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Eroica Fenice

Io, mia moglie e il miracolo

Io, mia moglie e il miracolo al Piccolo Bellini

Dal 13 al 18 dicembre il teatro Piccolo Bellini di Napoli ospita Io, mia moglie e il miracolo, di Gianni Vastarella, originalissimo spettacolo interpretato dalla compagnia teatrale Punta Corsara, che si è distinta in questa stessa stagione teatrale per la messa in scena di Hamlet travestie, una rivisitazione dell’Amleto shakespeariano.
Questa volta la compagnia è impegnata nel racconto tratteggiato di un paese, di cui non conosciamo il nome, né l’ubicazione, e non conosciamo neppure il momento in cui i fatti narrati si svolgono.
Tutto ruota attorno alla presenza/assenza di una Bambina, che sembra esser stata risucchiata da una Scuola Moderna che propone ai suoi studenti un orario prolungato che non conosce fine.

Io, mia moglie e il miracolo: una storia d’ordinaria follia

Attorno all’ingombrante assenza di questa bambina gravitano una serie di personaggi dei quali non conosciamo mai i nomi, personaggi che vengono caratterizzati dai loro ruoli all’interno della trama, quasi diventassero questi ruoli i loro nomi, e soprattutto dalle loro tragicomiche psicosi, essi sembrano quasi delle grottesche parodie di sé stessi: conosciamo così i Genitori della bambina, un Padre molto autoritario ma sciocco, una Madre piuttosto succube, senza personalità. Genitori inequivocabilmente lontani tra loro, in mezzo giace lo spettro dell’assenza di una bambina che ripetono a tutti, come una sorta di mantra, esser stata scelta per frequentare un nuovissimo ed intensivo progetto educativo presso una Scuola Moderna.

Uno Sceriffo disoccupato, il cui unico impegno è arrestare ogni sera una Prostituta, sempre la stessa.
Un Amico di Famiglia, attaccato morbosamente alla stecca di un lecca-lecca che mangiò da bambino. Ed infine, a sconvolgere l’apparente tranquillità di questa comunità arriva un personaggio misterioso, un vagabondo, il Guaritore, colui che, come si dice in città, è in grado di compiere miracoli e riportare in vita cose e persone, ed è in grado di avvertire la morte anche quando, a quanto dicono, nessuno sembra essere morto. È il teatro dell’assurdo.

Spettacolo dalla trama apparentemente semplice e dall’umorismo immediato, Io, mia moglie  e il miracolo si rivela in realtà piuttosto complesso e articolato, impegnativo ed enigmatico ed evidenzia con disincanto la distanza che intercorre nei rapporti interpersonali, la violenza celata dalle mura domestiche, il disinteresse delle forze dell’ordine verso i problemi dei cittadini, lo sfacelo di un’istruzione che mira sempre più alla quantità e sempre meno alla qualità: nessuno sembra più comprendere l’altro, nessuno trova più il suo equilibrio, perché esso è fragile. Nessuno trova più il suo posto se non nelle apparenze e in ruoli preconfezionati.

E allora la menzogna, allora la negazione dell’evidenza, allora la follia, allora il miracolo: esso potrebbe forse salvare tutto, ma nessuno sembra crederci più.
Ciò che trionfa, alla fine, è l’ipocrisia incarnata nella perfetta ed idilliaca famiglia borghese, con i suoi segreti e i suoi orrori.

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