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Eroica Fenice

Cristina Comencini

Cristina Comencini alle prese con la modernità con Tempi Nuovi

L’autrice e regista romana porta in scena Tempi Nuovi con Ennio Fantastichini e Iaia Forte

Arriva al Napoli Teatro Festival il nuovo lavoro di Cristina Comencini Tempi Nuovi, che vede la firma dell’autrice romana sia per la drammaturgia che per la regia per una co-produzione della Compagnia Enfi Teatro e del Teatro Stabile del Veneto. 

Ad essere centrale è il tema della modernità, intesa sotto tutti gli aspetti possibili: modernità sia sotto il profilo attinente alle tecnologie, alle nuove vie di comunicazione, ma anche modernità a livello sociologico, intendendo quindi quel divario immenso che si crea tra padri e figli, tra “I vecchi e i giovani” di Pirandelliana memoria. Viene quindi sottolineata la differenza di valori tra il passato ed il presente, senza però mai giudicare con sufficienza l’uno o l’altro periodo storico, ma anzi volendo di proposito cercare di analizzare le due realtà con una neutralità molto apprezzata dallo spettatore che ride di gusto sia di fronte a talune abitudini dei giovani di oggi piuttosto bizzarre, quanto a tragicomici tentativi degli adulti di sembrare moderni ma con risultati disastrosi.

L’imparzialità di Cristina Comencini sotto questo punto di vista rende questo lavoro una disamina sulla modernità, un confronto generazionale dove alla coppia dei genitori formata da  Giuseppe e Sabina, si contrappongono i due figli Antonio e Clementina creando quindi un tessuto narrativo fatto di racconti, rievocazioni del passato con quegli album di famiglia che ormai sembrano solo un lontanissimo e sbiadito ricordo, memorie di un passato ormai troppo lontane dalla modernità.

Quella modernità che non accetta tentennamenti, esige un immediato adattarsi alle nuove circostanze pena l’esclusione dal vivere civile e sociale, persino per uno storico affermato come Giuseppe che di fronte alle tecnologie attuali ammette di essere un “troglodita”.  Poiché i Tempi Nuovi non si possono capire fino in fondo, alle volte è opportuno accettarli, senza farsi troppe domande. Poiché nelle domande stesse è ravvisabile quel pensiero analitico che è intrinsecamente legato al passato, e quindi inutile e superfluo per la contemporaneità.

 

Un’analisi al vetriolo dei tempi moderni quella di Cristina Comencini che con occhio Pirandelliano vede con umorismo le vicende di una famiglia contemporanea

Ma la modernità, come si diceva, intende portare delle novità non solo a livello delle “connessioni” tecnologiche bensì anche umane: quando la figlia Clementina annuncia alla famiglia di avere una compagna la quale per di più aspetta un bambino ecco che nuovamente le certezze della famiglia verranno nuovamente minate e messe in discussione. Viene quindi a crearsi un dibattito sul valore della famiglia, sulla possibilità di due donne di crescere un bambino, sulle prospettive educative, che riempiono di dubbi una coppia, quella di Giuseppe e di Sabina, che di domande su questa cosa forse prima non se l’erano mai poste. Ecco che anche in questo caso è l’umorismo ad essere il protagonista, con uno stile narrativo che anche sull’argomento fa sorridere e riflettere.

La risposta dell’autrice è assolutamente favorevole, concludendo che, nonostante questa situazione denoti qualcosa di evidentemente nuovo, proprio come i tempi di cui si parla nel titolo dello spettacolo, non si può far altro che vivere la realtà e comprendere che forse questi Tempi Nuovi non sono poi così distanti dai Tempi di una volta, e che criticarli senza tentarli di comprendere è vana ignoranza e irrazionalità.

Ennio Fantastichini e Iaia Forte sono i protagonisti di questa mise, dimostrandosi anche stavolta come due nomi del panorama attoriale italiano in circolazione tra i più validi e meritevoli di successi. Al loro fianco, i giovani Marina Occhionero e Nicola Ravaioli si mostrano altrettanto validi e convincenti tanto da innestare una sinergia positiva tra le quattro figure sulla scena che fa gustare una drammaturgia contemporanea divertente ma riflessiva, un testo intelligente e costruito su misura per questi quattro interpreti.

Lo spettacolo è in scena l’unidici e dodici giugno al Cortile d’onore del Palazzo Reale, con due sold-out consecutivi per entrambe le sere.

Non resta che applaudire questo spettacolo, che ricorda, specie nel finale, quella visione di Italo Calvino che nelle sue Lezioni Americane parlava della leggerezza, elemento essenziale della modernità e strumento inevitabile per comprenderla; è solo cercando di essere leggeri come una piuma e osservare le cose dall’alto nella loro interezza come un aquila nel cielo che si può comprendere il tutto, che si riesce a capire e a vivere in quelli che nello spettacolo sono, appunto, i Tempi Nuovi.

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