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Eroica Fenice

La femme acéphale

La femme acéphale, Prévert alla Galleria Toledo

La libertà come evasione. Evasione come assioma di completezza.

La libertà è solo il nome di una statua”, ripete la Madame Della Fiera in uno dei suoi momenti di cinica lucidità. Lo ripete lei che da giovanissima era scappata da un convento di suore, dalle occlusioni abuliche della realtà, per impadronirsi delle strade con la sua roulette, con le sue pentole di latta e una serie di cianfrusaglie che sono costitutive del suo essere ed elementi scenici di uno spettacolo che è un ricettacolo di frammenti dai tratti tanti intensi quanto irregolari.

Questo è La femme acéphale, liberamente tratto dall’omonima prosa di Jacques Prévert (drammaturgia e la regia di Libero De Martino) nella quale centrale era il tema del nomadismo che viene riproposto anche in questo adattamento moderno, risultando quanto mai attuale. Attuale perché essere nomadi è sempre più una condizione esistenziale più che meramente fattuale. Ed oggi, nella società odierna, c’è, nel cittadino, una forma repressa di resistenza allo scacchiere di convenzioni che quasi sempre rimane implicita nei meandri del suo subconscio. Per questo, forse, le scelte coraggiose della giovane sulla scena hanno la tacita approvazione dalla platea intera che segue con pathos le vicende. La mimesi è resa ancora più facile dalla performance di Cinzia Annunziata che da sola intrattiene, commuove, schiaffeggia lo spettatore con parole che riflettono l’evidente disturbo della giovane che fin dalla nascita aveva dovuto ingaggiare una lotta serrata con la vita.

Tra sogno e festa, tra ragione e follia, il momento scenico è un caos ordinato che muta continuamente anche per la continua interazione del personaggio con gli oggetti che diventano, talvolta, arma, ma anche scudo, nido, purificazione dalla prigione senza via d’uscita che è l’esistenza. E la Annunziata in questo è veramente saltimbanco, un’ acrobata della recitazione, tanto brava che sarebbe difficile immaginare una Madame Della Fiera con un viso e una fisicità diversa dalla sua.

La più evidente prova di ciò la si è avuta al calare del sipario quando non sono mancati applausi e standing ovation per lei e per uno spettacolo che, con tenace delicatezza, rompe le coscienze e stimola al confronto.

– La femme acéphale, Prévert alla Galleria Toledo –  

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