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Eroica Fenice

Dolore sotto chiave

Dolore sotto chiave al San Ferdinando

 

 Dolore sotto chiave è uno spettacolo, in due atti unici, andato in scena dal 10 al 15 Marzo al teatro San Ferdinando. Si tratta di due testi di Eduardo De Filippo, apparentemente slegati tra loro ma uniti dalla rivoltella che, nel primo atto, viene solo evocata e, invece, si materializza nel secondo. Questo testo poco noto di Eduardo nasce come radiodramma nel 1959 e vede come protagonisti Eduardo e la sorella Titina. La famiglia De Filippo sceglie successivamente di portarlo in scena altre due volte: nel 1964 è Eduardo stesso a dirigere lo spettacolo con Regina Bianchi e Flavio Parenti; nel 1980 è il figlio Luca con Angelica Ippolito a ridargli vita. Ora nel 2015 ci prova Francesco Saponaro e ci è riuscito egregiamente.

Il testo di De Filippo, grazie alla bravura del regista Francesco Saponaro e degli attori (Tony Laudadio, Luciano Saltarelli e Giampiero Schiano), prende corpo sulla scena facendo ridere e riflettere il pubblico, con l’umorismo tipicamente eduardiano, sul tema della morte e dei conflitti familiari. Significativa è l’overture, tratta da una novella, I pensionati della memoria, di Luigi Pirandello, riadattata in versi e nella lingua di Eduardo, interpretata da uno straordinario Giampiero Schiano, in cui la morte viene paragonata ad una ‘passata’ di pittura sul muro della vita. La morte tutto livella e tutto pareggia.

Nel primo atto al protagonista il dolore per la morte della moglie viene negato e, come afferma il titolo stesso del testo, viene messo sotto chiave dalla sorella con cui il protagonista parla, parla, parla senza approdare ad alcuna soluzione. Nel secondo atto le incomprensioni tra fratello e sorella divengono quelle tra moglie e marito; incomprensioni cui il marito pone rimedio attraverso degli spari di rivoltella. Basta uno sparo ogni paio d’ore per trasformare la moglie insopportabile in docile e permissiva. Insomma, una ricetta per la pace e il quieto vivere familiare che viene adottata anche dagli altri condomini. Se nel primo atto il dolore non esplode ma rimane incastrato nei battibecchi familiari, nel secondo atto il dolore, causato dalle incomprensioni tra moglie e marito, esplode attraverso i colpi di rivoltella. Di tanto in tanto compare anche la voce di De Filippo registrata alla radio che sembra quasi fuoriuscire naturalmente dalle pareti di quel teatro che era la sua casa. Le scene, a cura di Lino Fiorito, sono scarne ed essenziali: un tavolo collocato al centro della scena, due porte-bare alle spalle degli attori. Tutto diventa parola. Parole che generano incomprensioni, parole bugiarde, parole d’affetto. Parole che diventano armi per ferire e per zittire l’altro. Parole, soltanto parole.

 

-Dolore sotto chiave al San Ferdinando-

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