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Eroica Fenice

Pier Francesco Pingitore, Buon compleanno!

“Buon compleanno” di Pier Francesco Pingitore al Teatro Cilea

Buon compleanno è lo spettacolo che va in scena dal 20 al 22 marzo  al Teatro Cilea, nel quartiere Vomero, a Napoli.
Per la regia di Pier Francesco Pingitore, con un cast assolutamente italiano –anzi molto romano!- composto da Martufello, Nadia Rinaldi, Stefano Ambrogi e Manuela Villa, è narrata la storia di una serata speciale nella quale il signor Scorcelletti (Martufello) vorrebbe festeggiare il proprio compleanno con la moglie (M. Villa) e i suoi due amici. Ma non sempre succede tutto quello che vorremmo. Di fatti, d’improvviso la comparsa di un uomo che sembrerebbe solo un semplice cameriere, che sta servendo la torta di compleanno al festeggiato, stravolge l’intreccio. Il centro della storia diventa così lo strano caso della sparizione di una ragazza, cameriera di un hotel del Tirolo che è entrata in contatto con i protagonisti e con loro avrebbe intrattenuto relazioni oscure fino al momento della presunta scomparsa.

Si tratta di un giallo comico, il cui linguaggio leggero, a tratti scurrile e permeato dalla flessione e dai modi di dire romaneschi, è il perno del discorso stesso. Mentre la trama infatti, passando da una scena da commedia all’italiana ad un giallo dai toni dell’assurdo, scivolando nella classica fiaba, si presenta nodosa. Il linguaggio degli attori la smentisce rivelandosi senza pretese e alla portata di tutti e di tutti i giorni. La scena non cambia mai: la cena mancata, il giallo inatteso, la fiaba pensata come la ciliegina sulla torta, si svolgono tutte su una scena che ritrae la camera da pranzo con i divani e le porte delle altre stanze.

Pier Francesco Pingitore racconta il reale con leggerezza

È uno spettacolo semplice e leggero, piuttosto genuino, quello di Pier Francesco Pingitore. La ricerca dell’assassino (o del rapitore) diventa incalzante, i toni si fanno accesi, la tensione sale, ma, come in ogni giallo che si rispetti irrompe, inaspettato, il colpo di scena, per un motivo che non sarà mai chiarito: lo spettatore entra in simbiosi con le scelte che adesso dovranno effettuare i protagonisti, si rendono conto del compromesso che questi stanno accettando, sono consapevoli che si è disposti a dare in pasto alla tv la propria vita personale. L’uomo è disposto oggi a mettere alla mercè delle luci dei riflettori intere serate, compresi i momenti più sconci, intimi e le dichiarazioni più folli e indegne. E la ricompensa potrebbe solo essere una manciata di euro, spiccioli in confronto all’intimità della propria vita. Ma perché? Perché delle persone normali, che incontri ogni giorno per strada, possono essere disposte a cedere la propria vita privata in cambio di fasulla celebrità? Perché tutti devono sapere tutto di tutti? Martufello risponde a queste domande alla fine dello spettacolo, con un monologo carico della chiara volontà di far capire al pubblico che con certi programmi televisivi e con l’uso smodato dei social network si perde l’originalità degli eventi della propria vita e si finisce per collezionarne tanti, ma tutti uguali tra loro, come accade con  i selfie nei cellulari dei ragazzi. Sembra di essere qui nel finale di una fiaba. E forse è questa la volontà del regista: sperare che il teatro sia il ponte solo tra due cose, la vita di tutti i giorni e la fiaba pura.

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