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Eroica Fenice

Giancarlo Covino

Eroica Fenice incontra Giancarlo Covino

In questo Settembre ancora troppo caldo per accettare di buon cuore il ritorno alla solita routine quotidiana, noi di Eroica Fenice vi segnaliamo un evento che vi rinfrescherà mente e anima. Riparte l’attività teatrale di Officina Teatro a San Leucio – Caserta – dopo le vacanze estive, e lo fa in grande stile. Dal 21 al 27 Settembre 2015, infatti, la saracinesca di questo piccolo ed accogliente teatro si apre con un appuntamento che è arrivato ormai alla sua quarta edizione: il Festival delle Arti(n)contemporanee (Qui il programma).

Il festival – si legge sul sito di Officina Teatro – nasce nel 2012, sotto la direzione artistica di Michele Pagano, con l’intento di racchiudere la varietà di linguaggi e forme d’espressione che, spaziando dal teatro di parola al teatro performativo, sta proiettando la drammaturgia contemporanea verso nuovi e stimolanti sviluppi. Un raccoglitore di codici espressivi e artistici, di nuove drammaturgie e linguaggi, di sperimentazioni di processi creativi.

Dopo aver seguito la scorsa stagione teatrale, Eroica Fenice ha deciso di essere presente fin da subito, fin dalla nascita di questa nuova creatura che sarà la stagione teatrale 2015/2016. E ancor prima del festival e delle sue rappresentazioni, la nostra redazione ha incontrato gli artisti che ne saranno il perno principale, effettuando una serie di interviste per preparare lo spettatore alla meraviglia delle arti che verranno a lui proposte. A tal proposito, Giancarlo Covinoarchitetto – è stato così gentile da dedicarci il suo tempo e le sue parole che non esitiamo a proporvi.

Intervista a Giancarlo Covino

Ciao Giancarlo, grazie per aver scelto di rilasciare questa intervista ad Eroica Fenice. Sei un architetto che ha deciso di esporre ad Officina Teatro in questo Festival delle Arti(n)contemporanee. In che punto l’architettura incontra il teatro?
Grazie ad Eroica Fenice. Trovo difficile pensare l’architettura come una disciplina limitata: oggi, così come le altre arti plastiche e visive, l’architettura è da considerare come una materia multidisciplinare. Le arti e le tecniche ormai si mescolano trovando tra loro spunti e contaminazioni. Sul palco di un teatro si possono ricercare le materie prime plasmabili dalla disciplina architettonica: lo spazio, materia, luce e il rapporto che questo trio di elementi riesce ad instaurare con i propri fruitori ( attori e pubblico). l’architetto è colui che organizza tali relazioni. E’ soltanto un salto di scala, invece che un’area o isolato urbano ci si rapporta con un palcoscenico o spazio teatrale ma l’applicazione e il metodo che sta alla base è il medesimo.

La tua installazione porta il titolo “Provvisorio”. Cosa è, per te, provvisorio?
Tutto ciò che ci circonda è provvisorio. E’ un carattere proprio della natura, è la regola per cui tutto si possa conservare in una illusoria permanenza. Le cose vere sono le uniche cose che rimangono immutate nel cuore e quanto più siamo coscienti della mutevolezza che ci circonda più possiamo viverle con maggiore intensità. E’ bene ogni tanto ricordarcelo.

Ogni arte ha il suo messaggio. Qual è il messaggio della tua performance?
La nostra esperienza ci rende più sensibili alle unioni che alle unicità, o viceversa? Così come la addizione formale di tanti elementi materiali, a cui è riconosciuta una propria singolarità, creano un campo, una figura, così gli stessi elementi domani saranno dispersi e fluiranno verso il vuoto a ricomporre altre forme. La performance vuol essere un invito ad indagare all’interno della natura delle cose ma anche dell’anima ed a non fermarsi allo stato in cui appaiono le stesse all’interno di una installazione, per l’appunto, temporanea. Il riferimento alla concezione atomistica di Epicuro è evidente.

Grazie Giancarlo!

Roberta Magliocca

 

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