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Eroica Fenice

Donne che sognarono cavalli di Veronese al Piccolo Bellini

Donne che sognarono cavalli di Daniel Veronese al Piccolo Bellini

Donne che sognarono cavalli, lo spettacolo di Daniel Veronese su adattamento e regia di Roberto Rustioni, interpretato da Valeria Angelozzi, Maria Pilar Perez Aspa, Michela Atzeni, Paolo Faroni, Fabrizio Lombardo, Valentino Mannias e Federico Benvenuto, continua la sua settimana al Piccolo Bellini, che lo vedrà in scena fino a domenica 11 febbraio.

Nato l’8 novembre del 1955 a Buenos Aires, Daniel Veronese è una delle figure di riferimento del teatro argentino nel periodo della post­‐dittatura.

Donne che sognarono cavalli: storie di violenza in contesti familiari

Mujeres soñaron caballos, uno dei testi più riusciti e rappresentativi dell’opera di Daniel Veronese, presenta una qualità di ambiguità e di mistero nella scrittura ed un andamento strutturale abbastanza particolare, tali da richiedere una breve esplicazione per facilitarne la lettura. Innanzitutto l’architettura dell’opera contiene uno sfasamento temporale: le scene o quadri sono cinque.

Lucera, il personaggio più giovane, con i suoi monologhi che provano a ricostruire dolorosamente la sua memoria, aiuterà anche a ricostruire l’intera vicenda: è chiaramente una figlia di desaparecidos, una dei tanti figli di dissidenti tolti di mezzo durante la feroce dittatura militare che ha coinvolto l’Argentina tra il ’76 e l’83.

Questa verità terribile è nascosta dietro ad una situazione ordinaria e familiare apparentemente normale: tre fratelli si ritrovano con le loro rispettive mogli per un improvvisato pranzo che li riunisce. Bugie, tradimenti, sospetti reciproci, competizioni continue e ridicole si alternano in un’atmosfera contemporaneamente torbida e tragicomica, fino ad arrivare ad un finale inaspettato e catartico.

Un’opera teatrale inizia ad accadere sulla scena. Non succede nella testa dell’autore né in quella del regista e nemmeno in quella degli attori. Accade proprio lì, sulla scena.

Il teatro è quello che succede, non quello che si dice

Il teatro è accadimento. E noi non siamo abituati a vedere questo. Siamo abituati a vedere cose finte. La gente va a vedere delle falsità. Siamo abituati a essere molto comprensivi con il teatro. Non sto dicendo che sia facile o che io riesca ad ottenerlo, però la mia intenzione è riuscire a creare un tipo di realtà che ha a che fare con questo.

Stando nell’aria in disequilibrio costante, a cosa ci esponiamo? Fino a che punto possiamo arrivare? Che cambiamenti profondi possiamo generare dentro di noi? C’è un nuovo tipo di violenza nell’aria, la si vede, la si sente dentro di noi e nelle persone che ci stanno accanto. “Mujeres” parla di diversi tipi di violenza che vivono dei personaggi facilmente riconoscibili all’interno di contesti familiari, in un’opera nella quale gli enigmi non vengono risolti e i nodi non sono mai sciolti.

Del resto, ci sono risposte alla crudeltà? All’ineluttabilità della violenza? Nel mistero della vita forse ne troveremo qualcosa.

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