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Eroica Fenice

Riccardo Citro

Alessandro e Maria, il caso di Riccardo Citro

 E poi… Ci siamo noi un uomo e una donna
 con tutte le nostre speranze le nostre paure
 che a fatica ogni giorno cerchiamo di capire
 cos’é questa cosa che noi chiamiamo amore.

Alessandro e Maria. Uomo e donna. Due corpi e due spiriti, o forse non tanto così equilibrati. Infatti in lei hanno preso spazio i sentimenti, sensazioni ed emozioni che ne hanno fatto un’anima priva di involucro, desideri e aspirazioni amorose che a lui sono concessi, e voluti, solo dal corpo; per Alessandro conta il voluttuoso piacere dell’amore in solitudine, quello che una volta accesa la luce è solo un ricordo, basta un attimo per dimenticarsi dell’eccitazione e ritornare al presente. Maria invece guarda al futuro, a costruire una vita che abbia un senso, prova a guardare al passato con la possibilità di ricominciare dagli errori e potere rimediare, in qualche modo.

Recensione dello spettacolo di Riccardo Citro

Il caso di Alessandro e… Maria – da Giorgio Gaber e Sandro Luporini è stato rappresentato al Circolo Teatro Arcas dal 27 al 30 Novembre, per la regia di Riccardo Citro. Ad accompagnarlo sul palco Viviana Cangiano, in un continuo dialogo a due che ci trasporta verso l’interiorità femminile e maschile, in un’ intersecazione che riflette la vita di coppia, le problematiche più profonde di una relazione matura, con tutti i difetti (e non le virtù) anche più stereotipati di un uomo e di una donna, in alcuni punti gli stessi topoi del quotidiano che trapiantati sulla scena risultano essere comici. Così Alessandro e Maria si raccontano, partendo dal loro primo incontro in ascensore, un evento casuale che li portò piano piano ad innamorarsi, a scoprire quegli stessi fantasmi che li hanno portati a lasciarsi, a cercare di comprendere come mai non riescono lo stesso a dividersi.

Come una donna che aspetta il proprio uomo, Maria immagina il prossimo incontro, si ritrova ad esaltare la propria bellezza “in movimento” allo specchio, con la tipica scarsa autostima femminile, quella del sentirsi costantemente inadeguata nel corpo. Sandro invece guarda all’innamoramento dal punto di vista di una idealizzazione, perché un rapporto è faticoso, è molto più facile vivere nella costante ma confortevole considerazione che la donna sia un angelo, “il più bel fiore del giardino”. Ecco che subito si rivelano le paure di lui, il terrore di soffrire nuovamente, di essere pugnalato dalla purezza dell’amore, apparentemente innocente; e le paure di lei, quelle di ritrovarsi sola, non madre, la condizione esistenziale di dovere fare i conti con se stessi quando il tuo tempo sta per scadere.

Tutta la storia viene accompagnata dal filosofico pensiero di Giorgio Gaber, fino alla fine con Quando sarò capace d’amare cantata dai due attori, dove in ultimo si palesa la necessità sia nell’uomo che nella donna di un amore perfetto, ma che nella realtà non è mai tale.

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