completamente diverso. Un luogo, un dialogo, lo stato d’animo di un personaggio possono essere raccontati in cinematografia con un movimento di macchina, un cambiamento di fuoco, un tempo di ripresa, lungo o breve, in ogni caso beneficia dell’uso della parola. In fotografia lo stesso luogo, lo stesso stato d’animo o dialogo dev’essere racchiuso unicamente in uno scatto, e senza colonna sonora. Da qui nasce la necessità della sintesi”.

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Women’s Vision: Rosaria Matarese e Barbara La Ragione dialogano a Palazzo Partanna

Il 7 Aprile, presso gli Uffici dei Private Banker Fideuram in Piazza dei Martiri, è stata inaugurata la mostra Women’s Vision, a cura di Franco Riccardo con il contributo critico di Simona Zamparelli. Il programma, dopo il ciclo di mostre dal titolo Didattica Visiva, si arricchisce di una doppia personale esposizione, quella di Rosaria Matarese e Barbara La Ragione. Negli spazi di Palazzo Partanna, le artiste hanno concepito un percorso di circa trenta opere. Linguaggi artistici differenti si fondono restituendo “una visione del mondo al femminile”. La mostra, visitabile fino al 16 Giugno, inaugura il programma “Complicità e Conflitti.” Arte a confronto che si articolerà in 5 progetti espositivi ospitati nelle due sedi Fideuram di Palazzo Partanna e Palazzo Nunziante e vedrà protagonisti 7 artisti italiani fortemente legati al territorio. In continuo dialogo tra storico e contemporaneo, Rosaria Matarese e Barbara La Ragione, vicine in quanto donne ma lontane in quanto a generazioni, si confrontano; a detta di Simona Zamaparelli: “In un operare diverso Matarese e La Ragione sono le protagoniste dialettiche di una estetica del feticcio…” Le case ideali e le perturbanti maschere di Barbara la Ragione si legano ai lavori di matrice dadaista e surrealista della Matarese. Rosaria Matarese: Dadaismo del contemporaneo Rosaria Matarese, una piccola grande donna, ci ha concesso una breve ma significativa intervista. Una riflessione sulla mostra. Partiamo dal programma “Complicità e Conflitti”; in ogni rapporto, anche in quelli tra artisti, ci sono tanti conflitti, ma anche una buona complicità, a volte. Tra me e Barbara, sul piano concettuale, ci sono delle complicità: il feticcio come simbolo, la drammaticità delle opere, un sentire al femminile. Il conflitto è nei colori, nella tecnica e nei materiali. Questo gioco conflittuale, tra i miei lavori e quelli di Barbara, trova la migliore sintesi nelle parole della Zamparelli laddove afferma che “ il nostro è un gioco alchemico (della costruzione) in cui c’è un passaggio dal feticcio ( quello dell’ io- artista) al feticcio oggettualizzato per i fruitori.” I miei lavori, pezzi assemblati che ricostruiscono un immaginario femminile fatto di denunce, di onirici pensieri e di lingue lunghe che indagano la realtà, hanno radici lontane, in movimenti come il dadaismo, e in artisti come Bosch. Le mie opere sono un invito per, il fruitore, ad entrare nell’ opera, offrendo una visione sulla realtà. Il mio è sempre stato un impegno sociale e politico nel fare arte. In considerazione proprio del fatto che la sua è un’ arte–denuncia, quale messaggio vuole lanciare con quest’ ultima mostra? Trovatevi un maestro da rifiutare per poter crescere. “Uccidete il vostro maestro!” E se il maestro fosse lei? Sarei felice di essere sacrificata alla vera arte.

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La verità nel buio: Omar Galliani e Lorenzo Puglisi dialogano con Caravaggio

Il 1 Aprile, nella preziosa cornice del Pio Monte della Misericordia, è stata inaugurata la seconda parte della mostra Omar Galliani e Lorenzo Puglisi. Caravaggio, la verità nel buio” a cura di Maria Savarese e Raffaella Resch con il contributo critico di Mark Gisbourne. Il progetto si avvale del patrocinio morale del Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura e Turismo, e del Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee. La prima tappa della mostra, tenutasi alla Cappella dell’ Incoronazione di Palermo – spazio off del Museo Riso – ha riscontrato grande attenzione di critica e di pubblico. Il progetto espositivo vede per la prima volta unite due istituzioni autorevoli, come il Polo Museale Regionale d’ Arte Moderna e Contemporanea di Palermo e il Pio Monte della Misericordia di Napoli. Le opere resteranno esposte a Napoli fino al 30 Aprile. Galliani e Puglisi, con opere differenti da quelle esposte a Palermo, si pongono in dialogo diretto con Caravaggio, di cui, presso il Pio Monte, è esposto il capolavoro “Le Sette Opere di Misericordia”. Omar Galliani e Lorenzo Puglisi: antesignani di un nuovo Rinascimento Maria Savarese, storica e critica d’arte, ci ha concesso una profonda riflessione sulla mostra: Omar Galliani e Lorenzo Puglisi hanno dialogato con Caravaggio, anche se in maniera diversa, autonoma e significativa. I due contemporanei si sono ispirati alle invenzioni illusionistiche e drammatiche di Merisi realizzando due omaggi ben distinti per un unico progetto espositivo. Perno delle due ambientazioni sono due capolavori del Maestro. Il primo, la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’ Assisi, del 1609, realizzato per l’ Oratorio di San Lorenzo in Palermo, che fu trafugato nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 e mai più ritrovato; il secondo, Le Sette Opere di Misericordia, eseguito nel 1607 su commissione del Governo del Pio Monte della Misericordia di Napoli. Galliani e Puglisi hanno deciso di utilizzare lo stesso formato della tela di Caravaggio (300 per 200 cm) per due grandi dipinti posti affianco all’ opera del seicento all’ interno della Cappella del Pio Monte. Mentre nella Quadreria appaiono studi di dimensioni più piccole. Galliani realizza un’ opera fortemente simbolica (Genealogia dell’ ombra, 2017, matita su tavola di pioppo). La grande tavola descrive le opere di misericordia attraverso simboli. L’ artista ha eliminato tutte le figure della composizione caravaggesca, come se “il teatro- presepio” di Merisi fosse stato svuotato dei suoi attori, lasciando solo i “segni muti” della Misericordia. Puglisi, invece, con La Misericordia (olio su tela) fa, secondo la sua cifra linguistica, su questa grande tela dal fondo nero, un miracolo dal buio. Un angelo appare dall’ oscurità e con pochi ed essenziali cenni costruisce un movimento dinamico dall’ alto verso il basso e poi verso l’ esterno della tela. Una concentrazione sulle “ombre” caravaggesche, una contemporanea verità nata dalla realtà. La Cappella del Pio Monte si riempe di amici, fotografi e giornalisti. Gli artisti si godono l’ affetto dei molti presenti. Lorenzo Puglisi, artista affabile, trova il tempo per dirci […]

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Napoli & Dintorni

Maurizio Barretta e la sua Life on Mars

Il 31 Marzo, nella storica Galleria di Salvatore Serio, è stata inaugurata la personale di Maurizio Barretta, dal titolo: “Life on Mars.” Le opere resteranno esposte fino al 10 Aprile negli spazi di Via Oberdan 8, Napoli. Il progetto indaga la ricerca del tempo e gli astri sono codici aneddotici, distanti nello spazio e nella memoria. La legge delle stelle, con Maurizio Barretta, è “scritta” su tavola. La superficie profonda e irregolare della tela, simile ad un pianeta, fa da sfondo tattile a rovine terrose. Geometrie e materiali si fondono creando anfratti e solchi profondi nel colore. Ci sono “graffi” su Marte. Planet Landscape, Wawes, Evolution, Translation sono tra le opere più rappresentative di questa mostra. Sfondi lunari, richiami ancestrali per raccontare una ricerca, scientifica ed artistica, che dura da 40 anni. Maurizio Barretta e Salvatore Serio, che ringraziamo, ci hanno concesso una breve intervista. Maurizio, una riflessione sulla mostra partendo dal titolo. Life on Mars è una metafora, uno stato mentale, un relax indispensabile per qualsiasi tipo di produzione, non solo artistica. Come, la formazione scientifica, ha influito sul tuo lavoro? La mia formazione scientifica è sempre presente nei miei lavori, perché nell’ arte c’ è anche la scienza. Ho dosato con lucido equilibrio la componente scientifica con quella sensoriale per arrivare ad una giusta sintesi. La tecnica adoperata per i lavori presenti in sala? La tecnica è mista, ho privilegiato la lavorazione di stucchi ricoperti di acrilici metallici ed elaborate composizioni ad olio per i miei polittici e non solo. I lavori presenti questa sera, sono parte di un progetto? Sì, la mostra fa parte di un gruppo di opere raccolte nell’ ultimo ventennio. Dal 2004 c’è una esposizione permanente delle mie opere nello studio di progettazione e design dell’ingegnere Giancarlo Sannino nelle sale dello storico Palazzo Venezia. Le tue opere nascondono un messaggio? Un messaggio soggetto a varie interpretazioni per chi ha la sensibilità e le chiavi di lettura. Maurizio Barretta: l’ uomo che viene da Marte La galleria si riempe di collezionisti, amici e fotografi. Le note di “Life on Mars” del poliedrico artista londinese David Bowie fanno da sottofondo all’opening di primavera. Signor Serio, perché ha scelto Maurizio Barretta per la sua Galleria? La mia scelta è caduta su di un artista di qualità. Un artista italiano soprattutto. Il mercato dell’ arte è sempre più esterofilo, ma io sono profondamente convinto che i nostri artisti, aldilà della forza economica trainante il mercato estero, siano sempre i migliori al mondo. Preferisco, quindi, scegliere artisti che rappresentino la nostra realtà. La galleria Serio ha puntato, ancora una volta, su un cavallo vincente: Maurizio Barretta; un artista eclettico, che sembra venire da un altro pianeta!

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Napoli & Dintorni

SottoPelle: Group show da Annarumma

Il 29 marzo, nella preziosa Galleria di Francesco Annarumma, è stata inaugurata la mostra dal titolo SottoPelle. Le opere resteranno esposte fino al 15 maggio negli spazi della Galleria di Via del Parco Margherita 43, Napoli. Il progetto espositivo indaga una passione, un amore radicato per la pittura “da meditazione”. Group show, una collettiva dal sapore personale. Personale l’idea, ed intima l’esigenza, quella di Francesco Annarumma, che in questa mostra di primavera si propone di raccontare, attraverso l’esposizione, la sua ricerca di bellezza. Cinque artisti (Giuseppe Adamo, Fergus Feehily, Robert Holyhead, Pieter Vermeersch, John Zurier) diversi per età, geografie ed esperienze in una collettiva nata da un progetto che non diversamente da un tatuaggio incide, sotto pelle, la “fastosa nudità della pittura.” SottoPelle: una piccola grande gratificazione per il gallerista Francesco Annarumma Francesco Annarumma, gallerista affabile che ringraziamo, ci ha concesso una breve intervista. Una sua riflessione sulla mostra? Questa mostra nasce anche per festeggiare il quindicennale della Galleria, una mia piccola gratificazione personale. SottoPelle si propone di condividere un amore per la pittura da meditazione; astratta, minimal, aniconica. Un’arte dispensata dagli aggettivi superflui, che rifiuta etichette. Il mio è un invito ad esplorare la pittura che chiede di essere guardata onestamente, come processo di lavoro sopra e oltre la superficie. Gli occhi, attraverso la tela, la carta e il marmo assorbono i colori. La tela, come la pelle, porta i segni della vita. Una pellicola già incisa, sulla quale continuare a scrivere, cancellare e riscrivere. Una mostra collettiva per dipingere un autoritratto, il suo. Cosa ha visto di se stesso nei cinque artisti scelti per festeggiare i 15 anni di successi della galleria? In John Zurier, che è l’artista più anziano del gruppo, ho ritrovato me stesso nella sua filosofia Zen. Nei lavori su marmo di Pieter Vermeersch, invece, ho riscontrato una certa ostinazione che è parte del mio carattere. Le opere di Giuseppe Adamo, il più giovane del gruppo, sono paragonabili al diagramma di Wiggers. Le pennellate raccontano le increspature dell’anima. La mia è molto sensibile, pertanto ho trovato in Giuseppe una certa affinità d’anime. I lavori di Robert Holyhead sono la sintesi pittorica tra ragione e sentimento. Una battaglia quotidiana che vivo anch’io per trovare il giusto equilibrio tra cuore e ragione. Infine in Fergus Feehily ho riscoperto due qualità umane rare: la delicatezza e la gentilezza. Cinque artisti, una collettiva, ma personale.

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Eventi/Mostre/Convegni

Dinosauri alla riserva naturale Cratere degli Astroni

I dinosauri, creature maestose, amate da grandi e piccini, tornano a solcare il territorio Napoletano con la spettacolare mostra “Dinosauri in carne e ossa” che avrà luogo dal 4 marzo al 5 novembre, presso la riserva naturale oasi del WWF Cratere degli Astroni. L’area protetta nasce all’interno di un antico cratere vulcanico e si presenta come un meraviglioso bosco ricchissimo di flora e fauna. Nel punto più basso della riserva sono inoltre presenti tre laghetti: il Lago grande, il Cofaniello piccolo ed il Cofaniello grande, caratterizzati da una rigogliosa vegetazione tipica delle zone lacustri. Il Cratere degli Astroni, può essere considerato come un polmone verde per la città di Napoli, un pezzo di natura incontaminata a pochi passi dal capoluogo campano. All’interno dell’oasi è possibile, in particolare, trovare animali come la volpe, la donnola il riccio e tantissimi altri, ormai purtroppo sempre più rari nel nostro territorio. Dinosauri al Cratere L’oasi degli Astroni, dal 4 marzo al 5 novembre, sarà la sede di una mostra imprendibile, divertentissima per gli adulti ma magica per i più piccoli! Con le installazioni di “Dinosauri in carne e ossa” il parco si trasformerà in una giungla preistorica. I visitatori, muniti di un apposita mappa, che sarà fornita all’ingresso, potranno immergersi in un avventura unica, alla ricerca di creature ormai scomparse da milioni di anni. La mappa prevede vari percorsi, e per trovare tutte le creature disseminate nel parco, sarà necessario camminare non poco, però ne varrà decisamente la pena, perché la vista di un gigantesco mammut tra gli alberi, di uno spaventoso Spinosauro o di un T-Rex intento a nutrirsi con la sua recente preda, vale assolutamente la fatica. Il punto forte della mostra sta nel fatto che le installazioni, curate nei minimi particolari, sono state collocate in luoghi strategici, in perfetta armonia con l’ambiente circostante, così dando la stupenda impressione di trovarsi di fronte ad animali vivi e vegeti. Il Cratere degli Astroni, luogo di per se meraviglioso, grazie alla mostra “Dinosauri in carne ed ossa”, rende possibile uno straordinario viaggio, di milioni di anni, a ritroso nel tempo. La mostra è aperta il venerdì (dalle 14,30 alle 18,30) ed il sabato e la domenica (dalle 9,30 alle 18,30), con chiusura della biglietteria 2 ore prima. Per gruppi e scolaresche la mostra è sempre aperta previa prenotazione.  Il parco non ospita punti ristoro, ma sono presenti aree picnic. Il percorso, in alcune parti particolarmente scosceso ed impegnativo, non è consigliato alle persone anziane o con limitata capacità motoria. Per informazioni sui costi è possibile chiamare il numero 0815883720 oppure visitare il sito.    

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Attualità

My Dream di Giuseppe Rapicano alla Galleria Mediterranea

Il 16 Marzo, nella storica Galleria Mediterranea di Saverio Ammendola, è stata inaugurata la mostra di Giuseppe Rapicano dal titolo My Dream. Le opere resteranno esposte fino al 4 Aprile negli spazi della Galleria in Via Carlo De Cesare, 60 Napoli. Il progetto espositivo indaga il fenomeno dell’immigrazione attraverso l’osservazione dei suoi drammi e di come essi si manifestino attraverso il dolore di chi li vive. Giuseppe Rapicano, nella sua ricerca artistica, passa dalla scultura all’incisione, maturando da architetto le prime esperienze di disegnatore. Giuseppe Rapicano: disegni d’architettura alla Mediterranea Giuseppe, artista affabile, ci ha concesso una breve intervista. Quanto ha contribuito la tua formazione d’ architetto nella tua produzione? Bella domanda, la mia vita professionale ha sicuramente influito sulla mia produzione artistica. Sono arrivato ad un punto di rottura per ragioni personali nell’esercizio della mia attività e ho deciso di dedicarmi solo all’ arte. L’eredità che ho ricevuto dalla professione è l’amore per il disegno. L’immigrazione è uno dei fenomeni sociali mondiali più problematici e controversi, dal punto di vista delle cause e delle conseguenze. Qual’ è il tuo approccio al fenomeno? È una problematica che mi dà pensiero. Sono partito dal dramma che divide molte madri dai loro figli in partenza per nazioni sviluppate. La mia produzione è semplicemente una testimonianza di quelle donne “indignate” per il fatto che nonostante i sacrifici non siano riuscite a tenere la famiglia unita. Da poco si è chiuso il Giubileo della Misericordia. Come hai vissuto questo evento straordinario? Con straordinarietà e con una riflessione sulla vita. Quando Dio crede in noi stessi, anche noi siamo chiamati ad infondere speranza ed opportunità agli altri. Anche se si chiude la Porta Santa, rimane sempre spalancata quella della Misericordia. La mostra è intitolata My Dream perché? I sogni, a volte, si avverano. Sognavo da bambino di riempire le bianche pareti di una Galleria importante come quella di Saverio Ammendola. Grazie all’opportunità che mi è stata offerta, oggi sto toccando con mano quel sogno.

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Attualità

Living in a box: la mostra di Stefania Sabatino alla Galleria Mediterranea

  Il 10 Marzo, nella storica Galleria Mediterranea di Saverio Ammendola, è stata inaugurata la mostra di Stefania Sabatino dal titolo Living in a box. Le opere rimarranno esposte fino al 3 Aprile negli spazi della Galleria in Via Carlo De Cesare, 60 Napoli. Il progetto espositivo indaga l’ essere umano attraverso l’ osservazione delle sue emozioni e di come esse si manifestino attraverso le movenze del corpo e le sue colorazioni. Stafania Sabatino, nella sua ricerca artistica, passa dal figurativo astratto alle installazioni, maturando negli ultimi tempi un’apertura ai video e alle performance. Saverio Ammendola, gallerista esperto e Stafania Sabatino, giovane artista, ci hanno concesso un’ intervista. Perchè ha scelto Stefania Sabatino per la sua Galleria? Ho puntato su Stefania perché è un ‘ artista di qualità. La mia Galleria ha sempre scommesso sui giovani, e aggiungo italiani. Una sua riflessione sulla mostra? I nuovi lavori di Stefania esaltano il concetto introspettivo dell’ anima. Racchiusi in un cubo di plexiglass ritroviamo i sensi, le esperienze e le passionalità del vissuto. Una mostra dal significato autobiografico. Living in a box: le convenzioni prigioni dell’ anima Stafania, quando e come è nata l’ idea di questo progetto? L’ idea è nata tempo fa; il tutto è iniziato dal lavoro dei cubi. I cubi sono dei contenitori dell’ anima. I contenitori dell’ anima precisamente che cosa rappresentano? I contenitori sono le convenzioni – che io mal digerisco – alle quali siamo tanto assuefatti da non vederle neppure più; ecco perché le scatole sono trasparenti. In sala ci sono lavori tra di loro diversi. Perché? Ho mosso i primi passi con la grafica, poi sono passata alla pittura, sperimentando e mescolando i vari linguaggi artistici. Sento il bisogno di una produzione di cose diverse ma parallele. I cubi sono contenitori dell’ anima sul piano concettuale ma, come puoi vedere, i materiali sposano il gesto pittorico. I lavori alle pareti sono invece come libri aperti. Romanzi da leggere. Anche la scelta dei materiali segue percorsi diversi. Perchè? Mi piace sperimentare l’ effetto dei colori su materiali diversi: legno, tela, tessuto. Come mai il tuo progetto artistico indaga il corpo umano? Mi piace indagare le posizioni, le evoluzioni, i colori. La mia indagine inizia dal classico, la mia formazione è accademica, poi con la maturità mi sono ritagliata un mio stile. I soggetti principali delle tue opere sono le mani, perché? Le mani di un uomo sono, a mio avviso, più espressive del volto. Il viso, a volte, lo escludo dai miei lavori. Preferisco soffermarmi sui particolari anatomici. Un punto di partenza in evoluzione verso altro, “il corpo si smaterializza verso l’ astratto.” Senza alcuna intenzione di volerla etichettare, se volessimo proprio dare una definizione alla tua arte? Nuova figurazione. Non ci tengo però ad essere etichettata ed inserita in un filone. Quali sono state le influenze artistiche? Gustav Klimt e l’ età dell’ oro. L’ oro rappresenta l’ infinito, la luce. Qual’ è il messaggio che vuoi lanciare con la forza dei colori? “Il […]

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Napoli & Dintorni

Junk love: Anna Gramaccia e Simone Zaccagnini

Il 23 febbraio, nella splendida Galleria di Francesco Annarumma, sita a via del Parco Margherita 43, è stata inaugurata la mostra d’arte contemporanea dal titolo Junk love; sarà possibile visitarla fino al 23 Marzo. La doppia personale vede come protagonisti due giovani artisti: Anna Gramaccia e Simone Zaccagnini. La Galleria Annarumma è nota per aver preferito in passato artisti stranieri di qualità, e la scelta coraggiosa di proporre oggi due artisti italiani – Anna e Simone – è determinata dal desiderio di vincere una scommessa con un mercato ormai esterofilo. Il titolo della mostra “Junk love” è stato scelto dall’intellettuale Scott Elliot, amico di Anna e Simone; il suo pensiero, che fa da accompagnamento al testo, si trova sul retro del comunicato stampa, che va ad interpretare al meglio il sentire dei due giovani. Junk Love: arte made in Italy Francesco Annarumma, gallerista esperto, con professionalità e cordialità ci ha concesso un’intervista sulla mostra Junk love Qual è l’ idea alla base della produzione artistica di Simone e di Anna? I due artisti sono vicini sentimentalmente, ma sul piano del lavoro non potrebbero essere più lontani. Simone Zaccagnini realizza dei lavori estroflessi sia sul piano materiale – perché le sue sono delle sculture bidimensionali – sia sul piano ideale; lavori estrusi, imbottiti di gommapiuma. Le opere si risolvono in delle t-shirt colorate di marca “FuBu”, degli anni ’90, in patches, jeans vintage, espressione di una cultura americana Pop. Opere elaborate e personalizzate con maestria tese a superare i confini del tradizionale linguaggio pittorico per approdare ad una dimensione plastica di stampo industriale. Anna Gramaccia, invece, fa l’operazione inversa. I suoi lavori sono introflessi, cercando nella materia le potenzialità che la materia stessa può esprimere. L’ artista usa pochi materiali essenziali, come fogli di carta sovrapposti, che colora a pennarello. Il procedimento di lavorazione è semplice. Si parte dalla materia finita, la carta, per arrivare alla polpa di cellulosa. Pettina con lamette e taglierini il foglio di carta, che una volta sfibrata acquista un volume morbido come batuffoli di cotone. Batuffoli che, senza soluzione di continuità, ripiegati su se stessi vanno a riempire lo spazio di un’intelaiatura. Il tutto poi è fissato con uno spray plastico che dona alla superficie una granulosità, un senso di pulviscolo. Nei lavori di Anna c’ è uno scavare sotto la superficie delle cose? Il lavoro di Anna è molto introspettivo, uno scavare dentro. C’è una meditazione, un lavoro quasi da amanuense benedettino. Volendolo cercare, c’è un punto d’incontro sul piano concettuale tra i due artisti? Non credo che ci sia, ed il fatto che i due giovani si siano sottratti per ragioni di riservatezza ad un’intervista dice molto del loro carattere. Se di incontro si vuol parlare, allora il loro è stato un incontro d’anime.

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