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Eroica Fenice

Munch

Al via la rassegna teatrale “Vissidarte”: un viaggio attraverso “I diari di Munch”

Un inizio ex abrupto coglie di sorpresa gli spettatori, ancora in fila per accedere alla sala nella quale sarebbe avvenuta la rappresentazione. Comincia da qui, attraverso le voci che si sollevano tra la gente, lo spettacolo “I diari di Munch”, in scena il 29 agosto, in apertura della terza edizione della rassegna teatrale “Vissidarte – Il teatro racconta i pittori” del teatro TRAM (Teatro, Ricerca, Arte e Musica). Nella suggestiva location della Sala del Capitolo, nel Complesso monumentale di S. Domenico Maggiore, prende forma la travagliata esistenza del pittore Edvard Munch, con uno spettacolo (scritto e diretto da Gianluca Bottoni) che attraversa memorie e conflittualità insite nei quadri e nei diari del pittore norvegese.

Calato all’interno di una scenografia minima, tra luci e musica che seguono le oscillazioni dello stato d’animo, lo spettatore è guidato dagli attori (Gianluca Bottoni, Mara Roberto e Francesca Sarnataro) lungo un viaggio che attraversa i quattro momenti fondamentali della vita dell’artista, dai lutti familiari giovanili al rapporto con lo scrittore Henrik Ibsen, acuto osservatore dei suoi quadri, alla relazione malata con Tulla Larsen, conclusasi con un colpo di pistola che costò ad Edvard la perdita di un dito, fino al ricovero nella clinica psichiatrica di Copenaghen.

L’arte di Munch come “benefica liberazione” per Vissidarte

Percorrendo le tappe del travaglio emotivo e personale dell’artista, attraverso una scena “in divenire” che si avvale dell’ausilio di oggetti semplici, come sedie e fogli sparsi sul pavimento, lo spettatore assiste alla genesi spirituale dei maggiori capolavori del pittore norvegese, in uno spettacolo che si sviluppa non “davanti” ma “intorno” al pubblico, il quale non può sottrarsi ad un totale coinvolgimento, fino a fondersi emotivamente con l’oggetto della rappresentazione.

L’arte di Munch è uno strumento di autoconfessione e catarsi, come si legge nei sui stessi diari: “Quando dipingo la malattia e la sofferenza, solo allora io avverto una benefica liberazione”. Essa non è altro che la raffigurazione visiva dei solchi lasciati dalla malattia e dalla sofferenza nella vita dell’artista, come la morte della sorella e della madre, momenti della messa in scena dal forte impatto emozionale, ed i suoi diari costituiscono la riorganizzazione e la messa per iscritto di tale turbe psichiche.

Tra predestinazione e libero arbitrio a Vissidarte

Ma la vita di Munch introduce anche il complesso tema della predestinazione dell’uomo, quel fil rouge che lega intere generazioni come anelli di una catena, attraverso la quale si tramanda, di uomo in uomo, il peso familiare delle sovrapposizioni psichiche ed emotive, e ne provoca, come nel caso del pittore, l’autodistruzione.

Dopo aver assistito alla rappresentazione, lo spettatore ritorna a casa accompagnato da quella riflessione che riguarda, in prima persona, ciascun essere umano: continuare a portare comodamente avanti quella catena o decidere di spezzarla, con i rischi che ne conseguono?

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