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Eroica Fenice

La bottega del caffè al Mercadante

La bottega del caffè è in scena l’8 e il 9 giugno presso il Teatro Mercadante di Napoli, in occasione del Napoli Teatro Festival Italia, con la regia di Maurizio Scaparro e con Pino Micol. Lo spettacolo è tratto fedelmente dall’omonima opera del veneziano Carlo Goldoni, celebre riformatore del teatro italiano ed europeo, pioniere del superamento della Commedia dell’Arte.

La bottega del caffè è una delle più fortunate commedie del veneziano, scritta intorno al 1750, data cardine della poetica goldoniana: è questo, infatti, il periodo di netto cambiamento degli ideali teatrali, che mutano da un’adesione ai canoni della commedia dell’arte, virando su un nuovo modo di far teatro, in cui ai tipi fissi si sostituiscono in modo lento e graduale i personaggi. Ed è ciò che palesemente si nota nella commedia in scena: una mano tendono al passato personaggi come l’allegro Trappola e la ballerina Lisaura, più approfondita è invece la psiche dell’avido e pettegolo Don Marzio, più scandagliati i pentimenti e le incertezze di Eugenio. Goldoni sceglie per la stesura definitiva la lingua toscana, giunto all’epoca al desiderio di maggiore diffusione delle sue commedie: il veneziano, e di lì a poco Venezia, gli iniziano a star stretti e il suo sguardo zooma lentamente sull’Europa.

I miei caratteri sono umani, sono verisimili, e forse veri, ma io li traggo dalla turba universale degli uomini, e vuole il caso che alcuno in essi si riconosca. Quando ciò accade, non è mia colpa che il carattere tristo a quel vizioso somigli; ma colpa è del vizioso, che dal carattere ch’io dipingo, trovasi per sua sventura attaccato”, scrive l’autore in prefazione a La bottega del caffè. La rappresentazione teatrale affida tutta se stessa al valore della parola e del segreto, che non scivolano che intorno alla pura verità: scriverà Francesco De Sanctis nella sua critica a Goldoni che “La sua riforma era in fondo la restaurazione della parola, la restituzione della letteratura nel suo posto e nella sua importanza, la nuova letteratura. E vide chiaramente che a restaurare la parola bisognava non lavorare intorno alla parola, ma intorno al suo contenuto, rifare il mondo organico o interiore dell’espressione. [ … ]  La vita non è il gioco del caso o di un potere occulto, ma è quale ce la facciamo noi.”

Nella rappresentazione de La bottega del caffè al Teatro Mercadante è emerso tutto l’ideale goldoniano: una media borghesia veneziana in attesa di un altro carnevale si muove in una piazza, dove hanno sede una bisca, sede dei lussi degli uomini, una bottega del caffè, il cui proprietario, Ridolfo, incarna il tentativo di vivere secondo rettitudine, infine un salone da barbiere. Le vite dei personaggi si intrecciano a causa dei pettegolezzi diffusi da Don Marzio, gentiluomo napolitano, inventore di inganni e maldicenze, interpretato da un magistrale Pino Micol. È il movimento delle sue parole a caricarsi di senso nell’intricato gioco del vivere sociale, fra bugie e amare verità sulle vite altrui. La malinconia della sua condizione, portatore apparente e deludente della sincerità, ricorda nelle scene finali l’altro avido veneziano, lo Shylock shakespeariano. Se l’opposizione di questi al mondo emerge fin dall’incipit della rappresentazione, ne La bottega del caffè solamente il finale rivela Don Marzio un vero antagonista. Nel gioco sociale, dove la riputazione è tutto, non c’è spazio per la verità e la maldicenza, la malefatta: esse vanno taciute e per esse si cerca un protettore.

Gli attori si destreggiano sulla scena con palpabile abilità, seguendo all’occorrenza l’appena percettibile evoluzione dei personaggi. Ne La bottega del caffè l’ironia, il sarcasmo, creano un riso favorito da un parlato lezioso e finemente arcaico, secondo il noto gioco delle parti del singolo nel vivere collettivo. Ognuno incarna a pieno ciò che deve, ogni pausa e ogni parola sembrano al posto giusto, ogni personaggio cucito addosso al singolo attore. Chiude il sipario dopo il finale (che non sarò certo io a rivelare come invece farebbe Don Marzio) e il pubblico esprime il suo favore in un applauso di 4, lunghissimi minuti, che infiammano i palmi delle mani, delizianono gli attori e, senza dubbio, soddisfano Carlo Goldoni.

DI CARLO GOLDONI
ADATTAMENTO MAURIZIO SCAPARRO, FERDINANDO CERIANI
REGIA MAURIZIO SCAPARRO
CON PINO MICOL, VITTORIO VIVIANI, MANUELE MORGESE, RUBEN RIGILLO, CARLA FERRARO, MARIA ANGELA ROBUSTELLI, EZIO BUDINI, GIULIA RUPI, ALESSANDRO SCARETTI
MUSICHE NICOLA PIOVANI
SCENE E COSTUMI LORENZO CUTULI
LUCI MAURIZIO FABRETTI
MOVIMENTI COREOGRAFICI CARLA FERRARO PRODUZIONE/PRODUCTION FONDAZIONE TEATRO DELLA TOSCANA

La bottega del caffè – Goldoni al Mercadante

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