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Eroica Fenice

Venezia

Il mercante di Venezia al Teatro Galleria Toledo

La celebre opera drammaturgica “Il mercante di Venezia” di William Shakespeare va in scena a Napoli, presso il Teatro Stabile d’innovazione Galleria Toledo, nel cuore del centro partenopeo, dal 9 al 18 marzo 2015. Per la regia di Laura Angiulli è stato messo in scena un classico teatrale, normalmente associato per nulla alle atmosfere schiette e leggere, che però ora rivive nella sua ambigua narrazione. Gli attori principali, Giovanni Battaglia, Giuseppe Brunetti, Gianluca d’Agostino, Michele Danubio, Alessandra D’Elia, Stefano Jotti, Antonio Marfella, Fabiana Spinosa e Chiara Vitiellosono riusciti a mettere in mostra gli aspetti e i toni più comici di uno spettacolo che nel suo tessuto etico non è altro che una serie infinita di nodi irrisolti, che male celano un’irrequietezza assai profonda dei personaggi. Essi affidano ad un accennato riso la conclusione amara delle loro storie che potrebbero essere, invece, costituire come la tipica fabula di una novella trecentesca.
La vicenda shakespeariana, è ambientata nella Venezia del sedicesimo secolo e si apre con la figura di Bassanio, un gentiluomo che ha sperperato tutte le sue ricchezze ma che si ritrova a voler conquistare il cuore della bela Porzia, ricchissima ereditiera. Così, per chiedere la mano della sua amata cerca in prestito dal suo amico Antonio, generoso mercante suo concittadino, una somma piuttosto importante: tremila ducati. Antonio, innamorato di Bassanio, cederebbe alla richiesta del gentiluomo anche solo in ragione dei propri sentimenti, tuttavia non può far fronte a questo problema perché ha investito tutto il suo capitale nel commercio marittimo. Quest’ultimo lo invita a chiedere aiuto a Shylock, usuraio ebreo che odia tutti i cristiani. Nonostante Antonio e Bassanio non siano cristiani, Shylock accorda il prestito all’innamorato. L’usuraio fa redigere un contratto nel quale precisa che se il prestito non fosse restituito fino all’ultimo soldo entro un certo termine, egli pretenderà come penale una libbra della carne di Antonio.
Da questo momento in poi, la narrazione si infittisce di tranelli, assurdità, monologhi esasperanti e continui cambi di personaggi, sebbene non di attori, che anzi sono solo sette più una comparsa. È evidente il magnifico sforzo della regista di mantenere in equilibrio il versante drammatico e quello comico che è stato raggiunto attraverso un piccolo quanto mai raffinato stratagemma che non intacca per nulla il testo e i toni dei tradizionali copioni del proprio autore. La Angiulli, infatti, stabilisce un direttissimo contatto con il pubblico. I personaggi si vestono sul palco, in scena, pronti a interpretare un nuovo personaggio e poi di nuovo ancora a reinterpretare quello dal quale sono partiti; la scena è fatta di materiali semplici piuttosto mobili: sedie leggere, lenzuola, vestiti più che altro di un nero caldo, cupo ed elegante e, dulcis in fundo, acqua. Sì, il palco è costruito come una piscina dal fondo basso, a rievocare una Venezia di cui si sente ancora il suono che, proprio come quello dell’acqua delle sue lagune , non è mai cambiato e ci mette tutti sullo stesso livello di coscienza. Spettatori, attori, regista e personaggi, sono tutti in acqua. L’acqua si riflette davvero nel soffitto del teatro. E di qui muove un dubbio che s’insidia nello spettatore dai primi minuti dello spettacolo: ci troviamo a Venezia? O forse Shakespeare, autore che tutti crediamo di conoscere bene come esclusivamente un drammaturgo pesante e cupo, è in realtà se stesso solo quando si adopera un po’ di leggerezza, qualche burla e un pizzico di magia?

 

-Il mercante di Venezia al Teatro Galleria Toledo-

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