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Eroica Fenice

Filumena Marturano

“Filumena Marturano” secondo Liliana Cavani, trionfo al Teatro Diana

Il mito di Filumena Marturano rivive al Teatro Diana, grazie ad una magistrale interpretazione di Mariangela D’Abbraccio e Geppy Gleijeses.
Ieri, 13 ottobre, c’è stata la prima dello spettacolo diretto da Liliana Cavani e Napoli ha risposto con un successo plateale. Dieci minuti di applausi e spettatori in piedi per questa storia senza tempo, che quest’anno festeggia i 70 anni da quando fu immaginata e messa in scena da Eduardo De Filippo.

La commedia ‘amara’ di Filumena Marturano fu scritta da Eduardo nel 1946 e inserita nella raccolta Cantata dei giorni dispari. Tradotta in molte lingue e oggetto di molte trasposizioni teatrali e cinematografiche, rappresenta quella che è a tutti gli effetti un’eroina del dopoguerra, per tenacia e personalità.
La storia è arcinota al pubblico napoletano e ad ogni appassionato: Filumena che sceglie di non rivelare a Mimì, l’uomo che ama e che l’ha “tolta dalla strada” ma il cui egoismo lo porta sempre lontano da lei, l’identità di quel suo figlio biologico, che lei ha affidato alla nascita nascondendogli la sua esistenza. Perché  «E figlie so’ ffiglie… E so’ tutte eguale…».
Un’eroina che agisce sulla crisi della famiglia patriarcale borghese degli anni che seguirono la guerra, che riesce a instaurare una famiglia “alla pari” mentre Domenico vorrebbe basarsi  ancora sul privilegio e l’esclusione dei figli illegittimi.
Eduardo è maestro nel riflettere il quadro sociale della sua Napoli, ma sempre con leggerezza, ironia, disincanto e nobiltà d’animo.

Un classico per eccellenza, riletto da Liliana Cavan

Filumena Marturano è un classico napoletano, perché inciso nella radici della nostra terra. Simbolo dell’intelligenza arguta di un maestro del teatro e portatore sano del riso amaro che, pare, abbonda sulla bocca dei partenopei.
Questo spettacolo è riuscito a rappresentare questi elementi al meglio grazie alla caratterizzazione precisa e alla tensione sublime dei protagonisti.

Domenico Soriano, uomo tutto d’un pezzo, legato ai valori patriarcali e con una sola grande debolezza: Filumena. Lei, la donna drammatica e passionale, capace di rispondere a una vita difficile con la sua straordinaria intelligenza ironica di ragazza vissuta “per strada” e di madre orfana.
Un magnifico Geppy Gleijeses nei panni di Mimì, capace di comunicare anche solo con il volto, profondamente espressivo ed emozionante.
Filumena interpretata da una meravigliosa Mariangela D’Abbraccio, che brilla sul palco, tenendo la platea col fiato sospeso, e dirige in modo esemplare le grandi emozioni di questo personaggio. Il suo dolore e il suo desiderio di rivalsa, il suo amore e la sua forza.
Intorno a loro  altri personaggi indimenticabili, figure tipiche del teatro defilippiano: l’anziana perpetua, la giovane domestica, i tre figli. Tutti caratteri  importanti che fanno da cornice alla profonda tensione drammatica, ma intrisa di ironia, che lega i due protagonisti. E al loro legame che alla fine vincerà anche sulle domande lasciate in sospeso.

“Filumena Marturano” di Liliana Cavani, storia eterna e universale

Mariangela e Geppy sono profondi conoscitori del teatro, hanno saputo riflettere la profonda umanità di Domenico e Filumena, permettendo allo spettatore di vivere la scena in maniera totale.
Filumena Marturano è un meraviglioso stralcio della nostra napoletanità, quella che riesce a fare anche del dolore un’Arte, che riesce a rispondere ai contraccolpi della vita restando sempre un passo avanti a lei.
Solo un maestro come De Filippo poteva dare ai sentimenti umani tanta bellezza. E sono le rappresentazioni riuscite come questa che contribuiscono a rendere  questa bellezza eterna e universale.

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