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Eroica Fenice

Cock

“Cock” di Silvio Peroni all’Officina Teatro di San Leucio

Uno dei temi più scottanti del nostro presente storico in scena all’Officina Teatro di San Leucio, in provincia di Caserta, con “Cock” di Mike Bartlett per la regia Silvio Peroni, Traduzione Noemi Abe. Con Sara Putignano, Fabrizio Falco, Jacopo Venturiero, Enrico Di Troia.
John vive con lui, vive con lui una vita agiata, apparentemente piena di amore. Ma poi si innamora di lei e allora confusione e smarrimento diventano il centro di una drammaturgia divertente ed accattivante. Un’indecisione che non attiene strettamente ad un’identità sessuale minata nel profondo, ma il classico dubbio che attanaglia chi si trova davanti ad un bivio. Due strade, due vite diverse e una scelta che tarda ad arrivare. E che arriva, pur non arrivando mai.

“Cock” di Silvio Peroni: oltre l’omosessualità

Ci si potrebbe fermare all’apparenza, relegando al tema dell’omosessualità tutta la sceneggiatura sostenendo l’una o l’altra fazione come in uno squallido dibattito politico, schierandosi a favore di un personaggio per idee e diritti, o dall’altro per regole e convenzioni. Ma Cock non è questo, non vuole esserlo e se lo è solo per una casualità. Perchè Cock parla di due storie, di due amori, di due mondi, forse tre, anzi quattro. E come ogni storia è una storia a sè, con il proprio carico emozionale di schemi sconvolti. C’è chi ha storie di rose e cene, chi di musica e perversioni, chi di orsetti che aspettano i treni. Dietro ci sono uomini, donne, uomini e donne, donne e donne, uomini e uomini. Questa è solo una questione di pelle ed ossa che poco ha a che fare con decisioni importanti.

Cock sul ring, senza esclusione di colpi

Una lotta animata, appassionante. E un finale senza vinti, nè vincitori. E un’identità che si piega alla volontà del sentire comune, da chi ci vorrebbe perfettamente calati nel ruolo che un giorno pensammo di riconoscere, e che per mostrarci coerenti e fieri non dovremmo mai più abbandonare. Ma chi siamo ce lo siamo mai chiesti? John ci prova. Ma non ha tregua. Schiacciato tra chi sostiene che la famiglia tradizionale – uomo donna, bambini, natale – sia la strada della felicità e chi, invece, è detentore di verità assolute solo perchè lotta per i diritti umani, per la libertà di amare chi si vuole, facendo gran rumore per salvare il mondo dall’ipocrisia, senza avvicinarsi mai emozionalmente a quelle persone che crede di difendere. E tutti a chiedere “John cosa sei?” e nessuno a preoccuparsi di sussurargli “John chi sei?”.
Perchè John si è innamorato di pelle e anima, di piedi e mani, di chi cucina per lui perchè lui non è capace, di un cuore e di un sesso, della possibilità di essere felice, di orsacchiotti che aspettano i treni per chiedere scusa, delle debolezze e delle assurdità, di un fegato e di denti. Se tutto questo appartiene ad un uomo o ad una donna davvero credete abbia così importanza?

Lasciate ad ognuno la propria storia. Gioite dell’amore, abbiate tenerezza per chi ne è privo. Ma sostenete sempre il diritto all’identità, a salvare la propria storia, qualunque essa sia, anche se non rispetta i canoni di una società, o di chi la combatte. La vostra storia è ciò che siete. La vostra identità. Abbiatene cura.

Roberta Magliocca

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