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Eroica Fenice

La Fura dels Baus al NTFI2015

La Fura dels Baus porta a Napoli il suo Afrodita y e juicio de Paris mostrando alla città qualcosa a cui non era abituata.

Gru che sorreggono ballerini, Paride che cammina sui muri, enormi strutture semoventi, fuochi d’artificio: la Fura dels Baus si adatta alla Mostra d’Oltremare e costruisce la sua enorme performance utilizzando gli spazi a sua disposizione, ma soprattutto le persone. A rendere possibile lo spettacolo, infatti, ci hanno pensato i circa novanta giovani campani che vi hanno preso parte inegrandosi con i più esperti catalani, con cui si sono allenati nei giorni scorsi.  

Dopo più di trent’anni sulle scene dal collettivo catalano ci si aspetta, infatti, l’uso di ogni risorsa disponibile: musica, luci, spazi immensi, gru, schermi. Lo spettacolo non si svolge su un palco: è da lì che parte – con un ‘semplice’ video- per poi invadere il pubblico che passa buona parte della serata con il naso all’insù osservando le mirabili coreografie volanti, i ‘grappoli’ di ballerini che ondeggiano sulle loro teste, l’enorme statua che cammina, le ballerine e i video sul palco. 

La Fura dels Baus porta la mitologia al NTFI2015

In questo caso lo spettacolo messo in scena –Afrodita y el juicio de Paris– ha al centro un tema mitologico, il giudizio di Paride, causa scatenante della guerra di Troia. Il mito narra che alle nozze di Peleo e Teti (futuri genitori di Achille), Eris -dea della discordia- non invitata giunse alla festa portando una mela con scritto ‘alla più bella’. Era, Atena e Afrodite chiesero a Zeus di scegliere, ma questi delegò la scelta tra le tre dee al principe Troiano Paride. Per rendere la trama più chiara al pubblico una voce registrata spiega parte della storia, ma l’audio non è certamente all’altezza del resto dello spettacolo e non vi aggiunge nulla.

La Fura del Baus mette quindi in scena i doni promessi dalle tre dee: potere, vittoria in guerra e amore. Ma è il dono promesso da Afrodite a conquistare il giovane: l’amore di Elena. La bella Elena viene dunque portata in scena con una coreografia degna di nota: nasce da una sorta di utero sospeso e poi vola, nuda, tra le braccia di Paride, preparando il pubblico al gran finale con altri ballerini sospesi e uno spettacolo pirotecnico.

La consorte di Giove promette regni, la figlia valore; io non so se voler essere potente o valoroso. Venere sorrise dolcemente e: “Non farti tentare dai doni, Paride, entrambi sono gravidi di angoscioso timore”, disse. “Io ti darò un amore e la figlia della bella Leda, ancor più bella di lei, si offrirà al tuo abbraccio!”. Parlò e, prescelta ugualmente sia per il dono, che per la sua bellezza, la dea tornò in cielo vittoriosa.

Ovidio, Heroides 16

 

Margherita De Blasi