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Eroica Fenice

Buccirosso presenta una famiglia quasi perfetta al Trianon Viviani

Carlo Buccirosso presenta una famiglia quasi perfetta al Trianon Viviani

Comincia dallo studio dell’avvocato Percuoco, un Azzeccagarbugli che prova a districarsi tra la sua segretaria incapace e l’infinità di carte che la legislatura italiana gli pone davanti, l’avventura di Salvatore Troianiello alla riconquista del suo passato, alto un metro, che gli è stato sottratto da ventiquattro anni di galera.

Un passato che porta il nome di Pinuccio, il suo unico figlio, abbandonato all’età di tre anni, quando in preda ad un raptus di follia, Salvatore decise di ammazzare sua moglie, destinando il bambino ad un affidamento da parte dei Terracciano, famigliola borghese che da più di vent’anni, ormai, si prende cura del bambino affetto dal morbo di Matusalemme e che, a ventinove anni, si appresta ormai a diventare un “giovanotto” a tutti gli effetti.

Carlo Buccirosso, accompagnato dalle brillanti interpretazioni della sua compagnia, ci apre, in chiave comica e mai banale, ad uno dei temi più delicati ai quali la vita può porci davanti: il richiamo del sangue paterno o la scelta di continuare a vivere con i genitori adottivi. Una tragedia quotidiana cui la nostra esistenza ci ha ormai tristemente abituati. È dunque l’alternanza tra lo spirito violento di Troianiello e il calore familiare dell’accogliente casetta residenziale dei coniugi Terracciano, la diversità degli ambienti a confronto, dai quali Buccirosso trae spunto per rendere le gag di questa commedia ancora più incalzanti, ridicole e buffe, proprio perché forti di una diseguaglianza in cui il comico napoletano imperversa, grazie al suo stile inconfondibile fatto di ritmo e tempi comici serrati.

Carlo Buccirosso, un padre sconclusionato che vuole fare il padre a tutti i costi

Accompagnato dalla tenera interpretazione di Davide Marotta, da Rosalia Porcaro nei panni dell’insoddisfatta coniuge Terracciano, Gino Monteleone e Peppe Miale, Buccirosso, dopo un primo atto quasi “tranquillo”, in cui sembra quasi voler studiare la situazione, si carica di una forza recitativa che solo il teatro comico napoletano sa dare e ci accompagna all’epilogo della vicenda, in un crescendo di battute esilaranti in cui non risparmia nessuno dei personaggi in scena.

In scena al Teatro Trianon Viviani, Una famiglia… quasi perfetta, scritta e diretta da Carlo Buccirosso, è un intelligente percorso sulle difficoltà di costruzione di un nucleo familiare. Sul desiderio di paternità e il pentimento represso di chi vuole a tutti i costi recuperare l’amore di un figlio, gettato alle ortiche da errori del passato. È quel presente che si vuole rendere “normale” a tutti i costi, la ricerca di una vita tranquilla, in cui il comico napoletano non risparmia attacchi velati ad una burocrazia, quella italiana, fatta di scartoffie e corruzione, e che, quindi, poco tiene conto del sentimento. Una visione ironica, ma non troppo, sull’accettazione di una disabilità di un figlio cui solo un genitore sa tenere capo. È un ruolo insolito quello di Buccirosso, padre inconsapevole di una tenerezza, che parte da lontano e che per ventiquattro anni aveva tenuto nascosta.

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