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Eroica Fenice

Grand'estate, Moscato torna al Nuovo evi

Grand’estate, Moscato torna al Nuovo

Debutta in prima assoluta, Grand’estate, scritto e diretto da Enzo Moscato e con Massimo Andrei, Giuseppe Affinito, Caterina Di Matteo, Gino Grossi, Francesco Moscato, Giancarlo Moscato e Peppe Moscato. Sarà in scena al Teatro Nuovo, dal 6 al 10 aprile.

Grand’estate, una lunga storia in breve

Il tempo.
Con qualcuno è galante, con altri molto meno.
Per alcune persone il tempo è pari ad un Dio, perché gli regala quelle occasioni tanto attese e per altri è il Demonio, perché gli toglie un po’ alla volta ciò che hanno faticosamente guadagnato. Saper giocare col tempo è, forse, la chiave della vita. Ed Enzo Moscato, autore, regista e attore teatrale di fama internazionale, sa perfettamente come si fa.
Inventandosi ogni volta, cambiando tutto per non cambiare niente e dimostrando al suo pubblico una grande capacità di autoironia e una ferrea volontà.

Grand’estate è la sua ultima opera, si spera solo dal punto di vista temporale, ed è un insieme di armonie, di sogni e di realtà che appaiono quasi sunto totale della sua lunga carriera.
Ci sono sempre quelle puttane, quelle esistenze che per troppo tempo in questa società sono state relegate a ricettacolo di vacuo divertimento e stereotipo a largo consumo di menti poco evolute e l’ambientazione è sempre vuota di inutili orpelli, tutto è essenziale ed è essenzialmente utile. La critica, presente per tutto il tempo, è così sottile, così leggera da apparire quasi assente. Ad occhi e orecchie poco attente o poco interessate potrebbe sfuggire del tutto, si potrebbe pensare di essere davanti a un insieme disunito di momenti e sensazioni, una lunga tavolata di pietanze intellettuali senza un vero ingrediente principale per tutte.

Tutto appare quasi come un innocuo gioco, una carnevalata drammatica fatta per far divertire tanto gli attori quanto lo spettatore per tutta la sua durata. Ma proprio all’interno di quest’aura di allegria farsesca viene raccontato un lungo consumarsi di drammi, dolore, atrocità e resa.
Se a Moscato va il merito di aver creato tutto ciò, niente può essere tolto o non riconosciuto a Massimo Andrei, senza il quale quest’opera potrebbe apparire monca.
Andrei, alla sinistra del Padre, compie perfettamente il suo ruolo di metà, facendo da voce corrispettiva e completante di Moscato. I due, raccontando una lunghissima storia in breve, facendo uso di vari mezzi scenici, tra cui questa schiera di ragazzi posti proprio dietro di loro come un futuro che lentamente avanza e che ogni tanto si frappone tra di loro e sembra quasi togliergli quel ruolo principale di protagonisti.
Il teatro di Moscato vale sempre la pena di essere visto, perché è uno dei pochissimi grandi autori  e personaggi della storia del teatro ancora vivente e, se volete vantarvi di qualcosa di superfluo durante il vostro spritz, questa è l’occasione che fa per voi.

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