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Ascanio Celestini e i suoi Discorsi alla Nazione

Da mercoledì 15 aprile Ascanio Celestini torna a Napoli con il suo ultimo spettacolo, Discorsi alla nazione, che resterà in scena al Teatro Nuovo fino a domenica 19. 

Uno spettacolo multiforme e composito, in cui varie sezioni completamente diverse tra loro entrano in contatto creando, alla fine, un effetto complessivo di paradossale armonia.

Come fa spesso, Celestini accoglie il pubblico (mentre in sottofondo si ascoltano discorsi politici di vario genere) stando in platea, chiacchiera con chi ne ha voglia, risponde alle domande dei curiosi, saluta gli amici, poi sale sul palco, lasciando le luci della sala accese. Questa scelta crea un cortocircuito per il pubblico: lo spettacolo è iniziato, ma sembra ancora di essere in una sorta di limbo della rappresentazione. In questa parte dello spettacolo Celestini fa Celestini: è un uomo di sinistra -cosa che ripete in modo quasi ossessivo- che mette gli astanti di fronte al loro qualunquismo, che -probabilmente- è anche il suo.

Ascanio Celestini racconta la guerra civile

Al centro della rappresentazione una società nel bel mezzo di una guerra civile, in cui l’unica preoccupazione dei cittadini sembra essere la pioggia perenne che bagna le città. –Perchè la guerra coinvolge solo alcuni, mentre la pioggia riguarda tutti– spiega al pubblico l’autore e attore dello spettacolo. Viene messa in scena la vita di un condominio, attraverso le chiacchiere dei suoi abitanti, chiacchiere da bar si potrebbe dire, da cui si evince come le persone riescano ad occuparsi solo di quello che li riguarda da vicino. La guerra non dà loro fastidio, mentre le piccole insidie del quotidiano li tengono distratti e impegnati. 

Alla fine dello spettacolo Ascanio Celestini mette in scena un vero e proprio comizio, in cui un dittatore cerca di convincere i suoi concittadini ad eleggerlo. Il paradosso è che sia un leader -anzi un aspirante tale- a mettere gli elettori di fronte alle loro mancanze: sono stati loro ad insegnare a chi li governa cosa potevano pretendere. Sono stati i cittadini a fare sì che gli uomini al potere approfittassero di loro, a lasciarli fare, a non prendere ciò che gli spettava e a credere che i governanti avrebbero fatto ciò che sarebbe stato meglio per loro. 

Una interessante riflessione politica che mette il pubblico di fronte alle proprie mancanze di cittadini, di fronte al disinteresse per la politica, di fronte all’accettazione passiva delle decisioni di chi governa. E non importa essere di destra o di sinistra (anche se Celestini è di sinistra e lo ripete come un ritornello all’inizio dello spettacolo): basterebbe essere più consapevoli e non lasciarsi distrarre dalla pioggia

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