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Eroica Fenice

Don Quijote di Petrillo al Piccolo Bellini, danza e coraggio

Don Quijote di Petrillo al Piccolo Bellini, danza e coraggio

Nessun oggetto di riempimento sul palcoscenico. Solo tre attori, anzi tre ballerini, perché non si è attori se non si finge, e la danza è l’espressione della verità che usa il corpo come mezzo di comunicazione. È ciò che fanno Nicola Simone Cisternino, Yoris Petrillo e Sara Sguotti in Don Quijote, testi, regia e coreografia di Loris Petrillo, un balletto “semi recitato”, in scena dal 3 al 5 marzo al Piccolo Bellini di Napoli. Prodotto da AcT/Cie Twain 2015 e con il sostegno del MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo e il contributo di OfficinaTwain 14/16 – Centro di Promozione Culturale del Territorio (Regione Lazio), in collaborazione con La Fabbrica dell’Attore/Teatro Vascello di Roma, lo spettacolo è realizzato dalla compagnia Cie Twain physical dance theatre.

L’espediente al quale si rifà Petrillo per costruire la sua opera artistica è l’essenza, più che l’intera storia, del capolavoro seicentesco di Cervantes, un caposaldo della letteratura spagnola e mondiale, il Don Chisciotte della Mancia; infatti, ad insinuarsi sul palcoscenico ciò che si manifesta è non solo la famosa follia del personaggio cervantiano, ma anche il coraggio e la preponderanza a rincorrere qualcosa che, anche se in alcuni casi utopico ed indefinito, si desidera infinitamente. Così il Don Chisciotte di Petrillo vive attraverso i movimenti dei tre, che si vestono e si spogliano continuamente, che si fanno male continuamente, che si consolano ogni tanto.

Petrillo e il Don Chisciotte che è in ognuno di noi

Il dinamismo dei loro passi una volta è frenetico e pazzo, accompagnato da versi, urla e gargarismi che non sono parole, mentre l’altra è lento, piena di affanni e sudore, quasi ad indicare lo sfinimento e la delusione mista ad un pizzico di frustrazione che molte volte durante il suo percorso alla ricerca di Dulcinea (e della felicità) l’hidalgo vive nell’opera.

Accompagnato dal suo fedele Ronzinante e l’indisponente Sancho Panza, la cui golosità e famelica necessità è espressa con semplicità sulla scena, Don Chisciotte si trasforma in ognuno di noi, nella inadeguata follia e incomprensibile resistenza che viviamo tutti i giorni nel nostro nucleo sociale. E il messaggio che un tale capolavoro cercò di raccontare allora viene riutilizzato da Petrillo soprattutto negli unici momenti parlati, messaggi chiari, forse un po’ ordinari per uno spettacolo che tende ad essere concettuale, in cui c’è una diretta denuncia delle oppressioni e delle ingiustizie di una realtà capitalista e attaccata alla materialità delle cose, che distoglie lo sguardo dalle vere atrocità che l’essere umano compie.

Don Quijote

Ilaria Casertano