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Eroica Fenice

A-Medeo e i figli teatrali di Eduardo De Filippo

“A-Medeo” (diMarina Cioppa e Michele Brasilio) e i figli teatrali di Eduardo De Filippo

Lo spettacolo teatrale A-Medeo di Marina Cioppa e Michele Brasilio, interpretato da Stefania Remino Antimo Navarra, è incentrato sui caratteri dei figli di Eduardo De Filippo nati dalla stesura delle sue indimenticabili commedie.

A-Medeo: Eduardo De Filippo e la gelida paternità

Lo spettacolo A-Medeo, ritornato per il secondo anno consecutivo (14-15 aprile 2018) sul cartellone del Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli, si prefigura di dare spazio ai figli “teatrali” di Eduardo De Filippo riprendendo e collegando scene e battute d’autore con alcuni monologhi originali, definendosi nel complesso come un “centone teatrale”.

Lo spettacolo A-Medeo nel suo svolgersi rivela così la sua origine giacente su una domanda: se noi conosciamo il destino di personaggi eduardiani come Luca Cupiello, Pasquale Lojacono, Domenico Soriano, Gennaro Jovine, o, andando ancor più indietro nel tempo, Sik-Sik, cosa conosciamo del destino dei figli di Eduardo? Quale la loro vita dopo i drammi, e quale l’eredità da loro raccolta?

Dei “figli teatrali” di Eduardo noi conosciamo il loro percorso sulla scena, la loro crescita sul palcoscenico, la loro catarsi all’interno del testo della commedia. Tutto quello che viene dopo è spesso lasciato all’immaginazione dello spettatore. Un esempio su tutti, Tommasino Cupiello: il suo essere distaccato, chiuso nel suo mondo, o nei suoi giochi (come si vede in chiusura del I atto di Natale in casa Cupiello) è specchio della chiusura del padre Luca, che (nella medesima scena) è dedito al suo presepe, entrambi ignari del dramma di Ninuccia e Concetta; solo con la malattia di Luca (III atto), Tommaso ritorna alla realtà, cresce e matura assumendo sulle sue spalle il destino della famiglia, anche dopo il calare della “tela”.

Inoltre, rievocando le parole di Eduardo pronunciate a Taormina nel 1984, suggestivo brano che ha chiuso A-Medeo, possiamo dire come la paternità biologica e quella teatrale sia vissuta in un ambiente di «gelo», così come lo pronunciò Eduardo. Il gelo del teatro, in cui si può leggere una certa solitudine, nel quale crebbe il compianto Luca De Filippo, è il medesimo in cui vivono i figli teatrali di Eduardo le loro irripetibili vite.

Eduardo De Filippo o il padre attore/autore

Il problema posto da A-Medeo consente anche di riflettere su una questione che può ampliarsi come i cerchi in un lago, scagliata una pietra: i “figli” di Eduardo sono figli dell’attore o dell’autore?

È indubbio che nella fictio scenica esiste un profondo rapporto fisiologico tra padre e figlio, ma i Tommaso e le Ninuccia Cupiello, gli Amedeo Jovine, i Vincenzo De Pretore, o i figli non nati, ma potenziali, come in Sik Sik l’artefice magico, sono figli di Eduardo De Filippo autore, prima che attore. E in quanto figli, anch’essi hanno conosciuto, vissuto e sofferto quel gelo che li raccoglie nel segno del teatro.

E figli di Eduardo sono anche i tanti attori, e autori, che con lui si sono misurati. In ognuno dei figli teatrali di Eduardo batte il cuore di Eduardo; un cuore che continuerà a battere, come egli disse a Taormina, «anche quando si sarà fermato».

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