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Eroica Fenice

Arianna

“Arianna” di Nicola Galiero in scena a Il Primo

Una cella, tre porte, tre matti. Un labirinto mentale forse senza uscita per chi non riesce a vivere in un mondo complicato, fatto di regole inconcepibili e senza sorrisi. Come Alice nel paese delle meraviglie, Arianna cerca la sua storia, la sua vita, il suo essere felice: Riusciranno i suoi bottoni a procurarle un gomitolo di filo?”

Arianna, tratto dal romanzo “I bottoni di Arianna” di Paolo Bigniami, va in scena al Teatro “Il Primo” il 30 e il 31 maggio con la regia di Nicola Galiero, rappresentando il contorto e segreto mondo di chi non riesce a vivere la quotidianità sociale con le sue regole ed imposizioni, con le ingiustizie e la continua privazione di libertà che caratterizzano la società umana, un viaggio nella complessità mentale propria di tre uomini i quali alle imposizioni e alla consuetudine hanno voltato le spalle, scegliendo di vivere nell’assoluta naturalezza.

Nicola Galiero porta al Primo il disagio psichiatrico 

Una donna senza nome vive nella cella di un ospedale psichiatrico, dove è stata internata per la sua stravaganza, per la sua follia. I colori della cella non appaiono tetri, le forme non sono monotone e regolari, e le tre porte, che all’interno contengono luce e specchi, generano serie di colori ed ombre, ed un’alternanza di luci calde e fredde perfettamente aderenti al tono della rappresentazione: questo luogo metafisico sembra non avere netti confini.

La reclusione è resa surreale anche dalle improvvise uscite di scena della protagonista: oltre al suo reale compagno di cella, Nicola, con il quale vive un rapporto di urla e schiamazzi, ci sono i suoi amici invisibili, tra le quali c’è Arianna. La Protagonista conserva un ricordo tangibile dei suoi amici eterei: dei bottoni, custoditi gelosamente in una tasca della sua veste.

A un certo punto della rappresentazione nella scena irrompe un saltimbanco, uno stravagante artista di strada che mantiene la sua libertà di girare il mondo, continuando a dipingersi la faccia, a sorridere alle persone arrabbiate e a desiderare un mondo più giusto, senza troppe regole, troppa violenza, troppo grigiore: nella cella è questo il desiderio condiviso, che inonda una situazione difficile di tantissima allegria e ingenuità, un po’ come se davanti si avesse nient’altro che bambini sognatori, ma un po’ più grandi.

Durante lo spettacolo di Nicola Galiero, ad accompagnare, c’è l’incantevole chitarra di Giampaolo Ferrigno, che dona dolcezza all’ambiente teatrale, contribuendo ad incastonare ogni singola battuta in una cornice metafisica. Davvero fantastico il modo in cui viene affrontato il tema della follia, sopratutto adesso che gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari si avviano verso la chiusura. Uno spettacolo imperdibile, profondo e leggero allo stesso tempo, dai colori forti e, per quanto possa stranire inizialmente lo scambio di folli battute tra i personaggi, usciti dalla sala il loro modo di pensare diventerà familiare, quasi naturale e consueto.

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