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Eroica Fenice

Capitan Matamoros

Crudele d’amor – I Viaggi di Capitan Matamoros

Capitan Matamoros. «Piangete o Grazie, e voi piangete Amori,/ feri trofei di morte, e fere spoglie/ di bella coppia cui n’invidia e toglie,/ e negre pompe e tenebrosi orrori»
Questi e molti altri sono i versi che Torquato Tasso dedicò alla vicenda dei due nobilissimi amanti, Maria d’Avalos e Francesco Carafa. Innamorati ma uniti in matrimonio con altri, consapevoli del loro destino ma troppo appassionati per cercarvi riparo.
Morti nella medesima notte, nella medesima stanza e dalla stessa mano armata. Uccisi per vendicare l’onore offeso, dal conte Gesualdo, marito della bella Maria, nonché autore di numerosi madrigali. 

Era la notte tra il 16 e 17 ottobre 1590 e i corpi insanguinati dei giovani innamorati giacevano in una pozza di sangue.

 Era la sera del 28 settembre 2016 e i corpi non più in vita di Maria e di Francesco tornarono ad amare e il rimpianto di Gesualdo a gridare sottovoce.

Capitan Matamoros. Sullo sfondo dell’affascinante Chiesa di Santa Maria Donnaregina vecchia, monumento trecentesco, carico di storia e misticismo, l’Associazione Teatrale Aisthesis ha messo in scena Crudele d’amor.

La scena, nuda d’ogni sipario, costruita a piante centrale, si apre sulla folle malinconia del conte Gesualdo, il cui nome viene fatto risuonare spesso come simile ad un canto funebre. A morire è la coscienza e l’innocenza di Gesualdo, il suo sonno ed il suo amore.
Pur innamorato di Maria d’Avalos, sua giovane sposa, il conte, scoprendola in compagnia di Francesco Carafa e trovando dunque riscontro ai pettegolezzi che sperava infondati, non potrà fare a meno di vendicare il proprio onore ferito. Viene dunque istituito un processo contro l’unico sospettato e a fare da giudice è il pubblico, che potrà dunque assistere alle testimonianze e i racconti di chi fu il protagonista di quella storia sventurata d’amore e morte, il “crudele d’amor” che si è macchiato di sangue.

Lo spettacolo è il settimo della rassegna intitolata I Viaggi di Capitan Matamoros, dedicata alla Commedia dell’Arte e condotta nei luoghi storici di Napoli. Deve la sua origine alla raffinata penna di Stefania Bruno, che è stato in grado di rendere vivo, attraverso le sue parole dal sapore antico, un passato mai sopito.
La regia e la direzione dei movimenti di Luca Gatta, anche attore in scena nei panni del conte Gesualdo, hanno collaborato a rendere plastica l’idea di corpi immobili che tornano a muoversi e di storia ferma e archiviata che torna ad essere presente. I gesti sono apparsi quelli di statue che tornano ad essere carne, difficili e morbidi al medesimo tempo.

Gian Mario ContiFrancesca Della Monica, il merito di aver creato un pentagramma di suoni e voci in grado di far vibrare l’aria e l’anima degli spettatori, accompagnandoli nella loro rinuncia della realtà e nel conseguente abbraccio con la finzione teatrale.
Assoluta la bravura dei cinque attori in scena, (Luca Gatta, Angela Dionisia Severino, Paola Maria Cacace, Valentina Martiniello, Salvatore Valentino) che più di una volta, attraverso repentini cambi d’abito, sono riusciti a dar voce a personaggi diversi ma con la stessa potenza artistica. 
A tutti il merito di aver creato uno spettacolo imprevedibile, suggestivo.

Il prossimo spettacolo della rassegna I Viaggi di Capitan Matamoros, Respiro di donne, andrà in scena domani 30 Settembre, alle ore 20.00 nel Complesso di San Gennaro all’Olmo.