Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La categoria Interviste contiene 3 articoli

Interviste

La stella luminosa Pasqualino e la luce del suo cuore, Silvia Mazzieri

Pasqualino e la sua luce: due chiacchiere con la stella del sorriso appassionata di stelle del cinema Lui si chiama Pasqualino Esposito, vive a Casavatore vicino Napoli ed ha una simpatia travolgente ed una purezza d’animo che lo rendono trasparente e cristallino come una bella giornata d’estate: lui è inverno e primavera insieme, è saggezza e leggerezza, lui è la risata che nasce nel bel mezzo di una stagione arida. Pasqualino è affetto da osteogenesi imperfetta, detta anche malattia delle ossa di vetro: la sua malattia gli porta grave fragilità alle ossa, malformazione degli arti, difficoltà respiratorie a causa della gabbia toracica malformata e gli è quindi essenziale l’aiuto della ventilazione meccanica. Il cinema è la stella polare della sua quotidianità, la sua scappatoia ed isola felice, e questa passione lo ha portato a divenire una stella del sorriso che ha incontrato stelle in carne ed ossa: i suoi idoli cinematografici.  Pasqualino può infatti vantare tantissimi incontri con svariate stelle del cinema, attori di fiction e nomi di spicco della scena nostrana e internazionale, nonché la partecipazione a numerosi eventi e festival. Il suo festival preferito è La Festa del Cinema di Roma, a cui ha partecipato due volte: ha anche instaurato un forte legame con il direttore Antonia Monda e con Valeria Allegritti. La passione può salvare una vita e renderla degna di essere vissuta, può dare respiro e leggerezza alla sofferenza, e Pasqualino ci affida un grande messaggio: la realtà non è quella che si vede. Lo diceva Eugenio Montale nei suoi versi, e Pasqualino si fa testimonianza viva di queste parole. Ma solo per chi avrà la sensibilità adatta per coglierle e farle proprie, per chi saprà dilatare le proprie pupille e il proprio cuore. Ciao Pasqualino. Come nasce la tua passione per il cinema? Come ti è venuta l’idea di girare i principali eventi e conoscere i tuoi idoli da vicino? Ho sentito parlare, tramite i telegiornali, di vari festival del cinema che prevedevano gli incontri degli attori con il pubblico, e ho trovato subito l’energia di provare anche io questa esperienza. Ho cercato su Internet qualche festival che si trovasse più nella mia zona, tra Napoli e Roma, e ho deciso quindi di andarci. Sono andato per la prima volta ad un festival nel 2010, e mi è piaciuta molto l’atmosfera e tutto il contesto. Ho conosciuto tantissimi attori, ho cominciato a seguirli in televisione e mi è venuto spontaneo appassionarmi al cinema. Quali sono i generi cinematografici che ti piacciono di più e chi sono i tuoi attori preferiti? Amo in particolare i film horror e di avventura. Degli horror mi piace l’emozione, il panico e le forti sensazioni, invece per quanto riguarda i film d’avventura, li scelgo perché mi piace sorridere nel vivere le storie. La mia attrice italiana preferita in assoluto si chiama Silvia Mazzieri, protagonista della fiction “Il paradiso delle signore”, poi ci sono Elisabetta Pellini e Benedetta Gargari. Come attrici straniere invece amo Nicole Kidman e Jessica Alba. Silvia Mazzieri la […]

... continua la lettura
Interviste

La Morte Rinata, intervista a Diego Maht

Sabato 6 e domenica 7 maggio, andrà in scena allo ZTN (Zona Teatro Naviganti) lo spettacolo La Morte Rinata, prima regia del giovanissimo Gennaro Esposito, in arte Diego Maht. Abbiamo scambiato due chiacchiere con lui. La domanda più difficile: chi è Diego Maht? Bella domanda. Diego Maht, a conti fatti, nemmeno esiste, quindi potrebbe essere chiunque. Dallo studente senza soldi ma pieno di talento o al vecchio navigatore, giunto, dopo tanti viaggi, ad assolute certezze e pronto a condividerle col mondo intero. Per ora, possiamo dire che è un giovane autore e regista che cerca di barcamenarsi in un realtà esistente da molto prima di lui e che, con tutta probabilità, resterà molto dopo. Come nasce la tua passione per il teatro? Ho sempre profondamente mal sopportato l’istituzione scolastica. Tra elementari e medie, ho collezionato tantissime assenze, troppe, e in quelle lunghe mattinate in solitaria passavo le ore davanti alla TV. Nella metà degli anni ’90, le reti private mandavano a ripetizione ogni tipo di opera o film di successo, soprattutto quelli partenopei. Sono letteralmente cresciuto con i classici di Eduardo De Filippo, con la mimica di Totò, con l’ironia della Smorfia di Decaro, Troisi e Arena e con l’estro di alcuni dei più grandi interpreti del novecento. Questo mi ha portato a scrutare quel mondo più in profondità e così ho “incontrato” Shakespeare, Beckett, Ibsen, Sofocle, Eschilo ecc ecc. Per anni, ho abbandonato il teatro e la sua realtà quasi del tutto, concentrandomi su altre forme artistiche. Poi, una sera, in tarda adolescenza, decisi di andare a vedere uno spettacolo con alcuni amici e si può tranquillamente dire che da quella sera non sono mai più tornato a casa. Parlaci de “La Morte Rinata” Molti descrivono le opere come “necessità”,  “La Morte Rinata” non si assume questo gravoso compito, né si prende tale responsabilità. È una possibilità, un ulteriore sguardo su ciò che la morte è per tutti noi, soprattutto in questa epoca moderna in cui i media ci bombardano di morti ammazzati a tal punto da renderci insensibili, e su come, nonostante l’avvento di molti filosofi e pensatori su di essa dai tempi greci, la maggior parte degli uomini sia ben lontana da una sua accettazione o da una degna convivenza con essa. Questa è la tua prima regia. Quali difficoltà hai incontrato nell’organizzazione di questo spettacolo? L’età è stato un ostacolo pesante, soprattutto all’inizio. In questo paese, si parla di “giovane autore” o “giovane regista” quando il tale ha compiuto più di quarant’anni al momento della lavorazione. Io, che secondo questa mentalità sono or ora uscito dall’utero materno, sono guardato con assoluto sospetto. Ma devo dire di aver avuto la fortuna di incontrare attori a dir poco fantastici, che hanno reso questo viaggio molto più facile e piacevole di quanto immaginassi. Molti dicono che il teatro è ormai morto: un tuo parere a riguardo.  Non posso esserne certo, non c’ero personalmente, ma credo in tutta sincerità che si sia cominciata a diffondere tale drammatica notizia sul teatro nel […]

... continua la lettura
Interviste

Andrea Cioffi, intervista all’attore de “La buona uscita”

“Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni” (William Shakespeare) Il narratore sincero è colui che scompare tra le righe delle storie più belle, si eclissa lasciando che le vicende si sviluppino nella loro naturale dirompenza. Tace per far posto alla sostanza che genererà emozioni. Lo stesso farò io in questa piccola intervista ad Andrea Cioffi, giovane attore napoletano di sangue e di virtù ma che attualmente vive a Genova per scolpire con sudore la sua vita e darne le sembianze della sua incredibile passione, del suo talento, del suo “tutto”. Essere attori è, nell’immaginario collettivo, sinonimo di fama, auto sportive e belle donzelle. Tutti dimenticano il lavoro, le ore di studio e di pratica che ci vogliono, anche solo per avanzare la pretesa (che non dovrebbe essere mai diritto ma sempre privilegio) di salire su un palco. Essere attori e potersi definire tali è tutt’altro come ci mostrerà Andrea con la sagacia e l’onesta intellettuale che sicuramente lo porteranno lontano. Intervista ad Andrea Cioffi La domanda più difficile: chi sei? La mia domanda preferita. Anche la scorsa volta, tre anni fa, non avevo idea di cosa risponderti. Rileggendo quella risposta, oltretutto, ho dedotto che dovessi rispondere daccapo ad ognuna delle domande! Chi sono mai? (semi-cit) E intanto sono bloccato, in pigiama, a mezzogiorno, sul mio letto, davanti ad un computer (uno diverso dall’altra volta, quello si è rotto dopo che una mensola, su cui raccoglievo la mia collezione di bottiglie di birra, gli è franata sopra. Di notte. Crash! Schegge ovunque. Ora ho un poster, sopra il letto, con le medesime bottiglie di birra, che qualora decidesse di staccarsi dal muro, per lo meno, mi planerebbe delicatamente addosso; senza destare il mio sogno e facendo un confortevole “poc” toccando il pavimento.) Sono fermo da svariati minuti senza sapere proprio cosa scrivere. Quasi come se fosse più difficile, man mano che passa il tempo. Probabilmente smetti di chiedertelo. No, forse capisci che è veramente assurdo riuscire ad autodefinirsi. Sì, deve essere questo. Alla fine si è talmente tanto in continuo mutamento che mettersi un’etichetta, un “titolo” diventa inevitabilmente una sofferenza! A meno che uno non voglia fare il quadro. Ma io il quadro non lo voglio fare. Dai, provo a rispondere: sono Andrea Cioffi, ho 26 anni, sono napoletano e sono un attore. Sono sempre in difficoltà quando pronuncio queste parole, te lo giuro. Non so perché. Ho sempre paura che dicendo “Sono un attore” io non renda giustizia a quello che questa affermazione significa per me. Gli attori, si sa, sono vanagloriosi, egocentrici, estetici e tutte quelle cose brutte che immediatamente attribuiamo loro. Ed è vero. Ma oltre tutti questi difetti da cui non provo neppure a discolparmi, molto spesso c’è un mondo. Non ho deciso di fare l’attore “Così divento famoso!”. Famoso non lo sono, dubito che lo sarò mai, e francamente manco mi interessa. Ho deciso di fare l’attore che manco sapevo cosa significasse, realmente. Volevo essere tutto, vivere mille situazioni, provare emozioni altrimenti […]

... continua la lettura