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Eroica Fenice

Il malato immaginario al teatro Mercadante

Il malato immaginario di Molière, nella traduzione di Cesare Garboli e con la regia di Andrée Ruth Shammah, è andato in scena al teatro Mercadante dal 3 all’8 Febbraio. Gioele Dix veste i panni  di Argan e Anna Della Rosa, attrice lanciata da Toni Servillo ne La trilogia della villeggiatura, è la serva Antonia. La regista si cimenta nuovamente ne Il malato immaginario e lo fa con una disinvoltura innata e senza tempo. Gioele Dix ricopre un ruolo non facile: deve fare i conti con un illustre predecessore del calibro di Franco Parenti, che fu a lungo negli anni ’80 un memorabile Argan. Non a caso è proprio il teatro Franco Parenti di Milano ad aver prodotto lo spettacolo. Stessa messinscena, stesso testo, solamente  attori differenti. Gioele Dix riesce a superare brillantemente la prova perché sembra a proprio agio nel ruolo del falso malato. Anna Della Rosa offre un’inaspettata prova d’attrice: è lei la vera protagonista dello spettacolo nei panni della serva Antonia. Si muove sulla scena con una disinvoltura e un garbo innati. In una casa che sembra un inferno e una prigione il malato immaginario, seduto sulla poltrona rossa che campeggia sul palco, è concentrato su sé stesso, sui suoi malanni, e alla perenne ricerca di sempre nuovi rimedi. Tenta di ingannare il tempo che passa e le giornate tutte uguali tra purganti e clisteri. Per fortuna c’è chi mette in crisi le sue certezze con il riso e con l’ironia: la serva Antonia con l’aiuto del fratello di Argan, Beraldo, interpretato da Pietro Micci. Talvolta lo spettacolo è amplificato da squarci metateatrali. Si pensi, ad esempio, alla significativa diatriba sulla medicina che Molière propone in apertura del II atto. Il dibattito è tra Argan e suo fratello, tra i sostenitori della medicina e dei suoi rimedi e i suoi detrattori. Argan è convinto che la febbre, prima o poi, verrà. Il fratello, invece, ritiene che curarsi sia un lusso che possono permettersi solo le persone robuste. Il dibattito prende corpo attraverso la scelta di collocare sulla scena le sedie dei due fratelli l’una di fronte all’altra. Beraldo strizza l’occhio al pubblico coinvolgendolo in una riflessione metateatrale sulla piéce di Molière stesso.

«Di quali sintomi soffre? Tutti!». Il tema della malattia e dei rimedi della medicina è straordinariamente moderno e affascinante. Molière propone nel ‘600 una riflessione scettica sulla malattia e la medicina che evoca le grandi opere del ‘900 (come non pensare alla Coscienza di Zeno?). Alla chiusura del sipario si è pervasi da uno strano senso di leggerezza. Sì, si può far riflettere con leggerezza. I classici ce lo insegnano.

-Il malato immaginario al teatro Mercadante-