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Eroica Fenice

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American Buffalo al Teatro Bellini, una moneta per la vita

Dal 14 al 19 novembre, il Teatro Bellini ospita in scena American Buffalo, testo del 1975, scritto dal premio Pulitzer David Mamet, qui riadattato dallo scrittore partenopeo Maurizio de Giovanni.
Lo spettacolo, interpretato e diretto da Marco D’Amore, vede tra i suoi protagonisti, oltre a D’Amore, Tonino Taiuti e Vincenzo Nemolato.

American Buffalo, tutto per una moneta

Qual è il valore della vita umana?
Questione filosofica, da sempre discussa nei migliori e peggiori salotti. 
In “American Buffalo” di Mamet, qui riadattato in salsa napulegna da de Giovanni, non si riflette sul suo aspetto economico, come in altri testi, ma ci si concentra su quello spirituale ed esistenziale.
Don l’Americano, Bobbi e il Professore, personalità contrastanti, mentalità diverse eppure tutti quanti uniti inossidabilmente allo stesso posto, attratti da quel centro di gravità permanente che è la “puteca” di Don, un rigagnolo di cianfrusaglie e oggettistica, dove, in quella definita dal Professore stesso “proprio una giornata del cazzo”, tutto avviene.
I fili tessuti di un destino, scritto dagli stessi interpreti più di quanto possano immaginare, si tirano e cadono, uno dopo l’altro, fino a rivelare ogni aspetto, ogni eccentricità e segreto su quella che è una piccola comitiva di outsider, di uomini soli che cercano di condividerla  e dividersela quella solitudine.

Il tempo sembra non esistere all’interno del locale di Don, le ore vengono scandite solamente dalle parole dei personaggi, tutto è perfettamente fermo, stabile e immobile, proprio come l’eterno ritorno di certe realtà urbane, in cui anche il cambiamento sempre già vecchio.
L’inesorabilità del finale è palese sin dai primi istanti, quelle vite e la loro rotta sono scrutabili ad occhio nudo, eppure, in qualche modo, l’ambizione dei personaggi resta fermamente sospesa nell’aria per tutto il tempo, una nuvola di sogno, dove esistenze deprivate di qualsiasi successo sembrano volersi distendere a qualsiasi costo.

Un plauso va fatto alle interpretazioni singole dei personaggi, pregnanti e sentite. Taiuti, D’Amore e Nemolano sono “se stessi”, caratterizzano, in maniera quasi caricaturale, i propri elementi, non lasciando alcun dubbio allo spettatore su ciò che vede. Un piccolo neo è nella regia di D’Amore, che sceglie di non concedere un’unità sentimentale agli attori in scena, persino lì dove proprio sembra più necessaria, lasciandoli divisi e separati in entità distinte senza concessioni alcune.

Così, la Napoli di notte, già decantata da maestri il cui nome è troppo alto per essere pronunciato, si ripete ancora, si consuma all’interno del Bellini, lasciandosi alle spalle una notte di pioggia, di dolore e tormento. Eh sì, lasciandosi dietro proprio una giornata del cazzo.