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Eroica Fenice

Il giardino dei ciliegi al teatro Mercadante

Il giardino dei ciliegi. È l’ultimo lavoro teatrale di Anton Ĉechov che Luca De Fusco ha adattato e diretto per il Teatro Mercadante di Napoli dove lo spettacolo è in scena dal 19 fino al 30 Novembre. Dopo Antonio e Cleopatra di Shakespeare, De Fusco si cimenta in un altro grande classico del teatro: Il giardino dei ciliegi. Quest’opera è considerata dalla critica una delle più liriche di Ĉechov che racconta la vicenda di Ljubov’ Andreevna Ranevskaja e della sua famiglia in cui si riflette la crisi di una società, la decadenza di una classe sociale, l’avvento di un’altra. La novità della versione de Il giardino dei ciliegi diretta da De Fusco sta nell’accostamento inedito tra la crisi e la decadenza della nobiltà russa di fine ‘800 e l’inerzia e l’incapacità dell’aristocrazia del Mezzogiorno d’Italia della fine del secolo scorso. Egli, infatti, ha rintracciato una sorta di somiglianza tra la leggerezza cechoviana e quella di Raffaele La Capria, scrittore napoletano. Entrambi raccontano, seppur in modi differenti, della decadenza e della crisi di una classe sociale, l’aristocrazia, che in tempi e luoghi diversi si è rifiutata di assumersi le proprie responsabilità preferendo sperperare tempo e danaro. Il racconto, portato in scena da De Fusco, lascia trapelare tutto il dolore e l’amarezza per il forzato distacco della protagonista Ljuba (interpretata da una straordinaria Gaia Aprea) e della sua famiglia dal giardino dei ciliegi. Ma che cos’è il giardino dei ciliegi? Il giardino dei ciliegi non è una cosa ma tante cose insieme secondo Maurizio Balò che ha allestito la scenografia. Lasciandosi guidare dalla visione e dalle indicazioni del regista, il giardino dei ciliegi potrebbe essere sia il cortile della masseria di una cittadina del Sud Italia, sia una stanza, la stanza dei giochi d’infanzia che ora cade a pezzi. I ciliegi non compaiono sulla scena. Predomina uno spazio bianco, arido, unicamente occupato da muri in calce. Muri che si ergono anche tra i vari personaggi che non comunicano realmente tra loro, piuttosto si perdono in chiacchiere vane e senza senso. Il bianco dello spazio è amplificato ulteriormente dall’impiego che Gigi Saccomandi fa delle luci. Le musiche di Ran Bagno assecondano la napoletaneità che De Fusco desiderava far passare dallo spettacolo. Una napoletaneità che trapela anche dal linguaggio e dall’accento di alcuni personaggi. Una napoletainetà che prende corpo nel terzo atto nelle coreografie curate da Noa Wertheim. Insomma, questo giardino dei ciliegi non  appartiene ad un’atmosfera distaccata e lontana ma abita perfettamente nel nostro tempo, nella nostra Italia, nel nostro Sud, talvolta stanco ed affaticato, ma che continua a sognare di ricostruire il suo giardino dei ciliegi.

-Il giardino dei ciliegi al teatro Mercadante-