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Eroica Fenice

Delitto/Castigo

Delitto/Castigo, lettura a due voci al Bellini con Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini

Gli uomini si dividono in ordinari e straordinari. Quelli ordinari devono vivere nell’obbedienza e non hanno diritto di violare la legge, perché essi, vedete un po’, sono appunto ordinari. Quelli straordinari, invece, hanno il diritto di compiere delitti d’ogni specie e di violare in tutti i modi la legge, per il semplice fatto d’essere straordinari.  

Delitto e castigo

Una città fantasma, San Pietroburgo, e una girandola di ubriachi, pazzi, idioti, suicidi, miserabili e lussuriosi. Uno sfondo buio e un giovane studente intento a scrivere un articolo, Rodiòn Romànovič Raskòl’nikov. Inizia così il viaggio nella vicenda e nel vortice delirante di ossessioni del personaggio uscito dalla penna di Fëdor Dostoevskij che ieri, al Teatro Bellini di Napoli, aveva le movenze e la voce di un incredibile Luigi Lo Cascio.

L’uccisione di Alena Ivànovna, una vecchia usuraia, la premeditazione dell’omicidio, ma soprattutto gli effetti emotivi, fisici e mentali che ne seguono. Delitto/Castigo è un racconto tormentato della presa di coscienza della colpa. Un romanzo polifonico in cui ogni personaggio rappresenta in qualche modo un’idea, un’ossessione, un punto di vista. In cui la realtà, attraverso il racconto in terza persona, è continuamente interrotta e aggredita dalla voce interiore del protagonista. A un altrettanto incredibile Sergio Rubini sono affidate le voci degli altri personaggi. Lo vediamo in scena, con il suo eclettismo e inconfondibile carisma, ora come Marmeladov, ubriacone che beve per affogare i suoi dolori, ora come Aleksàndrovna Raskol’nikova, madre del protagonista, ora come Arkadij Ivanovič Svidrigajlov.

Delitto/Castigo, a volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza

Una riuscitissima lettura a due voci, che mette a nudo la natura dell’animo umano nei suoi istinti più estremi, eternamente in bilico fra Male e Bene, Giusto e Sbagliato, eternamente incerta fra il dubbio nichilistico e la fede. È evidente il conflitto interiore del protagonista che tenta di convincersi che l’omicidio della vecchia, con cui ha liberato dal giogo molti poveri creditori, non solo non è condannabile e non dovrebbe procurargli alcun pentimento, ma costituisce la dimostrazione della sua appartenenza a una categoria superiore, autorizzata a vivere e ad agire al di sopra della legge comune, perché le sue azioni, anche quelle condannate dalla morale, hanno come fine ultimo il bene collettivo. Eppure in lui affiorano i sensi di colpa e il terrore di essere scoperto e, infine, la rassegnazione di essere non un grande uomo, ma un pidocchio e, come tale, di meritare una punizione.

Un conflitto che genera un contagioso stato febbrile, una scissione, uno sdoppiamento e forse la consapevolezza inconscia che Raskol’nikov rappresenta ognuno di noi, o meglio, è nascosto in ognuno di noi.

Perdersi tra i capitoli di una delle più grandi opere letterarie mai scritte, accompagnati dalla maestria di due grandi attori, Lo Cascio e Rubini, giganti nel panorama attoriale italiano. Due ore in cui si susseguono parole e gesti, gesti e parole, che, a tratti, hanno connotati onirici, dove è l’arrivo improvviso di un suono, un rumore di passi, una lama di luce, un grido a rendere tutto reale. 

Una chiave sensoriale con cui penetrare nell’oscurità di Delitto e Castigo e rimanerne invischiati. 


Delitto/Castigo
, dal 27 febbraio al 4 marzo

adattamento teatrale Sergio Rubini, Carla Cavalluzzi
con Luigi Lo Cascio, Sergio Rubini
e con Francesco Bonomo, Francesca Pasquini, G.U.P. Alcaro
regia Sergio Rubini
aiuto regia Gisella Gobbi
scene Gregorio Botta
progetto sonoro G.U.P. Alcaro

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