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Eroica Fenice

Cunti di Sfessania e la Commedia dell'Arte

Cunti di Sfessania e la Commedia dell’Arte

Ieri sera nella Sala del Capitolo del convento di San Domenico Maggiore è andato in scena Cunti di Sfessania, spettacolo che fa parte della rassegna I viaggi di Capitan Matamoros, un evento dedicato alla Commedia dell’Arte.

La rappresentazione è coerentemente tratta da quelle che sono le stampe seicentesche dell’incisore francese Jacques Callot, una serie di disegni atti a raffigurare i cosiddetti “Balli di Sfessania”, la forma probabilmente più antica della tarantella napoletana. Dai tratti audaci, estrosi, netti, sono volti a suscitare immediatamente nell’osservatore gli intenti dei personaggi in maschera presentati, proprio come accade in questo spettacolo, per la regia di Luca Gatta. Quest’ultimo impersona Pulcinella, servo di un giovane Orazio, di origini veneziane e probabilmente nobili, che da poco è ritornato in quella che dice di essere la città più bella del mondo. Orazio si innamora al primo sguardo di Donna Lucrezia, la quale però è promessa sposa di Silvio, figlio dello scabroso Pantalone. Silvio ha in realtà tutt’altro in mente per il suo futuro, attratto più da se stesso quanto dalla musica; a concludere il circolo di equivoci e rocambolesche capriole c’è Arlecchino, che sconquasserà, per la sua smodata esigenza di cibo, tutti i piani del suo padrone, il quale vuole legare in matrimonio i due giovani, Silvio e Lucrezia, e prosperare grazie ad una ricca eredità.

Sfessania viene raccontata attraverso la Commedia dell’Arte

Così come tutta la rassegna itinerante de I viaggi di Capitan Matamoros 2016, Cunti di Sfessania è anch’esso emblema della più capace riproposizione della Commedia dell’Arte italiana, in cui a teatro, scenario di innumerevoli storie intricate, i personaggi improvvisavano esclusivamente sulla base di un canovaccio. Lo spettacolo in questo caso si fa forza soprattutto sull’importanza che assumevano le maschere, caratteri e topos della commedia. Gli attori (oltre al regista: Angela Dionisia Severino, Paola Maria Cacace, Salvatore Valentino, Valentina Martiniello, Paolo Aguzzi, Elena Fattorusso) rendono vivi tali maschere non solo attraverso le movenze, in una riproposizione costantemente in movimento – a passi di danza -, ma anche attraverso i dialetti del luogo a cui ogni personaggio fa riferimento. Il bergamasco del fanfarone Arlecchino si mischia così al veneziano del padrone Pantalone, una caratterizzazione che si rivela anche grazie all’indole che ogni maschera possiede. Infatti, niente può nascondere l’avarizia del vecchio e l’esigenza di conquistare una giovane donna: neanche la fame carnevalesca e carnascialesca del suo servo. Di contro, la nostalgia tipica di Pulcinella che si rivela nella voce sottotono di Gatta, il quale si affianca all’esuberanza di Olivetta, serva di Lucrezia, e che finirà per sposare.

Musiche, scene e disegno luci ad opera dell’Associazione Teatrale Aisthesis.

Ilaria Casertano

 

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