Seguici e condividi:

Eroica Fenice

eduardo de filippo

Eduardo De Filippo ad Officina Teatro

Un progetto ambizioso quanto nobile. Ricordare Eduardo De Filippo, omaggiarlo a 30 anni dalla sua scomparsa attraverso la sua opera. Non una, tutte – o quasi – le sue creature più famose dietro la saracinesca dell’ Officina Teatro di San Leucio, in provincia di Caserta. Un teatro che ancora una volta cambia aspetto, per adattarsi al suo ospite. E si è fatto grande, immenso, come grande e immenso era Eduardo De Filippo.
Cadere nella banalità di una commedia scimmiottante un passato che fu, sarebbe stato semplice. Il rischio di portare in scena Natale in casa Cupiello con tutto il presepio, dando l’impressione di una recita scolastica trita e ritrita, era lì, dietro l’angolo.
Ma l’idea di incrociare 33 attori in un valzer immaginario tra una commedia e l’altra, portando sulla scena tutta la Napoli di Eduardo De Filippo, ha fatto nascere qualcosa di mai visto eppure, al tempo stesso, di così conosciuto.
“La Prima Casa”, per l’ideazione e la regia di Michele Pagano – ieri, 15 Maggio, al suo debutto, e ancora in scena il 16-17-22-23 e 24 Maggio, progetto O.L.T.R.E. – questo ha avuto di straordinariamente indovinato. Tutte le commedie di Eduardo De Filippo e nessuna di esse. Battute conosciute e toni di voci mai sentite. Uomini e donne adulti e conosciuti, partoriti nuovamente da mamma Officina Teatro.
Il ragù di Sabato, Domenica e Lunedì. ‘O raù. Quello fatto in casa, l’autentico. Quando ancora un matrimonio poteva essere messo in crisi da un complimento di un marito alla pasta alla siciliana della nuora.
La casa a San Potito di Filomena Marturano, la carta da 100 lire con la data importante, la maronella in fondo al vico: ‘e figli so’ figli.
Ninuccia e la sua disperazione, per quel marito che non voleva, per l’amore che non poteva.
La povertà di Attilio ed Emilia che non mette limiti al bene più profondo e genuino.
La commozione sincera e sentita nei confronti della famiglia Stigliano, di quella figlia ormai cresciuta che vorrebbe sedere ancora sulle ginocchia del padre per torturargli la cravatta come quando era bambina.
Tutto questo in una staffetta silenziosa ed elegante, dove l’estrema umanità dei personaggi portava sulle spalle i fallimenti, i nèi, la bassezza e la crudeltà di tutti noi, pubblico del momento e attori di vita vera di sempre. Sulla scia delle emozioni che Eduardo ci offriva come caramelle e nell’umidità delle mura delle case dei personaggi, la gente comune, ha sempre fatto i conti con le loro piccole grandi disgrazie, con i loro grandi sentimenti di gente semplice.
Eduardo ci ha lasciato una grande eredità. L’ha lasciata all’arte, al teatro, a chi attore è e a chi attore vuole diventare. Ma ci ha lasciato un’eredità ben più sottile e preziosa: vivere d’onestà, come fosse la più grande ricchezza.
Un progetto ambizioso quanto nobile quello di Michele Pagano. Avvicinarsi ad Eduardo, in punta di piedi e con rispetto. Con i ricordi di trent’anni fa. Con eleganza e con impegno. Facendo in modo che nel 2015, con abiti nuovi, jeans strappati e cellulari in borsa, si potesse uscire da un teatro ancora una volta con la gratitudine e la riconoscenza verso chi è lì per te. Per farti ridere. Per farti riflettere. Per istillare nella tua mente un pensiero: oggi provo ad essere migliore.

Roberta Magliocca

– Eduardo de Filippo ad Officina Teatro –

– Eduardo de Filippo ad Officina Teatro –