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Eroica Fenice

DuePenelopeUlisse, il mito prende vita al Piccolo Bellini

Un regista e due spettacoli.

Un appuntamento per conoscere e osservare il percorso in regia di Pino Carbone attraverso due lavori in scena in contemporanea a Napoli. Due momenti diversi ma uniti da una direzione comune.

A Napoli, dal 31 ottobre al 5 novembre, un interessante progetto per conoscere il lavoro del regista napoletano e i suoi ultimi due spettacoli prodotti dalla compagnia Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro.

Due spettacoli, diversi tra loro, ma accomunati dall’indirizzo artistico di Carbone, e un incontro con il collettivo di scrittori Wu Ming, autori del romanzo “L’armata dei sonnambuli”.

Al Teatro Piccolo Bellini va in scena un dialogo sulla relazione umana e teatrale. 

L’incontro tra i due protagonisti dell’Odissea, dopo venti anni di lontananza, è colto nel momento in cui, lontano dalla narrazione pubblica, si trasforma in dimensione privata, intima.

Un semplice ma intenso dialogo tra due esseri umani, tra attesa e ritorno, immersi nel desiderio che contemporaneamente muove e paralizza nell’accattivante interpretazione di Anna Carla Broegg e Giandomenico Cupaiuolo.

Da Penelope e Ulisse, a Marina Abramović e Ulay, per il regista il passo è stato immediato. Entrambi legati da un amore passionale e provato duramente, entrambi artisti della vita, entrambi ritrovatisi dopo anni.

Un legame forte, quello con la Abramović: l’artista statunitense che durante la mostra allestita al MoMa di New York, di fronte a lei, lascia scorrere lacrime ed emozioni all’apparire del suo storico compagno, prima di scambiarsi sguardi carichi di ogni significato. E il teatro prende forma, si fa vita.

DuePenelopeUlisse, la trasposizione teatrale di un mito che sa accompagnare anche l’amore dei giorni nostri

Il mito e il contemporaneo sono uniti nella performance di Carbone dall’opera musicale di Monteverdi “Il ritorno di Ulisse in patria”, determinandone anche la struttura narrativa.

Un melodramma come legame tra antico e attuale, tra invenzione e realtà, tra personaggi e persone.

Dalla rivoluzione privata nei sentimenti e nelle emozioni di DuePenelopeUlisse, alla rivoluzione storica de “L’Armata dei Sonnambuli”, in scena al Teatro Nuovo dal 3 al 5 novembre.

DuePenelopeUlisse nasce come studio sulla relazione, muovendosi su un asse che va dal mito alla contemporaneità attraverso la letteratura, l’arte performativa, la musica e l’espressione scenica.

Due i punti di partenza. Il primo è il momento preciso in cui Penelope e Ulisse, nell’Odissea, si ritrovano dopo venti anni di lontananza, l’attimo in cui il mito si fa dimensione privata e intima. Il secondo è un altro sublime incontro a due: quello avvenuto durante la performance di Marina Abramović “The Artist is Present”. L’artista restò per mesi seduta su una sedia mentre a turno i visitatori, simili ai Proci di Omero, si accomodavano di fronte a lei. Di fronte a lei ci sono le lacrime e le emozioni scaturite dall’apparizione dello storico compagno. E il teatro prende forma, si fa vita.

D’un tratto, su quella sedia si è seduto il suo compagno storico, Ulisse, con il quale aveva trascorso gran parte della vita artistica e amorosa. I due non si vedevano da trent’anni, per cui l’impatto emotivo, pur tradendo l’iniziale senso artistico della performance, ne ha creato un altro, molto più epico. DuePeneolopeUlisse indossa il mito, lo sporca di suggestioni artistiche e lo riporta nel presente di una verità scenica attraverso un dialogo che ha la struttura drammaturgica del melodramma.

Nella trasposizione del Piccolo Bellini vanno i scena i patemi scaturiti dall’attesa, tutte le memorie che tante volte si manifestano solo su carta e che non abbiamo il coraggio di mostrare al diretto interessato. Le parole, talvolta le urla, dei due protagonisti, sono tutti quei discorsi della nostra vita che spesso teniamo dentro e che il regista ha avuto il coraggio di catturare e buttare fuori nei monologhi dei due attori. Un intelligente percorso, reso ancor più scorrevole dalla veste buffa della quale spesso si traveste Ulisse per sfuggire a quella pesantezza d’animo di una moglie, che non è altro che la stessa in cui può degenerare ogni persona innamorata. Un’innamorata dei giorni nostri. Un’innamorata ai tempi di Omero.