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Eroica Fenice

Il caso Malaussène con Daniel Pennac in scena al MANN

Il caso Malaussène con Daniel Pennac in scena al MANN

Nella splendida sala della Meridiana all’interno del MANN -Museo Archeologico Nazionale di Napoli – domenica 25 marzo è andato in scena lo spettacolo Il caso Malaussène. Mi hanno incastrato ideato e scritto da Daniel Pennac. Sul palco lo vediamo assieme a Massimiliano Barbini e Pako Ioffredo. Lo spettacolo fa parte del FestivalMann. Muse al museo, nella sua seconda edizione, che in 8 giorni dal 21 al 28 marzo, vede radunati più di 100 importantissimi ospiti facenti parte del mondo dello spettacolo e della musica.

Lo scrittore ha guadagnato la fama internazionale grazie al clamoroso successo de Il paradiso degli orchi e La fata carabina, facenti parte della saga che vede protagonisti i membri della famiglia Malaussène, il cui seguito è stato tuttavia a lungo sospeso. Lo spettacolo è stato tratto dall’omonimo libro, pubblicato da Feltrinelli nel 2017.

Il caso Malaussène: dalla narrazione alla scena

Il palcoscenico presenta una scena scarna, arredata da pochi elementi che di volta in volta saranno utilizzati dagli attori durante l’evolversi della vicenda, per creare ambienti diversi aiutati anche da un pizzico di fantasia.

La storia, raccontata attraverso il reading teatrale, viene suddivisa in singole, spassosissime, scene il cui inizio viene sancito da un sonoro ciak, proprio come nei film. Si entra subito nel vivo della narrazione, che vede protagonista George Lapietà, ex ministro e uomo d’affari, e il suo rapimento, avvenuto mentre si recava in banca a ritirare un assegno ottenuto chiudendo tutte le filiali del gruppo LAVA e licenziandone tutti i dipendenti.

Prima in un salotto, poi in una macchina, infine seduti ai tavolini di un bar, Pennac e i suoi ripercorrono brevemente il giallo della scomparsa, facendo solamente un brevissimo accenno ai componenti della famiglia Malaussène, ma regalando una performance gustosissima e contraddistinta da risate a denti stretti, suscitate dall’humor e l’ironia che sono cifra del suo stile. Il caso è tuttavia irrisolto nel reading, quasi un’esortazione e leggere per intero il romanzo e a trovarvi le risposte che la piece sembra non essere in grado di fornire.

Un po’ in italiano, un po’ in francese, la performance assume sin a subito i connotati di un gioco tra vecchi amici a cui il pubblico assiste tra il divertito e l’incuriosito, ma silenzioso, come quando ci si vuole nascondere da qualcuno per non far notare la propria presenza. Si respira un clima intimo, di cordialità, anche a fine spettacolo, quando Pennac, Barbini e Ioffredo assicurano del fatto che sì, sanno che il pubblico è lì e si rivolgono direttamente ad esso.

Viene raccontato quindi un aneddoto che riguarda un giovanissimo Pennac, scolaro poco diligente, che trova la sua strada e la sua passione attraverso la letteratura e “l’amicizia” con Vladimir Nabokov, il quale gli impartisce una lezione sull’importanza de l’azard, il caso, in letteratura.

Umorismo francese e divertimento assicurato.

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