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Eroica Fenice

Aeternos al Théâtre de Poche: il tempo, la vita e la morte

Un luogo a metà strada tra la vita e la morte chiamato Tempo, in cui gli esseri che lo abitano e lo governano non sono morti, sono semplicemente “non vivi“. È questo lo scenario fittizio che inaugura “Aeternos“, scritto da Ivan Luigi Antonio Scherillo e diretto da Marco Serra, in scena presso il Nouveau Théâtre de Poche dal 25 al 27 aprile, di cui ogni giorno è stato sold out, e di cui si consiglia vivamente la visione, in caso di future repliche.

L’autore e il regista di “Aeternos” riescono a creare una storia piuttosto insolita, che induce il pubblico alla riflessione: se avessi la possibilità di venire a conoscenza del tuo destino, vorresti che ti fosse svelato? Decideresti se vale la pena imboccare il cammino della rinascita, oppure quello dell’oblio? Anche se fossi destinato a un’opera immensa quanto devastante per il genere umano? Questo è il dilemma che dovrà affrontare Joshua, “uno dei tanti” individui che si trovano a passare nell’anticamera della vita o della morte, abitata da esseri eterei dalle fattezze apparentemente marmoree che una volta erano umani, e che hanno deciso di fermarsi qui, dove avrebbero potuto essere guardati, e nel frattempo avrebbero potuto dimenticare l’orrore delle loro esistenze.

Una rappresentazione dai toni ora leggeri e ironici, ora impegnativi e satirici, ma soprattutto carichi di un pathos sempre crescente, accentuato dall’uso creativo delle luci sceniche e dalle musiche, che raggiunge il suo culmine con “Requiem for a dream“, sulle cui note si svolge la scena chiave della rappresentazione, durante la quale, in un climax ricco di suspense, l’identità di Joshua viene rivelata. La storia di Joshua non ha bisogno di presentazioni, ragion per cui non viene narrata in maniera diretta, ma viene svelata gradualmente allo spettatore. Da segnalare positivamente sono le interpretazioni di Noemi Giulia Fabiano, nel ruolo del Tempo, che denigra l’esistenza umana ma ne conosce tutte le sfaccettature, e di Diego Sommaripa, nei panni di Eosforo, la cui storia è ben nota quanto quella di Joshua, ma viene rivelata altrettanto gradualmente durante il confronto con Joshua, in una tenzone che vede l’opposizione Bene/Male, regalando così allo spettatore l’effetto sorpresa, che si domanda fino all’ultimo se Joshua cederà alla proposta tentatrice di Lucifero, uno dei tanti nomi di Eosforo, oppure imboccherà il sentiero illuminato, per realizzare quel destino che Dio aveva progettato per lui.

Vita e Morte, in “Aeternos”, sono poste sotto sotto il controllo del Tempo, che esiste prima di ogni cosa, anche prima del Creatore. Basta l’azione insindacabile del Tempo, perché tutto, anche Dio, cessi di esistere. Ecco perché il vero protagonista di “Aeternos” è il Tempo, attorno a cui fluttuano la Vita, la Morte, e l’apparente libero arbitrio dell’uomo, che si illude di poter scrivere da sé il proprio destino, senza tener conto che qualche entità superiore lo ha predestinato a ricoprire un determinato ruolo nel mondo, a cui non potrà mai sottrarsi, qualora sceglierà di nascere.

Théâtre de Poche, Aeternos – Eroica Fenice

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