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Eroica Fenice

El Romancero de Lazarillo

Il ritorno della commedia dell’arte: El Romancero de Lazarillo

In un’atmosfera unica come quella della Sala del Capitolo nel chiostro di San Domenico Maggiore, tra affreschi di fine Seicento incorniciati da stucchi pregiati, va in scena il 14 settembre El Romancero de Lazarillo, a cura dell’Associazione Teatrale Aisthesis, impegnata nella rassegna teatrale “I viaggi di Capitan Matamoros“.

L’attore e regista Luca Gatta interpreta da solo i vari personaggi della vicenda utilizzando diverse maschere. Il racconto è tratto da El Lazarillo de Tormes, anonimo romanzo spagnolo della prima metà del Cinquecento che si inserisce nel filone narrativo del romanzo picaresco.

El Romancero de Lazarillo, il protagonista

Il protagonista è Lazaro, nato sulle sponde del fiume Tormes e costretto fin dalla tenera età a cercare lavoro per sostenersi economicamente. Diventerà uno sfortunato servo alla ricerca del soddisfacimento dei suoi appetiti, che vive la sua vita con l’obiettivo di nutrire quell’insaziabile fame che lo rende girovago disperato. Per colmare i desideri di pancia e di corpo passerà al servizio di molti padroni, terribili o sfortunati, furbissimi o miserabili, vivendo una serie di avventure che costituiranno il suo percorso educativo, in un climax ascendente che culminerà in un finale davvero esilarante.

Se è vero che il piccolo Lazaro parte da una situazione di ingenuità, attraverso le prove che dovrà affrontare approderà senz’altro nell’orizzonte di una morale fondata sul principio dell’utile.

Tra preti, ciechi, scudieri e venditori di indulgenze, Lazaro dovrà farsi strada mediante una violenza comica e dei mezzucci arguti, che continuamente lo sballottoleranno da una parte all’altra della Spagna. Riuscirà a trovare il suo posto nel mondo?

Un ritorno alla commedia dell’arte in versi con El Romancero de Lazarillo

Il romanzo da cui è tratto lo spettacolo è narrato in prima persona ed ha una dimensione quasi orale, come se fosse un racconto di piazza indirizzato ad un pubblico vasto ed eterogeneo.

Proprio questi due elementi – oralità e prima persona – vengono ripresi nell’adattamento teatrale, anch’esso una sorta di resoconto personale e concentrato tutto sul proprio io, la cui particolarità, forse anche difficoltà, sta tutta nell‘elemento linguistico.

Difatti, la prosa del romanzo è stata trasformata in versi, utilizzando un linguaggio dagli elementi arcaicizzanti, ma al tempo stesso musicali, ed un plurilinguismo – italiano, spagnolo, perfino latino maccheronico – che inizialmente può confondere, ma a cui poi ci si abitua di buon grado, quasi come se si stesse ascoltando una filastrocca o un cantastorie molto abile.

La dimensione intima che si ricrea nella sala, l’atmosfera tutta raccolta intorno alla narrazione delle avventure di Lazaro, fanno sì che la dinamicità della scena sia ridotta ai minimi termini. Per questo non ci si deve aspettare una performance spettacolare o accattivante. Tutto si svolge nella più totale semplicità, in una scena in cui solamente i gesti dell’attore possono essere considerati degli abbellimenti: capriole, giravolte e salti entusiastici scandiscono a più riprese le varie fasi della storia.

Il gioco delle parti che va in scena nel Romancero, le numerose maschere e gli abiti che l’attore cambia a mano a mano che il racconto viene snocciolato, i toni di voce che vengono variati per essere adattati meglio al personaggio, tutto questo favorisce un ritorno nostalgico alla commedia dell’arte.

La versatilità dell’attore è sorprendente, come è sorprendente anche il modo in cui di volta in volta una sola persona può comprendere molteplici personalità, tutte sfaccettature del sé, tutti accessori per essere sempre la stessa persona.

Si è oggi abituati ad un tipo di spettacolo davvero diverso, in cui l’azione e la trama devono coinvolgere, in cui l’attenzione non deve venire troppo sforzata, altrimenti poi il complesso risulta troppo pesante e ci si annoia. Si preferisce crogiolarsi nella facilità di comprensione, scambiando quest’ultima per divertimento.

Poter realizzare e, quindi, assistere a spettacoli del genere è una vera e propria fortuna: un ritorno alle origini del teatro a cui ogni tanto fa bene partecipare, poiché la mente non si assopisce, resta spensieratamente sveglia. Non si smette di rimanere a bocca aperta per le possibilità infinite che offre il teatro.

 

 

 

 

 

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