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Eroica Fenice

Il cunto del viaggio dei due nobili gentiluomini: gli Adelphoe di Terenzio Piccolo Bellini Nicola Laieta

Il cunto del viaggio dei due nobili gentiluomini: gli Adelphoe secondo Nicola Laieta

Luci, penombre, tuniche svolazzanti. Con un salto indietro nel tempo, debutta mercoledì 31 gennaio sul palco del Piccolo Bellini Il cunto del viaggio dei due nobili gentiluomini (Adelphoe), regia di Nicola Laieta, uno spettacolo (in scena fino al 1 febbraio) che fa parte della programmazione 2018 dell’Associazione Maestri di strada presieduta da Cesare Moreno per raccogliere fondi necessari alla nascita della Fondazione Maestri di Strada.

Da una libera rivisitazione della commedia di Terenzio, gli Adelphoe, con contaminazioni shakespeariane, porta sulla scena la complessa rete di relazioni che intercorre tra genitori, figli e fratelli in uno spettacolo dal ritmo concitato e dalla straordinaria quanto spontanea vis comica, grazie al numeroso e giovanissimo cast dell’Associazione Maestri di Strada della periferia est della città, in collaborazione con gli educ-attori dell’Associazione Trerrote.

Una scenografia minima e l’assenza del sipario catapultano subito lo spettatore sulla scena, tra le pieghe della storia di due fratelli, Eschino e Ctesifone, entrambi figli di Demea, ma educati secondo modelli e valori del tutto diversi: Eschino, affidato alle cure dello zio Micione, vive un’esistenza da bagordo, assecondando, in totale libertà, ogni capriccio e desiderio della sua indole irrequieta; Ctesifone, allevato dal padre Demea con un’educazione rigida e conforme al mos maiorum, è un giovane dalla condotta irreprensibile che dedica la sua vita allo studio e al rispetto dei valori tradizionali.

Gli Adelphoe di Terenzio: due modelli educativi a confronto

Ma non appena l’amore fa il suo ingresso sulla scena, tali sottili equilibri, fatti di smodate libertà ed eccessive rinunce, si sgretolano, lasciando emergere tutte le vulnerabilità del complesso legame tra i due fratelli Eschino e Ctesifone, riflesso distorto del difficile rapporto tra i loro rispettivi precettori.

Ctesifone incontra Bacchide, una giovane prostituta del soldato Sannione, ma, giovane poco intraprendente, non sa come liberarla. Ecco, dunque, entrare in scena Eschino, ben più avvezzo a risse e malefatte, che decide di fare le veci di suo fratello in questa impresa rocambolesca. Il corso degli eventi, tuttavia, segue un percorso inaspettato: i due fratelli si scontrano per il possesso di Bacchide, mentre le vicende di altri personaggi ed innumerevoli colpi di scena si intrecciano alla loro storia.

Due giovani apparentemente molto diversi, eppure così simili, intraprendono un cammino che li porterà alla scoperta di se stessi, dei loro limiti e delle loro forze, evadendo da quella prigione nella quale, da sempre, sono stati intrappolati dalle loro rispettive educazioni.

Rapporti familiari e vis comica: gli Adelphoe di ieri e quelli di Nicola Laieta

Equivoci, scambi di persona e la presenza del servus callidus sono solo alcuni degli espedienti comici della commedia terenziana, che, brillantemente rielaborati dai giovani attori, garantiscono una fresca e genuina comicità. Il lieto scioglimento della vicenda, con il riconoscimento da parte degli adulti Demea e Micione delle loro rispettive colpe, è infine suggellato dalla conclusione rap (di Ciro Caruso, Luca Esposito, Salvatore Iannaccone, Francesco Morra) in un clima di generale festeggiamento.

Temi sempre attuali, come il rapporto tra genitori e figli, l’incontro-scontro tra fratelli ed il percorso di crescita di due giovani uomini sono proiettati all’interno della più ampia riflessione su modelli educativi diversi, dimostrando come, nel II a.C. come oggi, eccessi anche contrapposti si rivelino inevitabilmente portatori di caos e disfacimento.