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Eroica Fenice

la lettera di mammà

La lettera di mammà al Cilea

La lettera di mammà, commedia di Giuseppe Bertucci e Mascaria (pseudonimi, al tempo, di Peppino De Filippo e della sorellastra Maria Scarpetta), che fu rappresentata per la prima volta nel 1933 al teatro Sannazzaro di Napoli e che può considerarsi come il primo vero successo del minore dei fratelli De Filippo, viene oggi riproposta dal figlio Luigi e messa in scena con la propria Compagnia di Teatro Luigi De Filippo. La lettera di mammà, rappresentata al teatro Cilea dal 4 all’ 8 dicembre, ha come motivo portante un matrimonio di convenienza e, sulla base di questo, nascono trovate umoristiche, intrighi e colpi di scena che, grazie alla bravura degli interpreti, rapiscono lo spettatore per tutta la durata dello spettacolo.

La commedia racconta la storia della nobile ma decaduta famiglia di cui fa parte il blasonato barone Edoardo di Castelfusillo (interpretato da Luigi De Filippo), tanto povero quanto elegante ed impeccabile nei modi; quest’ultimo, nel tentativo di recuperare la ricchezza perduta, aspira a far sposare suo nipote, l’ingenuo ed impacciato baroncino Riccardo, con la figlia di un ricco commerciante, la focosa ed esuberante Claretta, ed a prendere egli stesso in moglie la signorina Teresa, nubile zia di Claretta. Anche la famiglia di Claretta non è in buona fede in quanto essi bramano di possedere il tanto agognato blasone… Sarà poi una lettera della defunta madre di Riccardo (che dà il titolo alla divertente e ben riuscita commedia) a generare intoppi e situazioni umoristiche fino al termine della rappresentazione.

Ben realizzate sono anche la scenografia, con la ricca e luminosa casa del commerciante, le musiche allegre, in apertura e chiusura dei due atti, i costumi e le luci che con la vivacità dei loro colori sottolineano visivamente la comicità dei dialoghi de La lettera di mammà.

Non si può non riconoscere la perizia di Luigi De Filippo, tanto nell’interpretazione quanto nella regia, che rende anche giustizia al lavoro paterno, il quale aspirava ad una teatro che posasse «su base tradizionalmente comica nella quale, quà e là, come uno sfarfallio di luce riflessa, fossero affiorati i piccoli e grandi drammi della vita quotidiana del nostro Paese».

– La lettera di mammà –